Astronauti ubriachi di vino rosso per rimanere sani?

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Sto scherzando, nessuno propone di far ubriacare gli astronauti e probabilmente neanche si pensa di imbarcare nella prima missione umana verso Marte una cassa di chianti o di barolo o di qualche altro vino rosso, fatto sta che la ricerca pubblicata su Frontiers in Physiology documenta la scoperta di un meccanismo protettivo sui muscoli esercitato dal resveratrolo  un fenolo non flavonoide prodotto da molte piante e presente nella buccia degli acini d’uva.
Facciamo un passo indietro e ricordiamo che la condizione di assenza di gravità dello spazio (o quella di microgravità su Marte) è estremamente stressante per il corpo umano  ed è uno  dei grandi nemici della salute degli astronauti, l’altro sono le radiazioni.
In vista di una missione alla volta di Marte dobbiamo ipotizzare svariati mesi di viaggio per l’andata, lo stesso per il ritorno e una permanenza sul pianeta rosso non di pochi giorni, sia perché l’impresa non varrebbe la spesa che per la ragione di scegliere per la ripartenza una finestra favorevole in termini di distanza tra i due pianeti.  Dunque a parte quelli ingegneristici tra i problemi da affrontare c’è come proteggere la salute degli astronauti; per quel che riguarda la decalcificazione delle ossa e l’atrofia muscolare abbiamo imparato che fare giornalmente ginnastica può aiutare ed infatti è diventato un obbligo prescritto per gli astronauti della ISS.  Nella missione verso Marte però l’attività fisica non aiuterà anche perché per ragioni di spazio non potranno essere presenti gli attrezzi specifici imbarcati sulla stazione spaziale.



Gli scienziati guidati dalla dottoressa Marie Mortreux (della scuola di medicina di Harvard ma lo studio è finanziato dalla  NASA) hanno dunque condotto una ricerca sui topi mettendoli in condizioni che simulavano quelle marziane e concentrandosi sui muscoli equivalenti a quelli del nostro polpaccio, non è stata una scelta casuale, l’effetto nocivo dell’assenza di gravità si ripercuote soprattutto sui muscoli che sopportano il peso corporeo, ad esempio il muscolo soleo, che va da ginocchio a caviglia in posizione posteriore, dopo tre settimane nello spazio si riduce di un terzo.
Esistevano già studi medici che avevano documentato proprietà antiossidative, antinfiammatorie e  antidiabetiche del resveratrolo. L’esperimento è consistito nel prendere due gruppi di topi, uno di controllo, l’altro esposto a mancanza di peso (tramite una imbracatura), all’interno di ciascun gruppo ad alcuni topi è stata fornita da bere solo acqua, ad altri acqua arricchita con resveratrolo (non vino rosso ed acqua, poveri topolini, magari avrebbe ridotto lo stress, ovviamente NON sono serio). Il sorprendente risultato quando si è andato a controllare il decadimento muscolare è che i topi “marziani” che avevano ricevuto resveratrolo erano stati protetti (non sotto ogni aspetto ma in maniera significativa) mentre negli altri si è osservato il decadimento previsto dei muscoli del polpaccio. Sui meccanismi in gioco c’è ancora da indagare, almeno in parte l’effetto protettivo dovrebbe avere a che fare con la sensibilità all’insulina, viene dato ai diabetici per promuovere la crescita muscolare che è compromessa dalla diminuita sensibilità all’insulina, negli astronauti uno dei meccanismi in gioco negli effetti deleteri dello spazio è lo stesso, sviluppano una diminuzione di sensibilità all’insulina.

Roberto Todini

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