Vittorio Sgarbi: ritratto della non-intelligenza in salsa italiana

Fonte Immagine: vivicreativo.com
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Inarrivabile intellettuale che tutto può e nulla deve dimostrare. Solo in Italia una figura come quella di Vittorio Sgarbi ha potuto guadagnarsi una sorta di moderna licenza poetica che permette al critico d’arte più famoso del Bel Paese di vomitare sentenze passando, non si capisce bene con quali ragioni,  per una persona dotata di spiccata intelligenza.




Vittorio Sgarbi è indiscutibilmente uno dei personaggi illustri con un bagaglio culturale di infinita varietà, sfido ad affermare il contrario. Tuttavia tutta la sua conoscenza enciclopedica nulla può contro quello che, a ben vedere, risulta il limite più invalidante all’intelligenza umana: la sua rigidità mentale.

Secondo una raccolta di studi pubblicata dall’Indipendent circa un anno fa sono undici i caratteri distintivi di una persona intelligente. Di questi, non me ne vogliate, almeno cinque non sono in nessun modo associabili al critico d’arte in questione: capacità di adattarsi, empatia, conoscenza dei propri limiti conoscitivi, apertura mentale e autocontrollo.

Vittorio Sgarbi deve buona parte del proprio successo alle proprie caratteristiche da show man, alla capacità di essere diventato in televisione prima e sul web poi l’uomo dell’audience capace di suscitare ammirazione a quella parte di Italia (che temo essere la maggioranza) che lo considera emblema dell’intelligenza pop.

Tra le ultime performance web spicca il video-accusa a Laura Boldrini, che invito a guardare ogni volta che dovesse venire a mancare una dose di autostima. Due minuti abbondanti di fumose argomentazioni infarcite di riferimenti culturali messi lì per dare una parvenza di intellettualità alle proprie parole che risulta, in ultima analisi, un ennesimo disperato tentativo di attrarre intorno alla propria figura attenzioni e consenso facili.





A ben vedere il video parte con una premessa disarmante: “Io sono certo che la Boldrini sia contro crocefissi e presepi”. Sia chiaro, non sono parole di Laura Boldrini ma certezze presenti unicamente nella testa di Sgarbi. Tanto basta e migliaia di utenti per credere e condividere la perla del vulcanico critico d’arte. A quel punto il nostro Vittorio accusa “la Boldrina” (storpia il nome come facevo io. Poi ho compiuto 11 anni) di offendere la cristianità senza dare tante spiegazioni in merito se non basando i restanti minuti della video ripresa a quel sentenzioso “sono certo che…”. Non soddisfatto di quanto affermato rincara la dose accusando il presidente della Camera di offendere anche la civiltà e la sensibilità umana. Mancavano solo concetti quali “Sole, cuore e amore” per rendere il discorso ancora più generico, mi chiedo ancora come possa essersi fatto perdere l’occasione. Preso dal climax delle accuse Sgarbi si lancia a questo punto in un “Non ha mai letto Benedetto Croce”, così, millantando di conoscere tutte le letture del proprio avversario. Dopo una carrellata commovente sul Bambin Gesù nel Caravaggio e nel Botticelli, per chi sia riuscito a resistere alle lacrime evocate dalle colte citazioni arriva il pezzo forte: “La denuncio! La denuncio! La denuncio”. L’urlo finale che ci fa sentire a casa: “E’ Sgarbi, lui può. Forse deve”.

La realtà è che nelle urla di Vittorio Sgarbi c’è la totale incapacità di un uomo di stare al mondo confrontandosi, di ascoltare. Si nasconde una violenta imposizione del proprio punto di vista attraverso la semplificazione urlata di pochi concetti, meglio se offensivi. C’è l’eterna posizione di superiorità autoportante ed ottusa, la divisione senza mediazione. La logica dell’annichilimento di chi la pensa diversamente e l’indisponibilità ad apprendere dal prossimo.

Questo a Vittorio Sgarbi va riconosciuto: prima di tutti ha letto ed anticipato la società di oggi, è riuscito ad incarnare i limiti più acuti dell’occidente odierno e a diventare nel tempo opinionista e tuttologo idolatrato dalle folle e protetto dallo spessore delle proprie conoscenze culturali, oltre che da certi ambienti mediatici compiacenti. Fomentatore di masse e viagra dello share, è sopravvissuto al tubo catodico trasformandosi ante litteram nel prototipo del cafone da web, l’umano-digitale incapace di parlare se non per sentenze. E la sua incapacità ad accogliere l’esterno, la sua lampante non intelligenza insabbiata da una gonfiata immagine da intellettuale hanno generato un divulgatore  pressapochista ed arrogante, con poche ma tuonanti idee. Se questa è la vostra intelligenza, quella dell’acchiappa like e del onnipotenza in barba al rispetto, allora posso affermare che io sarò sempre fiero di essere una capra. Capra. Capra.

 

Alessandro Sahebi

1 Comment
  1. Fabio rizza says

    Sono pienamente d’accordo con Lei sul 90% delle cose da lei scritte. Ora pero’ vorrei leggere una sua opinione sulla Boldrini o su altri potenti nazionali. Grazie Fabio

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