La Camera ha approvato la delibera che porterà al ricalcolo dei vitalizi per gli ex parlamentari

Tale calcolo avverrà su base contributiva

Pronti i ricorsi degli ex parlamentari capitanati dall’avvocato Paniz, che ha più volte ribadito l’incostituzionalità dell’atto.

La Camera dei deputati ha approvato la delibera sul ricalcolo dei vitalizi per gli ex parlamentari, che avverrà quindi su base contributiva.

Una delibera voluta fortemente dal Presidente della Camera, Roberto Fico, e da tutto il Movimento 5 Stelle. Anche la Lega, nonostante i dubbi iniziali, ha deciso di votare l’approvazione della delibera. Per quanto riguarda invece le opposizioni, il gruppo di Fratelli D’Italia, guidato da Giorgia Meloni ha votato a favore della delibera di Fico. In un video postato sul suo profilo Facebook, la Meloni ha spiegato: “Era giusto votare questo provvedimento anche perché – continua la leader di FdI – il mio partito dal lontano 2011 chiedeva un ricalcolo dei vitalizi”.

Forza Italia invece ha sollevato dubbi sulla costituzionalità della delibera ed ha quindi preferito astenersi dal voto. Anche LeU ha preferito non prendere parte alle votazioni. Il Pd aveva detto, nei giorni scorsi, di essere a favore del testo, anche se “debole”, ed infatti ha votato l’approvazione della delibera. Secondo il democratico Ettore Rosato si tratta di una delibera giusta “perché va a far cadere un privilegio non più tollerabile”. Sono molti i dubbi sulla costituzionalità dell’atto, anche per questo la Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha prolungato i tempi per l’approvazione al Senato. La manovra porterà un risparmio nelle casse dello Stato, dopo il ricalcolo su base contributiva, stimato intorno ai 40 milioni di euro annui, che corrispondono a 200 milioni nell’arco di un’intera legislatura.

“Vitalizi”: vediamo come funzionano negli altri Stati

Si parla dei vitalizi in Italia, ma vediamo invece cosa accade in Germania e in Inghilterra, e sopratutto negli Stati Uniti d’America. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito c’è una vera e propria pensione, in Germania vi è invece un vitalizio che va a sostituire la pensione. I membri del Congresso degli Stati Uniti possono beneficiare di una pensione dopo 5 anni di servizio, al compimento del 62esimo anno, se invece si sono accumulati 20 anni di servizio si potrà usufruire di una pensione già al compimento del 50esimo anno di età. Dopo 25 anni di servizio, in qualità di membro del congresso, è possibile andare in pensione a qualsiasi età. Per i parlamentari della Gran Bretagna invece vige un sistema di tipo contributivo. “Per ogni anno di servizio il parlamentare riceve una pensione compresa tra un quarto e un sesto dello stipendio finale, in base al rateo di contributi da versare”: l’età minima per andare in pensione è di 55 anni, anche se normalmente si arriva quasi sempre intorno ai 65 anni. In Germania invece il vitalizio va a sostituire la pensione e ovviamente come in Italia, non mancano le polemiche sul tema. Chi lavora al Bundestag, per almeno 18 anni, può andare in pensione all’età di 56 anni. Tecnicamente, si tratta di una indennità d’anzianità riconosciuta secondo il dettame della Costituzione federale, per garantire quindi la piena indipendenza nell’esercizio delle funzioni a tutti i parlamentari. Era questa anche in Italia la ratio che ha portato i parlamentari della Prima Repubblica ha dotarsi dei cosiddetti “vitalizi”.

Giuseppe Sposato

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