Le bon à tirer. Storia di una traduzione

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Uno dei testi più originali, coraggiosi e poetici mai stati scritti risulta essere sicuramente “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar.

Questa non è una recensione su questo libro meraviglioso, dotato di epica e senso del vago al medesimo tempo, ma una testimonianza della sua magistrale traduttrice Lidia Storoni Mazzolani.

Fondamentale per l’accoglimento dello stilema letterario, nella sua drammaticità e disinvoltura, è il “modus traducendi”, ovvero la caratura della traduzione. È lo strumento indispensabile per poter accogliere la poetica dell’autore nella sua interezza, integrità e verità.

Lidia descrive così la sua prima impressione sulla Yourcenar: “Una donna un po’ pesante, vestita con grande semplicità, taciturna”. Si raccomanda con solerzia di contattarla per ogni indugio che insorga durante l’iter traduttivo.

Ella consiglia che il termine francese medicin venga trasposto con “archiatra”, ma Lidia si oppone poiché per un italiano quest’ultima risulta essere il medico del papa. Già in questo piccolo aneddoto si riscontra l’importanza fondamentale dei particolari linguistici, delle sfumature semantiche, che rendono indispensabile l’accuratezza della traduzione.

Sopraggiunge una questione giudiziaria in merito alla pubblicazione da parte di una casa editrice che si appropria del testo e lo decurta, stravolge linguisticamente, allo scopo di renderlo accessibile all’opinione pubblica.

La vertenza si scioglie a favore di Lidia che prontamente si approccerà a una nuova stesura.

Nel frattempo si crea un legame epistolare tra lei e la Yourcenar che arricchisce il quadro umano e stilistico dell’autrice e nutre un rapporto professionale che si tramuta in una amicizia. Dalle confidenze familiari alle disquisizioni editoriali si disvela la seconda stesura del testo.

…non creda che le mie spiegazioni troppo lunghe tradiscano la minima irritazione: è solo che uno scrittore non resiste al desiderio di spiegare minuziosamente le ragioni che l’hanno guidato nel suo lavoro e una persona che se ne intende.

La Yourcenar predilige i Carnets de notes poiché “Memorie di Adriano”, essendo un ibrido tra visionario e reale, comporta una aggiuntiva e qualificata spiegazione al lettore riguardo le fonti.

Apparteneva a quella categoria di spiriti rarissimi, i quali, benché profondi conoscitori di una dottrina, in grado di vederla, per così dire dal di dentro, da un punto di vista inaccessibile ai profani, tuttavia conservano il senso della relatività del suo valore nell’ordine delle cose, la misurano in termini umani.

 

Costanza Marana




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