Xiphonia: la storia di una città sicilana misteriosamente scomparsa

Ai tempi dell’Antica Grecia, la Sicilia ospitava Xiphonia, una città misteriosamente scomparsa che ha dato vita a un affascinante mito


Acireale, Acireale Sant’Antonio, Aci Catena, Acireale Trezza, Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Belvedere (oggi Valverde), sono tutti comuni della provincia di Catania che, come si evince dal loro nome, hanno qualcosa in comune. Ciò che le denominazioni di questi territori condividono è la loro origine, che deriva dall’antico fiume Aci, protagonista di un affascinante mito che, come raccontano Virgilio Ovidio, sembra aver avuto luogo a Xiphonia. Ma quanto ne sappiamo su questa città? Come mai ha così poche documentazioni storiche? E soprattutto, dove sorgeva prima di scomparire misteriosamente per lasciare spazio agli attuali paesi e città accomunati dal prefisso Aci?



Una città la cui storia si perde tra i il racconto dell’Odissea e tra le storie di giganti, ninfe e divinità

Oggi, di Xiphonia non rimane proprio nulla se non i molteplici e affascinanti racconti mitologici che si tramandano da millenni. Uno tra questi è  quello narrato dal poeta e senatore romano Claudiano. Egli sembra fare alcuni riferimenti al territorio di Xiphonia quando racconta della tentata scalata dei giganti sul monte Olimpo. Le creature, infatti, punite da Zeus, precipitarono nel bosco delle Aci.

Un’altra vicenda che sembra essersi consumata nella misteriosa città ha come protagonista il celebre Ulisse. Il valoroso guerriero reduce dalla Guerra di Troia, come racconta Omero, tra le sue tante avventure in giro per il Mediterraneo, pare che si sia ritrovato proprio nei pressi di questa città quando fu prigioniero del ciclope Polifemo . Odisseo Luminoso (così lo chiamava il poeta greco), infatti, quando scappò dalla caverna insieme ai suoi compagni di viaggio, si tirò dietro la creatura da un solo occhio, la quale accecata dalle sue stesse prede, tentò di colpire la nave greca con dei enormi massi, oggi identificati nei Faraglioni di Acitrezza. Ma il mito più romantico in assoluto è quello di un amore che ancora oggi sopravvive: quello tra Aci e Galatea.

Il mito di Aci e Galatea, una storia d’amore millenaria, che si consuma tutt’oggi, anche dopo la scomparsa di Xiphonia

Xiphonia fu la culla di uno degli amori più struggenti della mitologia greca: quello tra Galatea e Aci. Galateaera una delle cinquanta ninfe del mare, le Nereidi, figlie delle divinità marine Doride e Nereo. Aci era un pastore giovane e bello, figlio di un fauno (creatura dalla testa di un ariete e i piedi di capra. Quando i due si videro, si innamorano perdutamente e cominciarono ad incontrarsi sulla piccola spiaggia che sembra corrispondere a quella dell’odierna Capomulini (frazione di Acireale).

Ma a  turbare la quiete fu ancora una volta Polifemo, anch’egli innamorato perdutamente di Galatea, la quale non lo ha mai ricambiato. Folle di gelosia, il ciope colse di sorpresa Aci mentre pascolava il suo gregge nei pressi del confine tra Acireale e Acitrezza, scagliò grosso contro il pastore e lo uccise, generando un fiotto di sangue che scese fino alla spiaggia dove i due amanti si incontravano. Galatea, disperata per la tragica notizia, si precipitò sul corpo di Aci e i abbandonò in un pianto che si protrasse per svariati giorni.

Impietosito, Zeus decise di trasformare il sangue del giovane in un fiume: il fiume Aci, dando così la possibilità al pastore di ricongiungersi con l’amata ninfa. Fu forse il fiume stesso che, in preda all’ira per il suo destino funesto, distrusse la città di Xiphonia, sulle cui rovine furono poi costruite le città dal prefisso Aci. Tuttavia, la storia e la scomparsa di questa città rimangono tutt’ora un mistero che continua ad affascinare i siciliani e non solo.

Silvia Zingale

 

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