Ciao, Bella Ciao: quando a resistere è il ricordo

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Vivere la resistenza sulla propria pelle e custodirne con cura ogni ricordo. Il 25 aprile non è una ricorrenza, non è una festa, ma è espressione di libertà costata dolore e sangue. Il 25 aprile non si ricorda, ma lo si vive ogni singolo giorno con ammirazione nei confronti di uomini e donne che per quella resistenza hanno dato tutto.

Enrico era vicino a Urbino con il Battaglione del Genio Pontieri l’8 settembre del 1943. Cosa ci facesse lì che non sapeva nuotare, non si sa. In realtà era un giocatore di calcio del Modena, e della Nazionale Militare, insomma un imboscato. Non stava male. Questa ‘ virtù ‘ l’aveva salvato dalla Grecia . Olga , sposata con Enrico, attendeva un bambino che nacque a Novembre 43, Paolo. Era sempre in ansia Olga, che viveva con mamma e fratelli, in quanto il suo babbo era minatore in Belgio. A Urbino, Olga faceva la filandaia e lavorava anche dai signori a fare pulizie. Tutto per sbarcare il lunario.

Quel pomeriggio Olga, era a servizio in filanda, quando arrivarono le voci che la guerra era finita. Tutti contenti, ma alla notte nel vicolo di San Polo dove Olga abitava sentirono voci e scarponi passare e dare ordini. Una vicina corse da Olga e le disse che avevano preso Enrico. Come, preso Enrico , chi ,perché? E’ a Fano a militare… E invece era così il Comando Tedesco di Pesaro-Urbino alloggiato al Palazzo Ducale aveva già proceduto alla fucilazione dei disertori italiani e si apprestava a continuare. Olga , insieme alla sorella maggiore Tina (il fratello Ettore era stato mandato nei campi di lavoro tedeschi) corse, corse su per il Monte ,perché dicevano che li avrebbero fucilati là. Vide Enrico, ferito e ammanettato ,in fila con altri che scavava la fossa dove sarebbero stati sepolti. Svenne Olga. Ma quando rinvenne, Enrico non c’era più in quella fila. Il colonnello tedesco l’aveva riconosciuto perché ai bei tempi, quando l’Italia non aveva tradito, in un incontro tra Nazionale militare tedesca e quella italiana Enrico aveva fatto i 2 goal della vittoria. Fu questo a salvargli la vita l’8 settembre.

Enrico tornò a casa da Olga. Raccolse un po’ di cose, fece una valigia di cartone e portò Olga e la sua pancia a Modena dai suoi genitori. Il giorno dopo il N. 10 del Modena calcio era già sull’Appennino , a Montefiorino agli ordini del comandante Marcello. Dopo lunghe azioni di guerriglia conquistarono nel giugno del 1944 Montefiorino e ne fecero una Repubblica Democratica con Sindaco e Consiglio Comunale.

Paolo era nato, e aveva già un anno e mezzo, ed Enrico non l’aveva ancora visto e volle scendere per vederlo. Una spiata e fu catturato, torturato dentro l’Accademia Militare di Modena. Non parlò né del fratello partigiano con lui, né degli altri. Scappò da lì con l’aiuto di un attacco partigiano alla porta dei Cavalli come diversivo . Tennero impegnati i tedeschi e i loro amici fascisti , mentre dal lato di corso Cavour ,vennero segate le grate dei finestrini che davano sulla strada e tirati fuori molti partigiani prigionieri in grado di arrampicarsi.

Tra questi Enrico. Il giorno dopo tutti i partigiani rimasti furono impiccati in Piazza Grande. Enrico non torno più a casa, ma una staffetta di nome Olga riuscì a fargli vedere il figlio andando tranquillamente verso Montale a prendere la farina per il pane. Senza dire nulla, si incontrarono al mulino di Montale. Come fossero lì insieme a comprare la farina. Enrico teneva Paolo in braccio e Olga chiacchierava tranquillamente. Da allora Enrico tornò in montagna e partecipò alla liberazione della provincia e di Modena , mentre Olga andava al Mulino e scambiava la sua borsa di provviste e documenti con la Rina ( la mitica Rina ) che veniva da Pavullo sempre a comprare la farina. Poi tornava a Pavullo, senza farina, ma consegnava la borsa alla Jole che era proprio a due passi dal Comando Partigiano.

Purtroppo la repubblica di Montefiorino cadde e fu una strage di tutti i paesi intorno, il Comando dovette nascondersi con i pochi rimasti tra i nascondigli dell’ Appennino, scendere velocemente a compiere attentati e poi risalire.

 

Ecco, questa è una testimonianza, la mia, figlia di partigiani. Ho voluto dedicare a mamma Olga il mio ricordo di questo 25 Aprile, perché nelle celebrazioni babbo Enrico è già ricordato a Montefiorino.

Enrico entrò a Modena con gli altri il 23 Aprile. E continuarono ad essere partigiani nelle idee di libertà e di uguaglianza. Perché è senz’altro una verità quella che dice Cazzullo sul Corriere ,che la sinistra era solo una parte di coloro che parteciparono alla Resistenza.

Però dimentica che prima della Resistenza pochi avevano in tasca la tessera del PCI, ma dopo questa esperienza, tanti si iscrissero. E anche alla CGIL. E furono protagonisti di battaglie per i diritti e il lavoro in prima fila.

 

Claudia Baldini

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