Dieta mediterranea: perché l’Italia dice addio

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La dieta mediterranea, da sempre utilizzata per indicare e risaltare le buone abitudine alimentari nostrane, sembra essere ora associata ad altri Paesi come Australia, India e Nuova Zelanda.

Ebbene sì, la dieta mediterranea non appartiene più a noi. È infatti appena stato pubblicato dall’European Heart Journal uno studio secondo il quale i Paesi sopra citati mangiano più mediterraneo di noi. Lo studio è stato condotto su oltre 15.000 pazienti in 39 Paesi nel mondo, e ha analizzato persone con precedenti problemi cardiovascolari, come infarti e ictus.

dieta mediterranea
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Che rispettare i canoni della dieta mediterranea, quindi mangiare frutta, verdura, legumi, pesce e cereali integrali, proteggesse da eventi cardiovascolari è risaputo. La vera sorpresa risiede quindi nell’aver scoperto che popolazioni anche molto distanti da noi riescono ad adottare uno stile alimentare molto più salutare di quello italiano, definito mediterraneo per eccellenza.

Al contempo, la ricerca è stata molto utile per dimostrare come una classica dieta occidentale, ricca di dolci, bevande zuccherate e fritti, non determina un aumento del rischio di eventi cardiovascolari. Lo studio ha analizzato 15.482 pazienti, con età media di 67 anni. In 3 anni e mezzo di analisi si sono verificati 1588 casi di attacchi di cuore, ictus o morte (10,1 per cento), percentuale che scende drasticamente nei soggetti che avevano una maggiore aderenza al regime dietetico mediterraneo.

Il focus dell’indagine è stato misurare l’aderenza alla dieta mediterranea con un punteggio specifico, il cosiddetto MDS, Mediterranean Diet Score. I ricercatori hanno però specificato che non è stato considerato l’apporto calorico giornaliero per paziente, attribuendo ad ognuno una quantità media di cibo consumato da un adulto.

Ciò significa che durante l’indagine non è stato definito con precisione il concetto di porzione, intendendo che con tale termine si fa riferimento, in linea generale, a un frutto oppure una quantità di pesce, carne, verdure o cereali per una persona.

Ecco tutti i numeri dello studio. Chi consumava più cibi salutari (MDS uguale o maggiore di 15) soffriva di eventi cardiovascolari nel 7,3 per cento dei casi; nei pazienti con punteggio di 13-14 il rischio aumentava al 10,5 per cento; infine, coloro che registravano meno di 12 punti correvano il rischio di eventi cardiovascolari nel 10,8 per cento dei casi, dunque più infarti e ictus.

Come anticipato in apertura, la notizia più interessante è stata scoprire che l’alimentazione mediterranea è molto più diffusa in Paesi che si trovano letteralmente dall’altra parte del mondo rispetto a noi. Benché si tratti di abitudini alimentare profondamente diverse dalle nostre, si rende chiaro come siano gli stessi alimenti caratteristici a risultare protettivi e, quindi, a far bene al nostro organismo.

Che si parli di Italia, Spagna e Grecia o di Australia, India e Nuova Zelanda, il focus fondamentale cui lo studio permette di giungere è, dunque, incentrato sulla necessità sempre più stringente di mangiare sano, seguire un corretto stile di vita consumando gli alimenti protettivi ovunque ci si trovi.

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