Violenza di genere a Porto Rico: è stato dichiarato lo stato di emergenza

A Porto Rico, il governatore Pedro Pierluisi ha dichiarato lo stato di emergenza a causa della violenza di genere.
Dopo mesi di forti tensioni scaturite da una situazione intollerabile, vi è un nuovo inizio per l’isola. La decisione di stato d’emergenza mira allo sblocco di fondi e alla sistematizzazione di progetti risolutivi per un problema piuttosto complesso da gestire che ha distrutto tante, troppe vite.

 

La violenza di genere a Porto Rico negli ultimi anni

Negli ultimi tempi, la violenza di genere sull’isola portoricana ha raggiunto vette che erano state abbondantemente previste dalle organizzazioni del territorio.
Sono anni che a Porto Rico si lotta per una maggiore sensibilizzazione sulle questioni di genere.
Secondo l’Observatorio de Equidad de Género, negli ultimi due anni, vi è un aumento dei femminicidi del 60%, e secondo un altro rapporto conseguito dalle organizzazioni no-profit, Proyecto Matria e Kilometro Cero, nel 2019 ogni sette giorni, moriva una donna. E ancora, nel 2020, si contano 6170 episodi di violenza, che ledono la libertà e mietono un numero elevato di vittime.




Dichiarazione dello stato di emergenza

Il 24 gennaio 2021, Pedro Pierluisi afferma con un tweet quanto segue:

“Tutta la violenza è ripudiabile e dobbiamo combatterla senza tregua. La violenza di genere è un male sociale, basato sull’ignoranza e sugli atteggiamenti che non possono essere tollerati nel Porto Rico a cui aspiriamo.”

Il governatore sottolinea che “le vittime hanno subito le conseguenze del machismo sistematico, della disuguaglianza, della discriminazione, della mancanza di istruzione, della mancanza di guida e soprattutto della mancanza di azione”.
Quest’ultima fa parte di un’ammissione pubblica importante: lo Stato è garante della nostra individualità e del nostro ruolo sociale. La nostra vita fa parte di un sistema intriso di problematiche che devono essere raccolte dal Governo in vista di una collettività migliore.
Le parole di Pierluisi quindi appaiono forti. È una presa di posizione molto attesa. È stato smosso così il muro di indifferenza.

Tra passato e presente

Alcuni casi di omicidi hanno suscitato sdegno sui social, creando catene di sostegno, come la morte di Rosimar Rodríguez, una ragazza ventenne scomparsa e di cui fu indagato il fidanzato della giovane, Jonelis Soto, che secondo l’accusa l’avrebbe rapita e tolto la vita con l’aiuto di alcuni complici.
Oppure,  l’infermiera Angie Gonzalez uccisa la scorsa settimana dal marito davanti alle loro tre figlie.
Ma sono casi che troviamo in un quadro molto ampio.
Questi sono esempi che rientrano in una lunga lista di nomi. La violenza di genere è senza alcun dubbio persecuzione dell’anima e annientamento totale del corpo. Ogni vita che si spegne nel soffio della speranza, merita ricordo. Ciò che è accaduto è da monito per il presente, a cui si dovrà dare una struttura legislativa più forte.

Una nuova struttura per contrastare la violenza di genere a Porto Rico

Lo Stato strutturerà un organismo di 17 funzionari esperti che avrà il compito di presentare un rapporto al governatore ogni 45 giorni. Il comitato, denominato Comitè Pare, sarà presieduto da Carmen Gonzalez Magaz, segretaria del Dipartimento della famiglia.  Esso sarà quindi responsabile dell’applicazione delle politiche e della proposta di altre misure.
La dichiarazione intende offrire protezione anche alle persone gay e transgender, include misure come la creazione di un’applicazione mobile per consentire alle vittime di richiedere aiuto e segnalare gli attacchi.
Lo Stato si attiva contro una piaga discriminatoria e deturpante.
Lisdel Flores, direttore di Hogar Ruth, ha così commentato la decisione pervenuta dal Porto Rico:

«Oggi è un grande giorno per tutte le persone che hanno creduto nella dichiarazione dello stato di emergenza per la violenza di genere, che abbiamo richiesto per tre anni»

Le sue sono parole che ci danno coraggio per credere in un futuro diverso, che questo possa essere un grande traguardo in vista di molti altri. Che possa essere una nuova base di civiltà, dove i diritti abbiano terreno fertile. Che l’istruzione, la cultura e le nuove misure di sicurezza possano essere gli strumenti giusti per vincere questa sfiancante lotta.

Maria Pia Sgariglia

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