Violenza sessuale in commissariato: arriva la sentenza della Cassazione

Dalla parte di chi lotta per essere riconosciuto, dell'essere umano e dei suoi diritti.
Contribuisci a preservare la libera informazione.

DONA

E` proprio vero che quando si verifica un episodio, spesso negativo, la tendenza, ormai estesa, è che si ripeta continuamente. In psicologia tale fenomeno si definisce disturbo compulsivo-ossessivo e normalmente si riscontra nei diversi comportamenti posti in essere da individui isolati e normalmente non collegati tra loro.

Tale fenomeno all’interno di una società evidentemente sempre più distorta e complessa può provocare il reiterarsi dello stesso comportamento da parte di più individui, provocando un vero e proprio effetto emulazione.

Quanto detto trova ulteriore conferma in un episodio, risalente all’anno 2013, di cui oggi si torna a parlare. Il caso vide protagonista una giovane, all’epoca diciottenne, che, fermata durante un controllo antidroga, venne violentata da un ispettore di polizia all’interno di una delle stanze del commissariato San Basilio.




www.ansa.it

La triste notizia torna alla ribalta sulle pagine dei giornali perchè finalmente la Cassazione si è espressa confermando la condanna a quattro anni di reclusione per il responsabile responsabile di tale delitto, il poliziotto Massimo Selva.

Il poliziotto imputato del reato, nel 2016, ricorse alla Suprema Corte sostenendo che la ragazza era consenziente. I giudici della Cassazione hanno replicato sostenendo che: “la tesi del consenso presunto è certamente da escludersi nell’ipotesi di abuso sessuale da parte di un ispettore di polizia nell’esercizio delle sue funzioni nei confronti di una ragazza fermata perchè a bordo di un’autovettura contenente sostanza stupefacente e dunque in evidente posizione se non di soggezione comunque di timore tale da condizionarne le reazioni“.




La posizione di soggezione che avrebbe generato il responsabile di tale violenza sulla ragazza si sarebbe oltretutto riflessa nell’atteggiamento di quest’ultima, la quale non si sarebbe opposta al suo violatore anche per non rischiare una denuncua per stupefacenti.

L’ulteriore disdicevole storia che vede tristemente protagonista una donna contro la bestialità dell’uomo, oltretutto in divisa, e che per lo meno trova giustizia grazie alla decisione dei giudici di piazza Cavour.

Tale determinazione ci ricorda come l’effetto emulazione precedentemente accennato continui, purtroppo,anche a causa dei recenti fatti che hanno nuovamente visto protagonista uno dei corpi di sicurezza del nostro paese, a ripetersi senza, al momento, mostrare segni di una civile evoluzione.

                                                                                                                                                                               Turi Ambrogio

Stampa questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.