Videogiochi: ecco perché non devono essere demonizzati

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I videogiochi istigano alla violenza?

Per molti adulti, il legame tra videogiochi e violenza è indiscutibile. In realtà, non esiste un rapporto diretto tra i videogames e gli atti violenti. A onor del vero, diversi studi hanno dimostrato che i videogiochi con un certo livello di violenza possono aumentare l’aggressività dei giocatori. Ma è ancora da capire se e come questa aggressività potrebbe tradursi in violenza.

Non deve, quindi, scattare alcun tipo di allarmismo se un ragazzo preferisce GTA ad Animal Crossing: non è detto che si trasformi in un assassino. Anzi, secondo una ricerca condotta da due università statunitensi (Villanova e Rutgers) è meno probabile che ciò avvenga. I risultati dello studio, dal titolo Violent video games and real-world violence: rhetoric versus data, indicano che l’uso di videogiochi violenti è inversamente proporzionale al numero di crimini commessi.

Videogames e rapporti in famiglia

Nei giorni scorsi, si è svolta l’edizione 2017 del Milan Games Week, il grande festival annuale dedicato ai giochi. L’affluenza è stata massiccia come al solito. La Stampa ha incontrato Stefano Triberti, autore – insieme a Luca Argenton – di Psicologia dei videogiochi. Come i mondi virtuali influenzano mente e comportamento.
Triberti ha parlato soprattutto di un aspetto inedito dei videogames.



I bambini possono persino trarre giovamento dall’utilizzo dei videogiochi, però non devono essere lasciati soli. Il risultato, in questo caso, sarebbe negativo e potrebbe creare un muro tra il bambino e i genitori. Triberti spiega che, se la scelta del gioco è operata dal genitore, l’esperienza non può che essere positiva: in questo modo, sono i genitori ad iniziare i figli ai videogames.

Lasciando la scelta dei giochi ai genitori, si può prevenire l’effetto “ribellione” che potrebbe sopraggiungere negli anni dell’adolescenza. Se, infatti, i genitori tendono a demonizzare i videogiochi, il bambino, una volta adolescente, potrebbe essere più propenso ad acquistare giochi poco adatti a lui. Ben venga, dunque, il gioco di squadra tra genitori e figli.

Fonte immagine: coachingzone.it

Collaborazione e gioco delle parti

«In un contesto come il videogioco» spiega Triberti, «occorre tenere presente che i ragazzi sono più rapidi degli adulti, imparano più velocemente, hanno un miglior controllo motorio e a volte si ritrovano in una posizione di insegnamento rispetto al genitore. Un sano gioco delle parti».

I videogiochi possono migliorare il dialogo tra genitori e figli, creando una maggiore complicità. Sarete sorpresi di scoprire che questo è solo uno dei molteplici benefici del giocare ai videogames.
È stato dimostrato, ad esempio, che i giochi al computer aiutano a combattere la dislessia. Istruzioni da seguire, missioni da completare e scenari che cambiano in continuazione sono ottimi alleati della mente.

Veronica Suaria

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