Vita nell’universo: forse è comune (l’intelligenza un pochino meno)

La ricerca di cui da notizia la Columbia University nelle parole dello stesso autore principale David Kipping deve essere presa come nient’altro che un’ipotesi iniziale. Lo studio uscito su PNAS è comunque molto interessante, si tratta di un’analisi probabilistica con il metodo dell’inferenza bayesiana.
Anche se fossi in grado di spiegarvi cosa sia questo metodo se non studiate statistica lascerebbe il tempo che trova, comunque il metodo prevede lo stabilire un modello sulla base di quel che si crede e poi man mano che si aggiungono dati si modificano le probabilità che una tesi si avveri. Kipping lo paragona al processo con cui si stabiliscono le quote nelle scommesse sportive e poi si modificano man mano che arrivano nuove informazioni.
Sulla base di questo metodo nella ricerca il problema della probabilità dell’emergere della vita e in seconda battuta della vita complessa e intelligente è stato scomposto in quattro possibili scenari:
1) la vita è comune e spesso sviluppa l’intelligenza;
2) la vita è rara ma sviluppa spesso l’intelligenza;
3) la vita è comune ma raramente sviluppa l’intelligenza:
4) la vita è rara e raramente sviluppa l’intelligenza.

I risultati dell’analisi sulla probabilità di vita nell’universo

Naturalmente il quarto scenario è il più negativo per chi sogna la scoperta di altre forme di vita intelligente nell’universo. L’unico pianeta che conosciamo in cui si sia sviluppata la vita è il nostro, quindi l’analisi non poteva che partire da quel che è successo qui.



Sulla Terra la vita unicellulare è comparsa prestissimo, si pensa appena 300 milioni di anni dopo la formazione dell’oceano.
Discorso completamente diverso per le forme di vita complesse, ci sono voluti altri quattro miliardi di anni!
In pratica la ricerca indaga con metodo della statistica probabilistica le suggestioni che ci vengono dai due dati precedenti: sviluppo precoce della vita sulla Terra ma emersione molto tardiva della vita intelligente.
Il risultato è che su pianeti con tutte le giuste condizioni la probabilità che emerga la vita sono molto alte: 9 a 1 in favore della vita o forse persino superiori a seconda di alcune varianti che non conosciamo. La stima su in quale percentuale dei casi in cui la vita emerga si evolva verso forme di vita differenziate, complesse e persino intelligenti è molto meno sicura e comunque le probabilità a favore di questa evoluzione sarebbero solo 3 a 2.

La conseguenza per la possibilità di trovare vita nell’universo è che dunque lo scenario numero tre sembrerebbe il più probabile e in quanto alla storia della Terra significherebbe che l’evoluzione della vita intelligente è stato un (fortunato?) incidente, se potessimo riportare indietro le lancette dell’orologio e farla ripetere non è molto probabile che accadrebbe di nuovo.
Considerato però la molteplicità di mondi nell’universo, considerata l’alta probabilità che emerga la vita, il fatto che solo in una piccola percentuale di questi casi si sviluppino forme di vita intelligente non è affatto scoraggiante per la ricerca di forme di vita intelligenti.

Roberto Todini

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