Vittima di stupro, condannata a 100 frustate in Somaliland

Una donna disabile è stata condannata alla fustigazione. La sua colpa? Essere stata violentata.

Donna somala
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Vittima di violenza sessuale condannata alla fustigazione. Non è la prima né l’ultima ingiustizia subita dalle donne somale.

Una donna con disabilità vittima di stupro è stata condannata a 100 frustate. Accade in Somaliland, una repubblica indipendente autoproclamata situata a Nord della Somalia. In un primo momento la donna aveva deciso di non rivolgersi alla polizia per paura dello stigma sociale. Tuttavia, a febbraio 2018, dopo aver scoperto di essere rimasta incinta, ha deciso di denunciare la violenza subita 5 mesi prima.

La sua preoccupazione non era immotivata. Il giudice ha infatti condannato lei a 100 frustate e l’autore della violenza alla pena di morte. Poiché l’uomo ha negato tutte le accuse il pubblico ufficiale ha richiesto un test del DNA.

In paesi come la Somalia una vittima di stupro ha paura di chiedere aiuto alle forze dell’ordine. Le autorità infati attribuiscono alle donne la colpa degli abusi e delle violenze subite. Questa volta non ha fatto eccezione.

 

Indifese e criminalizzate

L’avvocato della donna vittima di stupro Guleid Ahmed Jama e altre associazioni a favore dei diritti umani sono pronte a fare appello alla sentenza. In un’intervista alla BBC il legale della donna e difensore di diritti umani, ha dichiarato:

Le vittime sono perseguitate dal sistema. Che tipo di messaggio mandiamo alle donne che vogliono denunciare un crimine?

Avvocato Guleid Ahmed Yama donna vittima di stupro
Avvocato Guleid Ahmed Jama

Jama spiega che donne non si presentano in commissariato perché hanno paura di essere punite per averlo fatto. Non si sentono protette.  Ci sono stati dei tentativi di maggiore tutela da parte del potere legislativo ma non sono stati sufficienti. Le autorità della ‘terra dei somali‘ avevano infatti approvato a gennaio dello scorso anno una proposta di legge al fine di criminalizzare la violenza sessuale. Ma da allora secondo Jama “nulla è cambiato” e il testo deve essere sottoposto a revisione. 

La violenza sessuale è una piaga molto diffusa nel paese. Una donna vittima di stupro è spesso un soggetto vulnerabile. Già nel 2015 un rapporto di Amnesty denunciava  la situazione delle donne disabili sfruttate e abusate. Non possono difendersi, questo le rende una facile preda di chi si approfitta della loro condizione. L’associazione chiedeva al governo somalo maggiori tutele per le persone con disabilità.

Gli abusi avvengono spesso all’interno dei nuclei familiari. Di frequente nel caso di matrimoni precoci, ma anche come arma di guerra. In particolare anno fatto scandalo le aggressioni sessuali da parte di soldati dell’Amisom e funzionari pubblici. 

 

La storia di Aisha, stuprata e uccisa a 12 anni

All’inizio del mese un uomo è stato giustiziato per aver violentato e ucciso una ragazza di appena diciott’anni nella regione di Ghedo. Pochi giorni prima le autorità di Puntland, un’altra regione semiautonoma della Somalia centrosettentrionale, avevano annunciato che chiunque fosse stato ritenuto colpevole di stupro sarebbe stato condannato a morte.

A fare pressione sui poteri locali erano state le proteste della popolazione provocate da altri due atroci crimini. Il crudele omicidio di Aisha, una bambina di soli 12 anni violentata, torturata e brutalmente uccisa da quattro uomini e lo stupro di una donna nella città di Gallacaio. 

Abdulkadir Hussein Nur Dirir, capo dell’amministrazione locale, aveva dichiarato che se i sospetti fossero stati confermati i responsabili sarebbero stati fucilati in pubblica piazza così da essere da esempio per chi fosse intenzionato a commettere lo stesso crimine. L’uomo si è inoltre espresso contro un’usanza tradizionale somala chiamata ‘Maslaha’.

Con questo termine si definisce il ‘consiglio degli anziani’ a cui i somali sono soliti rivolgersi per la risoluzione dei confitti tra clan in alternativa al sistema giudiziario. A  nessuna donna è permesso di partecipare a queste riunioni anche quando si discute di questioni delicate che riguardano loro in prima persona. 

                                                                                         

 

 

                                                                                                                                                                                              Betty Mammucari

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