Visione periferica: come uomini e donne vedono le cose diversamente

Gli ormoni sessuali influenzano lo sviluppo della corteccia cerebrale

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Ogni mattina, milioni di uomini ricorrono alla visione periferica delle donne  per ritrovare i propri indumenti, dispersi tra i cassetti. Un problema che da sempre ci fa domandare se gli occhi degli uomini abbiano smesso di funzionare durante la notte o se lo facciano di proposito, bisognosi di attenzioni. È anche risaputo che gli uomini non riescano a percepire le sfumature di colore, per loro ce n’è uno di ciascuno. In loro difesa, pare che gli uomini eccellano però nel percepire figure in movimento, anche se lontane.

È chiaro che uomini e donne siano diversi sotto molti aspetti, dal punto di vista psicologico e biologico, e la vista non fa eccezione. Questa diversità è chiamata dimorfismo sessuale ed è presente in molte specie del regno animale.

La visione periferica differisce fisiologicamente

Per quanto riguarda la vista, la spiegazione risiede nella corteccia visiva e nello sviluppo della visione periferica.




Nella corteccia cerebrale, sopratutto quella visiva, degli uomini risiedono più recettori per gli ormoni sessuali maschili rispetto a quella femminile – già durante la formazione dell’embrione – e sono proprio questi ormoni a  controllare lo sviluppo dei neuroni nella corteccia visiva. Negli uomini, quindi, ci sarebbero circa il 25% in più di questi neuroni rispetto alle donne.

Nulla a che fare quindi con la supremazia di un genere sull’altro, ma si tratta di una semplice differenziazione di qualità. Le donne tendono ad avere una visione periferica più sviluppata e maggiore sensibilità per le sfumature di colore. Gli uomini, d’altro canto, eccellerebbero nel cogliere gli stimoli in movimento, anche se distanti.

L’evoluzione della visone periferica

La spiegazione evolutiva potrebbe risiedere nella distinzione di ruoli nel periodo preistorico: l’uomo dedito alla caccia e la donna alla raccolta di vegetali e al controllo della prole. Puntare una preda per ucciderla, necessita di un tipo di attenzione capace di concentrasi su un solo oggetto e ai suoi movimenti. Nella raccolta di cereali, erbe e radici la visione periferica aiuta ad ampliare il campo visivo, rendendo la ricerca più efficiente. Anche la capacità di distinguere le tonalità di colore potrebbe avere un’origine evolutiva, ma ancora non ci sono dati sufficienti per formulare ipotesi.

Ad ognuno la propria particolarità che ci rende degli esseri perfetti e complementari per vivere in società, cooperando.

 

 

Giulia Fasano

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