War: l’album che ha cambiato la carriera degli U2 compie 38 anni

Era il 28 febbraio 1983 quando gli U2 pubblicarono “War”, il loro terzo album, che cambierà la storia della band irlandese

Gli U2 sono una di quelle band che tutti, in un modo o in un altro, conoscono. Successi come “Pride (In the Name of Love)” o “One” sono giunti alle orecchie di praticamente chiunque nel mondo, e probabilmente lo hanno anche fatto ballare. All’inizio degli anni ’80, per l’appunto, spopolava nelle discoteche “Sunday Bloody Sunday“, brano contenuto nell’incredibile album “War“.



L’album

I temi e le sonorità del terzo album della band irlandese hanno poco a che vedere con i precedenti due. Musicalmente il suono si presenta più duro, con riff di chitarra più marcati, e atmosfere meno eteree. La svolta principale avviene però sui testi. Gli U2 si guardano intorno, notano l’odio e la sofferenza e decidono di raccontarla.

Erano diversi i conflitti che si stavano svolgendo in giro per il mondo in quel periodo e, a detta di Bono, il cantante della formazione, la guerra sembrava essere il tema principale del 1982. Nei testi di questo LP gli U2 cercano di evidenziare il dolore che questi conflitti portavano, le storie dietro a quelli che in televisione sembrano film d’azione.

Non a caso i primissimi suoni che possiamo sentire quando inseriamo il disco nello stereo sono quelli dell’inconfondibile intro di batteria di “Sunday Bloody Sunday“. La domenica sanguinolenta descritta nel titolo della canzone è quella del 30 gennaio 1972, nella quale morirono ben quattordici persone e ne risultarono ferite altrettante. La causa di tanto spargimento di sangue va individuata nell’esercito del Regno Unito, che sparò su una manifestazione di repubblicani irlandesi, a Derry, nell’Irlanda del Nord.

La seconda traccia contenuta nell’album è “Seconds“, che tratta il tema della paranoia nucleare. Si arriva poi a “New Year’s Day“, dove un magnetico riff di basso accompagna la storia di Lech Wałęsa, e del suo Solidarność, il sindacato autonomo dei lavoratori polacco. Nel corso di tutti gli anni ’80 il sindacato metterà in atto proteste e forme di disobbedienza civile, per contrastare il sistema monopartitico.

La prima canzone del lato B invece tratta un altro tema molto importante per quegli anni: quello dei profughi. “The Refugee” infatti racconta di una bambina, chiusa in un campo profughi, che aspetta il padre e sogna il suo futuro in America. Ancora una volta il tema principale del pezzo non è la protesta, ma il punto di vista delle vittime, degli sconfitti, degli ultimi.



L’impegno successivo

Già nel 1984 la band dimostrerà il suo impegno sociale al di fuori della musica, tramite la partecipazione di Bono nel Band Aid, pubblicando un singolo per raccogliere fondi destinati alle persone che soffrono la fame in Etiopia. Inoltre nel 1986 il gruppo irlandese prenderà parte al “Conspiracy of Hope Tour“, in favore di Amnesty International.

Nel 2002 Bono formerà D.A.T.A., un’associazione atta ad informare sui problemi dell’Africa legati all’AIDS e al mercato che impoverisce il terzo mondo. L’organizzazione vede come donatori anche la “Fondazione Bill & Melinda Gates” e George Soros.

Bono ha anche giocato un ruolo fondamentale nell’approvazione del referendum del 22 maggio 2015 in Irlanda. In questa data infatti il popolo irlandese fu chiamato alle urne per modificare il testo costituzionale, e permettere il diritto di matrimonio alle coppie omosessuali. Il referendum fu appoggiato da tutti i partiti in Parlamento, e vinse il sì con il 62,07%, un dato incredibile se si pensa che fino al 1993 l’omosessualità era un reato in Irlanda.

Inoltre il cantante degli U2 si è dimostrato sensibili a temi ambientalisti già nel lontano 2005, anno in cui fondò Edun, un brand di moda creato insieme alla moglie. Il marchio usa soltanto materiali eco-friendly e promuove il commercio equo e la valorizzazione di materiali provenienti dall’Africa.

Si potrebbero elencare altre migliaia di azioni in cui Bono e i suoi si sono prodigati nel corso degli anni. Ormai risulta frequentissimo leggere di atti del genere della band irlandese, che da quel 28 febbraio 1983, in cui iniziò a guardarsi intorno, sembra non volersi più fermare, per portare un sorriso ai più bisognosi, non solo con la sua musica.

Marzioni Thomas

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *