World Press Photo 2020: il mondo raccontato dai sei scatti finalisti

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World Press Photo 2020: raccontare il mondo

World Press Photo, l’organizzazione no-profit di uno dei più celebri concorsi di giornalismo fotografico mondiale, ha selezionato anche per l’edizione del 2020 le sei fotografie finaliste. L’impatto visivo della galleria è molto forte: volti, movimenti ed emozioni strappati alla vita e immobilizzati sulla pellicola per sempre. I vincitori verranno annunciati il 16 aprile 2020.

Gli scatti raccontano le tensioni e le voci del 2019, provengono da realtà diverse e hanno stili eterogenei. Ad accomunarle, il tentativo di creare dei frammenti di contemporaneità e di fissare per sempre il movimento pulsante del mondo.

Lotta e resistenza: Farouk Batiche

Ad aprire la galleria è Clash with the Police During an Anti-Government Demonstration  (Scontro con la polizia durante una manifestazione anti-governativa) di Farouk Batiche (Deutsche Presse-Agentur). Lo scatto, datato 21 maggio 2019, raccoglie con grande intensità un insieme di volti: sono i manifestanti che spingono contro il cordone della polizia in tenuta antisommossa.

Protagonista della foto è la resistenza di un popolo in lotta. Il contesto è rappresentato dalle proteste che hanno avuto luogo in Algeria l’anno scorso, come spiega il sito di World Press Photo 2020: “L’Algeria è stata coinvolta in alcune proteste da Febbraio. […] I manifestanti hanno chiesto la cancellazione delle elezioni presidenziali, fissate per il 4 luglio, e un ritorno alla democrazia civile.”

Dolore e rabbia: Ivor Prickett

Al centro di Injured Kurdish Fighter Receives Hospital Visit (Combattente curdo sfigurato riceve una visita ospedaliera) dell’irlandese Ivor Prickett (The New York Times) sono gli attacchi turchi nella Siria del Nord. Proprio qui la foto è stata scattata, il 20 ottobre 2019. 

Il protagonista è un combattente curdo di soli 18 anni, Ahmed Ibrahim, rimasto gravemente sfigurato in un conflitto con le forze turche. Nella foto è ritratto a letto nell’ospedale di Al-Hasakah. Gli stringe la mano la sua ragazza, nei cui occhi si leggono un dolore e una rabbia profondi. “All’inizio non era in grado di entrare nella stanza, tanto era inorridita dalle sue ferite, ma un’infermiera l’ha incoraggiata a prendere la mano di Ahmed e ad avere un breve colloquio con lui”, racconta il sito.

Disperazione e lutto: Mulugeta Ayene

Relative Mourns Flight ET 302 Crash Victim (Parente piange una vittima dell’incidente aereo ET 302) di Mulugeta Ayene (Associated Press) racconta invece un altro evento drammatico del 2019: lo schianto, poco tempo dopo il decollo, probabilmente per un guasto tecnico, di un Boeing 737 dell’Ethiopian Airlines.

L’incidente ha causato 157 morti, tra passeggeri ed equipaggio. Nella foto di Ayene, una donna disperata, parente di una delle vittime, si lancia la terra negli occhi in segno di lutto. Lo scatto è del 21 marzo 2019. “La forza dell’impatto – spiega la didascalia – ha fatto in modo che i resti umani fossero difficili da identificare.”

Affari e difesa: Nikita Teryoshin

World Press Photo 2020

Nothing Personal – the Back Office of War (Niente di personale – il back office della guerra) di Nikita Teryoshin, datata 18 febbraio 2019, si distingue dalle altre foto finaliste: infatti è l’unica senza volti. Non c’è niente di personale, come dice il titolo, nel protagonista: un uomo d’affari (di cui non vediamo il viso) che ripone un paio di lanciagranate anticarro alla fine di una giornata di fiera.

Solo che la fiera in questione è la Mostra e conferenza internazionale sulla difesa (IDEX) che si è tenuta ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Si tratta di una sorta di prova generale della guerra: “La guerra è messa in scena in un ambiente artificiale dove i manichini e le immagini sullo schermo prendono il posto delle persone vere, con simulazioni in esterno e dimostrazioni militari acquatiche giornaliere”.

Intimità e silenzio: Tomek Kaczor

Unica foto in bianco e nero, Awakening (Risvegliandosi) di Tomek Kaczor (Duży Format, Gazeta Wyborcza) è uno scatto intimo e silenzioso che racconta la storia della quindicenne armena Ewa. La ragazza si è infatti recentemente svegliata da uno stato comatoso indotto dalla cosiddetta “Sindrome della Rassegnazione”.

“La Sindrome della Rassegnazione rende i pazienti passivi, immobili, muti, incapaci di mangiare e bere, incontinenti e insensibili agli stimoli fisici”, spiega il sito. La Sindrome colpisce i bambini delle famiglie richiedenti asilo, in particolare provenienti dall’Est europeo. La foto vincitrice della categoria “Foto dell’anno” per World Press Photo nel 2018 parlava proprio di questo, e ha fatto il giro del mondo.

Coinvolgimento e commozione: Yasuyoshi Chiba

Straight Voice (A voce alta) di Yasuyoshi Chiba (Agence France Presse) è una foto corale e coinvolgente. Il protagonista è un giovane, illuminato dai cellulari delle persone intorno a lui, che recita una poesia di protesta. Intorno a lui, altri dimostranti che gli stanno intonano slogan.

Lo scatto, del 19 giugno 2019, è particolarmente suggestivo perché la scena ha luogo durante un blackout, a Khartoum, in Sudan. Le proteste nel Paese sono state portate avanti per buona parte dell’anno scorso. Lo scatto racconta una piazza allegra, commossa e coinvolta.

 

Aurora Saldi

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