Una grande finzione: la sindrome di Münchhausen

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Vi è mai capitato di incontrare persone che farebbero di tutto pur di attirare compassione? Gente che sostiene di avere un tumore o di aver avuto gravi lutti in famiglia, ma che poi si sono rivelate tutte falsità? Spesso queste bugie sono collegate ad una patologia ben precisa: la sindrome di Münchhausen.

Münchhausen
La sindrome di Münchhausen prende il nome dal Barone omonimo

Tale sindrome deve il proprio nome al famigerato Barone di Münchhausen, il quale era solito raccontare storie inverosimili su se stesso, sostenendo che fossero vere. La patologia è conosciuta anche come sindrome da dipendenza dell’ospedale, e non è facile da riconoscere e diagnosticare, in quanto i soggetti affetti da tale sindrome pensano in continuazione a disturbi fittizi che possano risultare credibili, con lo scopo di passare il maggior tempo possibile in ospedale e attirare l’attenzione altrui.

Nel 1951, la sindrome fu descritta come una sorta di autolesionismo, e fu coniato il termine “sindrome di Münchhausen”, in riferimento alla scarsa, se non nulla, attendibilità delle storie del Barone. All’inizio, la patologia era menzionata ogni volta che i medici avevano a che fare con pazienti “affetti” da falsi disturbi, ma al giorno d’oggi indica l’apice del disturbo, dove tutti i pensieri e le attività del soggetto sono incentrati sulla simulazione delle malattie.

Questa sindrome è collegata alla sindrome di Münchhausen per procura, orribile patologia che affligge le madri che, per attirare l’attenzione, fanno del male ai propri figli. Le donne affette da questa malattia ricorrono ai propri figli per appagare un oscuro desiderio: sfruttare un dramma personale per assicurarsi la compassione e l’empatia del personale dell’ospedale.

Recentemente, tale sindrome è stata riscontrata anche su Internet. Le persone colpite dalla modalità virtuale della patologia sono per lo più di sesso femminile, e non sono rari i casi in cui falsi tumori e anoressie fittizie, per citarne un paio, sono stati sfruttati anche per ricevere soldi e regali. Nei casi più estremi, si arriva a fingere la morte, simulando messaggi di “amici” che annunciano il triste evento. In molti casi, questi morti fittizi vengono scoperti tramite piccoli dettagli come l’indirizzo IP dei “messaggeri”, che coincide con quello dei “defunti”.

In una società dove spesso le persone e le cose non sono come sembrano, la sindrome di Münchhausen si integra alla perfezione. Non bisogna, però, dimenticare che essa è una patologia pericolosa, e non coinvolge solo la persona che ne è affetta. Il bisogno di compassione e comprensione può diventare uno stato patologico, e queste persone non dovrebbero essere trattate come criminali, in quanto la sindrome è un’espressione acuta del desiderio di affetto che tutti noi abbiamo.

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