Vibo Valentia: violenza sugli studenti e fenomeno in aumento

Immagine da: Proteo Fare Sapere
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Vibo Valentia, Calabria – La provincia di Vibo Valentia si rende protagonista dell’ennesimo maltrattamento scolastico: i bambini di una scuola primaria sottoposti a violenza fisica e psicologica.

Erano ormai episodi sistematici. Le aggressioni avvenivano nella scuola elementare di Zungri, in Calabria; le protagoniste dell’ennesimo accanimento su minori sono due insegnanti di 51 e 65 anni. I ragazzi venivano intimiditi e maltrattati senza ritegno: urla, minacce, insulti e percosse erano all’ordine del giorno; è quanto documentato dalla silenziosa indagine degli investigatori, a seguito di segnalazioni da parte di alcune madri degli alunni. 

Un video, in particolare, è la testimonianza attuale di un maltrattamento quotidiano; bastava davvero poco a far reagire violentemente le due insegnanti. Questa mattina all’alba, su richiesta della Procura della Repubblica, i carabinieri della compagnia di Tropea hanno eseguito l’ordinanza cautelare dell’obbligo di dimora. Vibo Valentia diventa così l’ennesima riprova di un fenomeno dilagante.

A rendere la situazione più allarmante sono le dichiarazioni di Vittorio Lodolo D’Oria, esperto in Stress Lavoro Correlato degli insegnanti: già nel mese di gennaio, in un’intervista all’Adnkronos, aveva dichiarato che “senza un intervento concreto e sollecito da parte delle istituzioni, con il passare del tempo la situazione peggiorerà”.




In Italia le malattie professionali degli insegnanti non sono ancora ufficialmente riconosciute e questo è un grosso problema. L‘80% delle diagnosi di inidoneità sono di tipo psichiatrico. Ma noi non abbiamo a disposizione i dati nazionali che potrebbero invece far sì che queste malattie vengano definite. L’ufficio III del ministero dell’Economia mi ha negato i dati sulle inidoneità all’insegnamento per causa di salute nel 2015 e di nuovo ai sindacati Gilda e Anief nel maggio 2018.

La salvaguardia dell’ambiente scolastico resta uno dei punti sociali determinanti, inerente sia alla salute del bambino, che alla stabilità culturale; da un lato, dimenticare l’effettiva serenità degli insegnanti – ormai lo possiamo dire – è un errore da principianti. Resta difficile credere quanto il Paese stia dando per scontata una situazione sotto gli occhi di tutti; forse sarebbe il momento di fare un appunto anche al ministro dell’Interno: direttive come  la reintroduzione della divisa nella scuola primaria non sembra essere calzante, al momento; presumibilmente, arrestare il suo eccesso propagandistico – almeno per un giorno – potrebbe facilitare le cose, se non altro concedere un minimo di attenzione alla faccenda.
E, perché no, prendere decisioni più ponderate.

Eugenio Bianco

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