Virologi e Coronavirus: troppe opinioni creano confusione

Fin da quando si è iniziato a parlare di Coronavirus sono cambiate le nostre abitudini, ma anche la comunicazione nei media. Si pensi soprattutto alla comparsa dei virologi ed esperti. È indiscutibile il fatto che, in una qualsiasi giornata,  durante un programma televisivo, un virologo venga invitato a dire la sua. Sicuramente prima di questa pandemia non eravamo abituati alla figura del virologo, sia in quanto professione medico-sanitaria, ma soprattutto in quanto personaggio pubblico.

In questo periodo, in cui la comunicazione gravita spaventosamente attorno a dati, numeri di contagi, decessi e metodi di guarigione, l’informazione passa per forza attraverso questi personaggi. Ciò significa non solo maggiori apparizioni televisive, ma anche che le televisioni e i media parlino di loro. Uno studio pubblicato da “Mediamonitor di Cedat 85” ha raccolto il numero di occorrenze di ogni virologo (dal 21 febbraio al 20 aprile): si pensi che al primo posto vi è Silvio Brusaferro con 9.133 occorrenze.

Anche le ricerche su “Google” mostrano un interesse nato attorno al Coronavirus e allo stesso tempo fomentato dalle apparizioni televisive (si vedano le ricerche di Burioni e Capua, forse tra i più invitati a programmi televisivi;  le ricerche di Tarro invece subiscono un’impennata dopo la serata con Giletti).





Virologi: Autorevoli o autoritari?

Non si vuole mettere in discussione la loro competenza in ambito medico-scientifico. È vero però che si sono accumulate, giorno dopo giorno, le opinioni dei virologi più disparati. Questo virus ha colto impreparati anche loro, l’infallibilità non appartiene a nessuna scienza, si sa. È giusto perciò dare così tanto spazio a queste persone, anche se in disaccordo?  Osservando recenti fatti sembra che, in quanto persone autorevoli e competenti, i virologi stiano diventando sempre più autoritari, non accettando pareri diversi dai propri. Ricordando inoltre che l’autorità (anche se presunta) non consente di fare affermazioni improprie. Un esempio è probabilmente il tweet, di pessimo gusto, del virologo Lopalco, quando Boris Johnson si ammalò di Covid-19:

La fortuna è cieca ma il virus ci vede benissimo

Un altro esempio è un video condiviso dal profilo twitter di Ricciardi, rappresentante italiano nel Comitato esecutivo dell’Oms, in cui compariva un uomo con la maschera di Trump che veniva picchiato e preso a calci. Esprimere una mera opinione personale in qualità di virologo, o servirsi della notorietà acquisita per screditare un’altra persona (a prescindere da chi esso sia), non è un comportamento accettabile. Ci si auspica nel periodo futuro che queste persone acquisiscano una maggiore consapevolezza del proprio ruolo in quanto portavoce di una conoscenza che le persone non hanno ma, nel momento in cui questa conoscenza mancasse anche a loro, è opportuno tacere invece che parlare a sproposito.

 

 

Jacopo Senni

 

 

 

 

 

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