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L'”amore” ai tempi della piazza e del manganello

Immagini di umanità, tra proteste e manifestazioni: come giudicarle?

Fonte: Lettera43.it
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Roma: non è un bello spettacolo quello che si presenta in piazza Indipendenza, zona abbastanza centrale e non lontano dalla Sapienza, il 24 agosto 2017.

Lo sgombero forzato di un gruppo di migranti, poco prima asserragliati in un palazzo nella vicina via Curtalone, lascia presto spazio ad un vero psicodramma. Nel caos e nella confusione emerge però un’immagine, che fa subito il giro del mondo, almeno di quello web: uno dei poliziotti, in perfetta tenuta antisommossa, con fare caritatevole consola una donna in lacrime, una delle occupanti invitate “gentilmente” ad andarsene dalla piazza.

Non è la Capitale l’unica zona del mondo dove si possono trovare visioni del genere: durante una manifestazione unionista a Barcellona, ennesima tappa dell’intricato enigma catalano, una poliziotta sorride e dà un buffetto sulla guancia di una giovane manifestante. In Thailandia ed in Ucraina si assistono a baci dati e rubati a imbarazzate forze dell’ordine, mentre tornando in Italia o in Nepal foto di fiori regalati alla falange di scudi e manganelli rimandano a frasi da anni ’60, al “mettete fiori nei vostri cannoni”.

Fonte: Fanpage.it

Di fronte a questo, a spettacoli non certo nuovi e che spesso finiscono nelle gallery di facezie che impestano tanti quotidiani online, una domanda sorge forse spontanea: dove finisce la “poesia” ed inizia la realtà? E poi, si può discernere il contatto umano tra il poliziotto e la migrante da tutto quello che è successo prima, in quell’assolato 24 agosto? Si può fare finta di nulla a Barcellona, quando le carrellate di porte sfondate e di persone tirate via per i capelli dai seggi riempiono ancora i nostri occhi?

La risposta, in tempi così complessi e ribollenti, dove la piazza si riscopre luogo di protesta e reazione dopo una lunga pausa, non può che essere grigia. O meglio, non deve essere quella foto, la carezza o il sorriso dell’agente, l’unico modo per valutare. Perché il contesto è più ampio; perché il singolo atto spesso si annacqua nel caos del resto; perché non giustifica e non può giustificare ogni forma di violenza passata o presente a quel momento.

Può bastare come risposta? Forse no, anzi sicuramente no, soprattutto perché riguarda la sensibilità di ogni singolo individuo. Ognuno di noi – ed è questa la nostra condanna in tempi di facili like e condivisioni, di informazioni masticate e sputate con troppa facilità – deve quindi trovare la propria “soluzione”, la propria “sensibilità”.

E quindi non resta che lasciarvi con una domanda: qual è, lettori, la vostra risposta?

Luca Frosini

 

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