Turchia: per Press for Freedom ostacola informazione

In Turchia, secondo Press for Freedom, progetto finanziato da un programma bilaterale dell’ambasciata britannica per il monitoraggio della libertà di espressione, nella sua ultima relazione ha rivelato che a partire dalle

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ultime elezioni il Paese  ha censurato circa 100 mila siti web. Questo elemento conferma che in Turchia il web è lo strumento più controllato, evidentemente perché più temuto, vista la mole di informazioni che può fornire al singolo cittadino.

Sembra che ci sia dietro un lavoro di restringimento della pluralità di voci e di espressione, basti vedere che il sito dell’agenzia pro-curda Diha è stato oscurato 37 volte, mentre 13 dei suoi reporter sono al momento in prigione, e tra l’altro all’inizio di quest’anno 33 giornalisti sono stati fermati e 894 licenziati, ed infine altri 12 giornalisti sono finiti sotto processo con l’accusa di insulti al presidente Recep Tayyip Erdogan.

E’ evidente che ci sia un forte allarmismo e preoccupazione per la sicurezza dei reporter e per quello che dovrebbe essere un diritto garantito e tutelato in ogni parte del mondo ossia quello della libertà di espressione, soprattutto per chi questa professione la svolge pensando di fare semplicemente informazione.

Purtroppo quello della libertà di espressione è un problema che si presenta in forme differenti anche in altre parti del mondo, abbiamo visto come in Italia ad esempio spesso l’informazione, magari non è censurata, ma sicuramente manipolata. Tutto questo non fa che confondere le idee ai cittadini, probabilmente tra gli obiettivi dei vari Stati, c’è anche questo.

 

 

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