Vittoria alla Camera per la coltivazione domestica di cannabis

Vittoria storica alla Camera per la coltivazione domestica di cannabis, non oltre le quattro piante “femmine”. Adesso finalmente si apre la fase in cui i partiti possono presentare le modifiche e miglioramenti al testo. Con i voti contrari del centro destra e l’astensione di Italia Viva, l’approvazione del testo base rappresenta un primo e fondamentale passo di civiltà.  Non solo per la tutela dei consumatori, ma anche un duro colpo per le casse della mafia che per spaccio incassa il 40 % solo grazie alla cannabis.

Mentre Matteo Salvini sulla proposta per la coltivazione domestica di cannabis dichiara: “Se queste sono le priorità, l’Italia ha un grosso problema”, il vero problema, purtroppo, rimane un altro: l’ostruzionismo del centro destra nella lotta alla mafia e nella legalizzazione della cannabis che da sempre rappresenta la vera piaga economica e sociale nel nostro Paese 

Ed è per questo che la vittoria alla Camera sulla coltivazione domestica di cannabis dovremmo festeggiarla tutti, compreso chi non fuma. Ricordiamo che a causa del Testo unico sugli stupefacenti, in vigore dal 1990, un detenuto su tre è in carcere. Ogni anno circa 6 milioni di cittadini sono costretti a rivolgersi al mercato nero, rischiando gravi conseguenze anche giudiziarie.

Cosa dice esattamente la proposta di legge

Il testo base sulla coltivazione domestica di cannabis che ha come relatore Mario Pierantoni, M5s, mira a modificare il Testo unico sugli stupefacenti. Il ddl, inoltre,  autorizza la coltivazione domestica per l’uso personale, riducendo le pene per i reati di lieve entità e aumentandole per i reati gravi. 

All’articolo 1 si concede a persone maggiorenni la coltivazione e la detenzione per uso personale di non oltre quattro femmine di cannabis.

All’articolo 2 vengono aumentate le pene relative al traffico, alla detenzione e allo spaccio di grandi quantità di cannabis. L’articolo prevede la reclusione da 8 a 20 anni e una multa “da 30 mila a 300 mila euro”.  Le pene attuali prevedono la reclusione da 3 a 12 anni e multe da 20 mila a 250 mila euro.

Con l’articolo 3  vengono invece ridotte le pene per i reati che riguardano il possesso o la cessione di quantità definite di lieve entità.  Con la reclusione fino a un anno per i reati connessi alla cannabis e a 2 anni per quelli connessi ad altre sostanze.  Nell’articolo vengono inseriti anche i “lavori di pubblica utilità” come misure alternative alla detenzione.  Per un massimo di due volte dopo le quali scatterebbe comunque l’arresto.

Ad oggi, gli Stati Uniti sono sicuramente tra i casi più eclatanti per il numero di effetti positivi legati alla legalizzazione della cannabis. Solo nel 2019 sono stati 340mila i lavoratori impegnati in questo mercato con dei salari che ammontano fino a 12,4 miliardi di dollari.

Perchè è importante lavorare sulla legalizzazione della cannabis

Tra gli effetti positivi per la legalizzazione della cannabis troviamo:

Controlli sugli incassi per la mafia. Legalizzare comporta sottrarre soldi e forza di lavoro alla criminalità organizzata, riducendo così anche le capacità operative negli altri business, come furti d’auto e corruzione.

Contenimento e regolamentazione dei consumi. Negli Stati dove è stata legalizzata la cannabis, ad esempio, non si è registrato nessun aumento di consumi tra gli adolescenti.

Miglioramento qualitativo del prodotto. Gli effetti del mercato nero rischiano ogni giorno di essere dannosi per la salute dei consumatori. Questo a causa dello spaccio di prodotti scadenti che spesso contengono lana di vetro, lacca e piombo per aumentarne il peso.

Maggiori introiti fiscali. Seppure l’introduzione di un mercato legale della cannabis comporterebbe dei costi frizionali di gestione, le spese verrebbero comunque superate dagli introiti economici nelle casse dello Stato.

Gli esperti stimano che l’Italia risparmierebbe fino a 600 milioni di euro solamente con la riduzione dei costi legati alle spese di repressione relative alle forze dell’ordine, alla magistratura e al sistema carcerario.

Uno studio ha perfino comprovato che sommando il gettito fiscale ed i risparmi di spesa per la repressione del fenomeno, il costo fiscale del proibizionismo delle droghe leggere in Italia per l’anno varia dai 4,3 ai 9,3 miliardi di euro.

Più spazio nei penitenziari. Legalizzare significa svuotare le carceri, migliorando le condizioni dei detenuti

–  Lo sviluppo di una filiera di ricerca innovativa. La coltivazione della cannabis non è legata solo al consumo ricreativo, ma viene utilizzata anche per usi inediti, dalla trasformazione in bio-plastica, al materiale per edilizia, passando per un biodiesel a basso costo

Maggiori benefici per fini medici e riduzione dei costi sociali

L’uso terapeutico di cannabis a livello nazionale, nonostante sia legale dal 2007, non è sufficiente. La legge tuttora in vigore permette solo a determinati pazienti, con determinate condizioni di malattia, di accedere alla cannabis terapeutica. Sono tantissimi i pazienti che devono rinunciare per gli eccessivi costi e per le difficoltà di approvvigionamento.

 

Roberta Lobascio

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