Il World Food Programme potrebbe essere costretto a sospendere gli aiuti alimentari nella Repubblica Democratica del Congo a causa dei massicci tagli ai finanziamenti. Il Congo sta affrontando una delle crisi umanitarie peggiori del nostro secolo e l’eventuale interruzione dell’assistenza da parte dell’agenzia ONU lascerebbe milioni di persone senza un supporto vitale. Ogni giorno che passa, la situazione si avvicina sempre più ad uno scenario di collasso umanitario.
Il World Food Programme, l’agenzia ONU che fornisce assistenza alimentare salvavita a chi è sfollato a causa di conflitti o disastri naturali, ha dichiarato che ha ricevuto meno del 25% dell’importo (728 milioni di dollari) necessario per sostenere le sue attività umanitarie e quindi potrebbe essere costretta a ridurre, o addirittura, interrompere del tutto l’assistenza alimentare in molte province del Congo invase dai combattenti ribelli dell’M23 sostenuti dal Ruanda.
La situazione di crisi e conflitto nella Repubblica Democratica del Congo
Il sostegno del World Food Programme è fondamentale per un Paese come il Congo, devastato da un conflitto decennale che si è intensificato negli ultimi anni.
Il gruppo armato “Movimento per il 23 marzo” (M23), appoggiato dal Ruanda, ha conquistato gran parte della fascia orientale del Paese (comprese le città di Goma e Bukavu), dove ha istituito un’amministrazione parallela al governo di Kinshasa e ha preso il controllo delle preziose miniere di cobalto.
Il gruppo, che già nel 2012 era riuscito ad occupare Goma, ora ha ripreso vigore e sta portando avanti una rapida avanzata verso numerose aree importanti del Paese, allo scopo di difendere i tutsi congolesi dagli attacchi di altri gruppi etnici
Il cessate il fuoco proclamato all’inizio di quest’anno, e mediato da Washington, è però stato rapidamente violato, dimostrando per l’ennesima volta che la strada verso un accordo di pace definitivo tra le due parti è ancora molto lunga.
Gli scontri tra le due fazioni rivali non solo hanno causato morti e provocato migliaia di atrocità nei confronti della popolazione civile ma hanno anche portato allo sfollamento di centinaia di migliaia di persone, andando a peggiorare la crisi idrica e quella elettrica che vanno avanti da circa dieci anni.
Impegno e fattori di debolezza nell’azione del World Food Programme
In questi anni, il WFP ha sostenuto almeno 5,3 milioni di persone con cibo, denaro, supporto per la malnutrizione e altri interventi mirati a contrastare la grave insicurezza alimentare in Congo.
In particolare, l’agenzia delle Nazioni Unite fornisce pasti scolastici caldi giornalieri a 126.000 bambini in più di 400 scuole pubbliche e gestisce il programma di “food for assets”, in cui i beneficiari creano o riabilitano strade ed infrastrutture in cambio di assistenza alimentare.
Cynthia Jones, direttrice nazionale del WFP per la RDC, ha dichiarato:
«Siamo a livelli di finanziamento ai minimi storici: quest’anno abbiamo ricevuto probabilmente solamente circa 150 milioni di dollari […] Una persona su tre nelle province orientali della RDC (circa oltre 10 milioni di persone) sta affrontando livelli di fame pari o peggiori a quelli di crisi. Le persone stanno già morendo di fame di fronte ai nostri occhi».
È dunque chiaro che la pausa negli aiuti alimentari avrebbe conseguenze devastanti per le comunità colpite: proprio per questi motivi il WFP sta esortando i donatori a fornire finanziamenti aggiuntivi per sostenere le sue operazioni nella RDC.
L’importanza dei programmi di aiuto umanitario
Il lavoro del WFP va protetto dai colossali tagli ai finanziamenti derivanti da mere ideologie di stampo politico: infatti l’assistenza di cibo e la fornitura di strumenti per la coltivazione costituiscono una delle modalità più efficaci nelle situazioni di emergenza e fame immediata come quella che sta attraversando la RDC.
Oltre al dimezzamento del personale, questi eventuali tagli ai fondi frenerebbero del tutto il lavoro di una delle organizzazioni umanitarie più importanti al mondo, diminuendo le speranze di cambiamento duraturo in molte aree del Sud del globo.
Questo è l’ennesimo campanello d’allarme che impone ai nostri decisori politici e istituzioni di cambiare rotta e ritornare a mettere coloro che sono più vulnerabili in cima alla lista delle priorità.
















