Voci di guerra, storie dall’Ucraina

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La voce di chi vive, lotta e subisce la guerra in Ucraina. La testimonianza degli ultimi. Voci di guerra.

Ucraina, Chernigov
Reportage missione umanitaria. Maggio – Settembre 2022.
Durante una lunga missione umanitaria, dove abbiamo distribuito tonnellate di cibo nelle zone più povere e devastate del paese, ci siamo ritrovati a parlare, ascoltare storie e vite delle persone. Voci di guerra.

Alexander, 64 anni

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La Nuova Thule

Ex soldato guerra di Chernobyl. Ex soldato guerra Ucraina – Russia. Rimasto ferito per colpa di una mina. Una notte d’inizio Marzo in macchina con altre tre persone stava andando a portare aiuto ad amici. Non è mai arrivato a destinazione. Una mina inesplosa li ha trovati prima. Uno dei suoi amici è morto. Lui è rimasto ferito a una gamba. Adesso è a letto, infermo.

Entriamo nella sua umile casa per lasciare del cibo. Di lui sappiamo solo essere di una famiglia povera. Povera ma piena di amore. Veniamo accolti dalla figlia e dopo da lui. Ci fa accomodare, ci racconta quello che ha vissuto.

Non me ne andrò da questo mondo finché Putin non sarà morto. I russi dicevano di essere nostri fratelli!

Un combattente e patriota. Ferito e deluso

Tra un racconto e un altro scopre che è il mio compleanno. Dice qualcosa alla figlia. D’improvviso quest’ultima torna con un mazzo di fiori raccolto dal giardino di casa. Glielo consegna. Lui con un sorriso che quasi mi devasta, mi guarda, mi fa cenno di avvicinarmi. ”Tanti auguri, questo è per te!” Mi commuovo, sono incredula. Un uomo allettato, ferito sia fisicamente che nel cuore mi ha appena regalato un’emozione che ricorderò per la vita.

”Tornate presto”. Ci salutiamo così dopo svariati abbracci. Gli abbracci ”dilatatori” quelli che dai per non andartene. Quelli che dai perché vorresti che quel momento non finisse mai.

Olga, 61 anni

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La Nuova Thule

Arriviamo sotto una lunga e interminabile pioggia. Nemmeno il tempo di poter consegnare le buste di viveri che Olga ci abbraccia e si mette a piangere. Ci stringe forte. Inizia a raccontare. Mentre parla tra lacrime e disperazione ci mostra la sua casa: solo rovine e macerie.

Esatto non c’è niente, letteralmente. Si intravedono una lavatrice distrutta e i resti di una vecchia macchina, nulla più.

I soldati erano nascosti là dietro. Siamo scappati. Hanno vissuto in casa mia. Poi una bomba russa ha distrutto tutta la mia casa.

Questa casa era il sogno di una lunga vita. Un sogno durato troppo poco.
Ringrazia però di essere ancora in vita.

La pioggia tace. Rimaniamo tutti in un silenzio profondo. Ci guardiamo tutti negli occhi. Occhi tristi, impotenti. Salutiamo Olga con una forza che non ha bisogno di parole.

 Tanya, 38 anni

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La Nuova Thule

Tanya è in fila per prendere la sua busta di viveri, come tutte le famiglie del villaggio. Ha la faccia rilassata, sorride. Una signora la indica e urlando ci dice questa signora non ha più una casa. Lei arrossisce. Noi chiediamo e allora decide di farci vedere dove viveva e di raccontarci la sua storia.

La sua casa è stata colpita da una bomba. Per fortuna ne’ lei e ne’ i due figli si trovavano in casa.

Vivo in una tenda da campeggio con i miei due figli di 6 e 8 anni

Una sera di fine febbraio, rientrando hanno trovato solo macerie. Sono riusciti a chiedere una tenda ai vicini. Hanno passato intere notti invernali sotto vento e pioggia a vivere stretti sotto il tetto di una piccola tenda da campeggio.

Non ho più niente. Ma ho i miei figli e questo mi basta”

Ripete questa frase con la solita tranquillità sul volto e il suo splendido sorriso.
Che forza, che audacia.


Una missione  che si è trasformata in incontri, amicizie e storie. Voci di guerra, incontri di lacrime e impotenza. Di speranza e umanità.

Mettiamoci nei loro panni.

 

Silvia De Lucia

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