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Home Attualità

Max Edwards: avere16 anni, essere marxisti e non avere paura della morte

di admin
30 Mar 2016
in Attualità
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theanonymousrevolutionary.com

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Max Edwards aveva 16 anni.
Era un giovane insolito, con idee precise e un’imponente cultura marxista sulle spalle.
Era giovanissimo, eppure il 26 marzo scorso é venuto a mancare a causa di un cancro terminale, diagnosticato solo 5 mesi fa.
Ogni venerdì, da 5 mesi a questa parte, ha aggiornato il suo blog “The anonymous revolutionary“, il rivoluzionario anonimo, dove la prima cosa che si nota sono una falce e martello ed un sottotitolo: il marxismo nei tempi moderni.
L’ultimo intervento nel blog è stato scritto dai suoi genitori, Dan e Jenny.
“Amava scrivere questo blog e condividere con voi le sue idee. Negli ultimi mesi della sua vita, questo è stato fonte di grande sollievo per lui. Grazie per il vostro supporto e per aver reso un giovane rivoluzionario, molto felice.”
Max Edwards era un Marxista Leninista, filo bolscevico. Antirevisionista e totalmente contrario a quelle tendenze varie, generalmente definite come “Post Marxiste”.
Le sue idee, la visione lucida sul mondo capitalista che lo circondava, hanno fatto sì che il suo blog non solo venisse molto apprezzato, ma anche pubblicato come libro.  I temi trattati non sembrano scritti da un sedicenne, quanto piuttosto da uno storico del marxismo. C’è la questione femminista l’8 marzo, ci sono Trump, Putin, Mao e Russel Brand.
Il quotidiano britannico The Guardian, ha pubblicato un suo articolo, uno scritto su cosa voglia dire sapere di dover morire presto, prima degli altri. Qualcosa su cui, per Max, “non bisogna fare un dramma”, tanto capita a tutti, che sia a 16 o a 95 anni.

theanonymousrevolutionary.com
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Il problema era piuttosto la fastidiosa aspettativa della morte: sapere il cosa ma non conoscere il quando. E l’imbarazzo di dover comunicare a parenti e amici che si sta per morire, consci che prima o poi, nel mentre della conversazione, qualcuno scoppierà a piangere.
Abituarsi a l’idea della morte, per Max è stato qualcosa di superabile in una settimana: dopo lo shock iniziale, si poteva continuare ad alzarsi, farsi la doccia, mangiare, tutto come prima.
O quasi.
Operato alla colonna vertebrale, Max ha dovuto affrontare il recupero parziale delle sue abilità motorie e rinunciare all’uso della mano destra.
E’ riuscito comunque ad aggiornare il suo blog, digitando grazie al touch screen.
Ha continuato a scrivere e comporre musica al computer, ha imparato a suonare l’armonica, strumento che non impone l’uso di due mani per essere suonato.
E mentre cambiava la sua vita e la percezione del tempo ancora da vivere, Max rifletteva sul fatto che il problema circa la sua morte non era altro che una minuscola questione, un insignificante granello di sabbia, rispetto a tutte le persone che vivono e che muoiono ogni giorno, in tutto il Mondo.

Scrivere di questo non è facile, la morte è per me una specie di tabù, un vaso di Pandora ricolmo di sofferenza. Sono dell’idea che dall’altra parte ci sia un gran bisogno di persone luminose come Max, di persone talentuose, intelligenti, generose, persone che nel loro breve o lungo passaggio sulla terra abbiano lasciato a chi rimane, più che un ricordo di sé, ma un insegnamento, l’indicazione della strada da percorrere.
E un incolmabile senso di vuoto.
Per questo non mi piace parlare di morte, perché una volta aperto il vaso, il vuoto diventa ancora più spaventoso.
Ma se devo scrivere del buio per ricordare la vita, allora lo faccio, lo devo fare.
Perché una vita come quella di Max Edwards va ricordata.
La vita di chi ha coraggio di condividere con estrema lucidità le proprie idee, anche e soprattutto in un momento drammatico.
La vita di chi riesce a valorizzare al massimo le possibilità che questa offre, anche con poco tempo rimasto da vivere.
Buon viaggio Max, mi auguro che tu, Lenin e Marx vi stiate facendo un’intensa chiacchierata.

 

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Tags: cancrocomunismoMarxMax EdwardsTheGuardian
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