Votare dallo spazio: si può e si fa ormai dal 1997

Sebbene il grande continente americano sia tra i più sviluppati del pianeta, i suoi elettori si classificano tra i meno attivi del mondo. Tra i votanti di sempre e i disinteressati alla politica, c’è anche un nutrito numero di americani che non rinuncia a votare sebbene “a distanza”. E, tra questi, menzione a parte meritano gli elettori che esercitano il loro diritto… dal cosmo! Anche per queste elezioni, infatti, in America, c’è chi sfrutterà la possibilità di votare dallo spazio.

Molti sono stati gli astronauti che, dalla legge approvata in Texas nel 1997, hanno votato in orbita. Sembra tardiva una legiferazione in materia elettorale che riguardi gli operatori impegnati in missioni spaziali. Si deve, tuttavia, tenere in considerazione il dato per cui le prime missioni avevano durata molto breve, di una o due settimane massimo.

Attualmente, l’astronauta americana Kate Rubins ha preso parte, dal 14 ottobre, ad una missione che la terrà impegnata nello spazio per sei mesi. Dopo aver già votato dalla Stazione Spaziale Internazionale durante le elezioni del 2016, il membro dell’equipaggio della spedizione 63/64 replicherà l’esperienza per esprimere il suo voto per le elezioni di questo novembre.

Ma come funziona votare dallo spazio?





La NASA ha descritto il voto dallo spazio come una forma particolare di “absentee voting”. Si tratta di quella modalità di voto a distanza che permette di inviare la propria scheda elettorale compilata via posta. Quest’anno, è la tipologia di voto prediletta anche dagli elettori con i piedi ben piantati sul suolo terrestre, in conseguenza all’emergenza sanitaria che scoraggia spostamenti e assembramenti.

Come altre forme di voto in assenza, il primo passo per votare dallo spazio prevede la compilazione della Federal Postcard, (FPCA). Si tratta dello stesso modulo che redigono i militari e le loro famiglie quando prestano servizio al di fuori degli Stati Uniti durante le elezioni. Molti astronauti votano come residenti del Texas, perché trasferitisi a Houston per l’addestramento, altri, invece, prendono accordi con le contee dei loro stati d’origine. Nel momento in cui la FPCA viene approvata, l’elettore può partire alla volta dello spazio certo di aver formalizzato a Terra la sua intenzione di prender parte all’elezione.

Prima del momento ufficiale, si testa il sistema con un voto di prova.

L’impiegato che gestisce le elezioni nella contea di origine dell’astronauta invia un voto di prova a Houston, alla squadra del Johnson Space Center della NASA. Viene quindi usato il computer di addestramento della stazione spaziale per testare la compilazione della scheda elettorale e il suo invio al cancelliere della contea deputato alla registrazione del voto.

Se tutto procede come nei piani, viene generata una scheda elettorale elettronica e sicura, che viene trasferita dal Johnson Mission Control Center agli astronauti. Il Country Clerk provvederà ad inviare al membro dell’equipaggio in orbita un’e-mail con delle credenziali personali per accedere in sicurezza al voto. Una volta espresso, questo verrà nuovamente inviato allo stesso addetto che l’ha spedito. Solo lui, infatti, possiede le credenziali per accedere al voto, prenderne visione e registrarlo ufficialmente.

Il processo, per quanto complesso, è assolutamente rapido e l’astronauta deve assicurarsi di inviarlo entro le 19:00 del giorno delle elezioni – se vota come residente in Texas – se vuole assicurarsi di essere in tempo per esprimere la sua preferenza.

L’astronauta Kate Rubins ha già espresso il suo voto.

L’astronauta americana Kate Rubins ha dichiarato che è stato un vero e proprio onore per lei poter votare dallo spazio. Il 23 ottobre, dopo aver votato, ha postato sul profilo Twitter della NASA la rudimentale cabina elettorale creata ad hoc sull’International Space Station per la registrazione della sua preferenza per le prossime elezioni presidenziali.

 

Avrebbero dovuto votare con lei dallo spazio anche altri tre connazionali, gli astronauti della missione Crew-1. La loro partenza, prevista per il 31 ottobre, è stata tuttavia rimandata a una data successiva a quella del 3 novembre, in cui si terranno le elezioni per la presidenza degli Stati Uniti del 2020.

La scheda elettorale della Rubins rimarrà dunque l’unica ad aver fatto così tanta strada prima di giungere sulla Terra, per determinare il futuro di un paese le cui sorti sono ancora tutte da scrivere.

Dove in molti esprimono i loro desideri di cambiamento guardando alle stelle del cielo, un voto viaggia proprio da quello spazio lontano, in direzione contraria, simbolo foriero di buoni auspici di cui (non solo) gli americani, in questo momento, hanno un gran bisogno.

Martina Dalessandro

 

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