Il victim blaming, la cultura della violenza contro le donne

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DONA

Vittima e carnefice. Sono due ruoli distinti e ben definiti. Eppure da che se ne ha ricordo la società ha concepito meccanismi contorti per attenuarne i contorni fino a renderli ombre confuse. Al di là di un macabro perbenismo si nasconde il victim blaming, essenza stessa della cultura misogina, per cui la colpa è donna dall’alba del mondo. Le cose sarebbero andate diversamente se la fatidica mela del peccato l’avesse raccolta lo sventurato Adamo?

Victim blaming assurdità e origini

Dolorose come gli abusi ingiustamente ricevuti sono le conseguenze che travolgono  la vittima di qualsiasi violenza. Oltre al danno la beffa verrebbe da dire. L’abuso, la furia e l’offesa non sono abbastanza per coloro che pensano che le responsabilità in questo caso si possano condividere. Viene sferrato un altro colpo alla vittima che è offerta in pasto al mercato popolare del pubblico verdetto. Davanti alla forza nella sua più crudele sfumatura l’unica reazione ammessa è lo sdegno; le uniche emozioni la tristezza e lo sconforto di un’umanità ombra di se stessa che paga il prezzo dei suoi millenari pregiudizi.

Non è così semplice a quanto pare, spesso l’empatia perde la bussola e si unisce al coro di spietati giurati nel foro del paradosso . Dove nasce il victim blaming nei confronti delle donne? Cosa spinge a giustificare quella che, indipendentemente dal nome che le si attribuisce, è solo brama di possesso e potere nella sua versione più cupa? La violenza non conosce le attenuanti che comunemente le si attribuiscono, è l’inferno in terra della donna, condanna che però non ha contribuito a raggiungere con i suoi peccati.




Spiegazione del fenomeno

Si è cercato di trovare una spiegazione logica e sensata per questa tendenza risalente nel tempo ma a cui solo recentemente si è dato un anagrafico riconoscimento. La radice del “se l’è cercata” sarebbe, a volte, la considerazione che per essere protagonisti del male in qualche modo è necessario averci contribuito. Altre volte entra in gioco un senso di immedesimazione con l’aggressore geloso o adirato per la fine della relazione. Si riconoscono emozioni già provate dall’osservatore esterno e si finisce per empatizzare con colui che il coltello l’ha impugnato e non con colei che il colpo l’ha ricevuto.

Alla base il problema non è solo del singolo, ma come sempre collettivo. Fino a che si continuerà a nascondere, come polvere sotto il tappeto, la vera natura della nostra società, ancora molte saranno le giornate contro la violenza da celebrare. Una realtà in cui l’uomo rivendica il suo posto di guida della casa, un nostalgico pater familias che non accetta che la compagna possa essere altro che sua proprietà. Una bambola a cui è permesso solo di fare la moglie e la madre, solo involucro di un’anima in catene.

Come se si fosse in un revival dell’antica Atene in cui Menelao dalle moltissime concubine fa scoppiare addirittura una guerra per il tradimento della moglie, non riuscendo ad accettare per l’onore leso il torto subito. La causa della guerra di Troia è un tradimento lo scopo un femminicidio. Elena viene così discriminata per secoli non per aver ceduto alla Dea dell’amore, ma per aver violato il suo ruolo di compagna casta e solerte nel mondo che non può che essere stato un uomo ad aver creato.

Al di là delle stilnovistiche figure dei versi danteschi e dei modelli scultorei sui piedistalli della storia, le donne rivendicano l’identità che non gli è stato permesso di esprimere.  Lasciano andare ruoli e costruzioni cucite per loro da chi la femminilità non riuscirebbe proprio a concepirla diversamente .

Le sfumature della violenza

Delle tante forme che la violenza assume ve ne sono alcune definite nella loro oscurità. Dove è più facile e frequente che si prendano le difese di chi quelle angherie le ha subite. In altri casi, invece, il mondo e chi lo popola si manifestano in tutto il loro intellettuale pallore. I casi di revenge porn non sono che tra i più celebri esempi di violenze “evitabili se lei” dove lui è solo una comparsa dietro le quinte.

E’ sempre la donna a doversi inibire, sacrificare e privare di una parte essenziale del suo essere per un uomo incapace di rispettare ciò che non gli è mai appartenuto. Si sottrae sempre alla parte sbagliata della storia. L’unico commento di molte menti illuminate è che se lei non avesse lui non avrebbe. Chiaramente la colpa è della donna che ha dato sfogo al suo naturale bisogno di sessualità, non dell’uomo viziato da un mondo ai suoi piedi. I piaceri carnali non sono esclusivo monopolio maschile. Vivere la propria sessualità non rende le donne impure le rende umane.

La vittima è e deve restare tale senza eccezioni o note a pie di pagina.  La catena di furia e sangue può essere spezzata solo definendo bene i ruoli sul copione e sostituendo all’inibizione delle donne l’educazione di chi non sa amarle. 

Sofia Margiotta

 

 

 

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