Le nuove politiche sull’aborto non convincono le donne sudcoreane

Secondo alcuni sondaggi, il 75% dei cittadini sudcoreani è favorevole ad eliminare il divieto assoluto di aborto, in vigore dal 1953. Attualmente, le donne sudcoreane che decidono di abortire, possono essere punite dalla legge fino a un anno di reclusione o con una multa fino a un massimo di 2 milioni di won coreani. Allo stesso modo, la legge può condannare fino a due anni i medici che eseguono la procedura di interruzione di gravidanza.



Tuttavia, la Corea del Sud è al terzo posto fra i paesi per aborti pro-capite nel mondo, dietro a Russia e Vietnam. Trenta donne coreane su mille, tra i 15 e i 44 anni, sono ricorse all’aborto illegale nell’anno 2005. Tramite questi dati illustrati dal Ministero della Salute, il governo coreano ha deciso di modificare la legge sul diritto all’aborto.

La nuova legge sull’aborto promossa dal governo, un passo avanti per le donne sudcoreane?

La revisione della legislazione sull’aborto introdotta dal governo tramite un disegno di legge vuole modificare le politiche del “Mother and Child Healt Act” e del “Criminal Act”. Nello specifico, la sezione 27 intitolata “crimine di aborto”.
Con questo provvedimento, si propone di depenalizzati gli aborti eseguiti entro la quattordicesima settimana di gravidanza. Vengono depenalizzati anche gli aborti dalla quindicesima alla ventiquattresima settimana in base a determinate circostanze mediche, economiche e sociali. Come nel caso in cui la donna sia stata vittima di stupro.

Il disegno di legge è stato presentato all’Assemblea Nazionale il 7 ottobre scorso. Dopo che, nel 2019, la Corte Costituzionale ha stabilito che la criminalizzazione dell’aborto rappresenta una violazione della costituzione. Con questa legge, per la prima volta nella sua storia, il paese permetterebbe l’interruzione volontaria di gravidanza.

Tuttavia, la nuova politica legislativa non sembra convincere le donne sudcoreane. In primo luogo le anti abortiste appartenenti alla corrente i pro-vita. Le conservatrici, seguono l’influenza della chiesa cattolica, la cui presenza è molto rilevante in Sud Corea, e avvalorano la propria tesi rifacendosi ai dati. Il tasso di fertilità sarebbe infatti di 1,1 nascite per donna. Ben al di sotto della media globale di 2,4 rilevata dal Rapporto 2020 del Fondo Onu per la popolazione.
In secondo luogo, però, sembrano insoddisfatte anche le progressiste legate ai movimenti per i diritti delle donne. Queste ultime sostengono che la proposta di legge non sia abbastanza all’avanguardia e che, nonostante l’apparente passo in avanti, il governo continui a dettare i limiti di ciò che una donna può fare o meno con il proprio corpo.

La rivendicazione da parte dei gruppi femministi di una reale autodeterminazione del corpo femminile non si accontenterà sino a quando  la limitazione sul diritto di aborto non verrà completamente abolita.

Carola Varano

 

 

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