Voli cancellati: le compagnie aeree promettono e non mantengono

Con la riapertura delle frontiere nazionali italiane, anche gli aeroporti sono ripartiti per offrire ai turisti ed ai cittadini stessi di poter ricominciare da capo. Le compagnie aeree offrono così molte promozioni a prima vista convenienti: biglietti a costo zero per i bambini e sconti vari. Ma poi questi voli vengono quasi sempre cancellati, senza rimborsi.

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“Ripartiamo” dall’Italia e per l’Italia, ma i voli vengono cancellati e si opta per i voucher al posto dei rimborsi

Tutto doveva ritornare alla normalità dopo il 3 giugno, ma le compagnie aeree non sono riuscite sempre a venire incontro ai propri clienti. Infatti, i voli vengono la maggior parte delle volte cancellati. Solo pochi momenti fa l’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), l’organo responsabile in Italia dell’applicazione del regolamento in caso di disguidi nel trasporto aereo, ha istituito delle sanzioni per tutte quelle compagnie che si prendono la piena libertà (infondata) di cancellare i voli con la “scusa” della pandemia. La cosa più sconcertante è quello che loro considerano un “rimedio”: il voucher al posto dei rimborsi in contanti. Secondo l’Enac infatti per le cancellazioni avvenute dopo tale data di riapertura non si può addurre la pandemia come motivazione primaria per offrire solo un voucher al posto dei giusti rimborsi.

I cittadini restano fregati e per di più senza alcuna spiegazione da parte delle autorità competenti

Oggiorno con le frontiere aperte e gli aeroporti finalmente operativi è strano addurre come pretesto che il Covid-19 possa costringere le autorità competenti a cancellare il volo. In più, le compagnie non fanno alcuno sforzo per spiegarlo. La loro risposta è una sola: dei rimborsi in contanti proprio non se ne parla. Questo fatto così grave non solo mette a dura prova la pazienza dei turisti, ma li costringe anche a comprare ulteriori biglietti dal costo quasi sempre maggiore.



Voli cancellati: furbizia o sintomo di un problema molto più grave?

Si fa spazio così una ipotesi molto accesa: che questa sia solo una maniera per trattenere con la forza il denaro dei clienti? In Italia, la legge che ha convertito il decreto Cura Italia consente alle compagnie di emettere solo un voucher in caso di volo cancellato per Coronavirus fino al 30 settembre 2020. La legge, che Antitrust ha criticato perché in grave violazione del regolamento europeo 261, salvaguardia la tutela di ogni viaggiatore. Il regolamento recita:

Regolamento (CE) n. 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 febbraio 2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato e che abroga il regolamento (CEE) n. 295/91.

Questo avvenimento purtroppo consente alle compagnie aeree di tenere in stand-by il denaro dei turisti senza effettuare il servizio se non entro un anno.

Ma perché proprio ora nascono questi imprevisti? Alcuni pensano che questa loro operazione sia frutto di una presa di coscienza forte, cioè che il Coronavirus abbia messo in ginocchio la maggior parte delle compagnie aeree.

Le sollecitazioni dell’Enac per salvaguardare i viaggi dei cittadini

L’Enac perciò continua a lottare e sollecita le compagnie che a garantire comunque una protezione nel caso in cui venisse cancellato un volo per esigenze “non collegate all’emergenza Covid-19”. Oppure, quando non possibile, il rimborso del prezzo del biglietto e la compensazione, nel caso in cui il preavviso sia stato inferiore ai 14 giorni.

Al momento sembra che gli enti competenti abbiano raggiunto un impasse e perciò le cose restano, purtroppo, le stesse. I cittadini ed i turisti ora, insieme alla pazienza accumulata e all’ansia raggiunta, sperano in un cambiamento radicale all’interno delle compagnie aeree. Essi pongono la loro fiducia in un’Italia istituzionale che aiuta i propri abitanti e non in quella che li lascia in balia di loro stessi.

Asia Baldini

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