All’alba, un gruppo composto da circa dieci coloni israeliani, secondo le prime ricostruzioni, ha fatto portato avanti un’aggressione in Cisgiordania, irrompendo all’interno di una casa nella comunità di Ein al-Duyuk, dove un piccolo gruppo di attivisti internazionali trascorreva la notte. Gli aggressori, mascherati e armati di oggetti contundenti, avrebbero colpito ripetutamente le persone presenti, cogliendole di sorpresa in un momento di vulnerabilità assoluta.
Nell’abitazione si trovavano quattro volontari stranieri coinvolti in attività di accompagnamento e monitoraggio civile: tre italiani e un canadese. Tutti sono rimasti feriti durante il raid, che avrebbe avuto una durata di pochi minuti ma di una violenza tale da provocare il panico e il caos all’interno della struttura.
Il trasferimento in ospedale e le condizioni delle vittime
Dopo l’aggressione in Cisgiordania, i feriti sono stati trasportati all’ospedale di Gerico. Le fonti mediche palestinesi riferiscono che nessuno di loro versa in condizioni critiche. Due delle volontarie italiane hanno riportato contusioni e ferite superficiali, mentre il terzo attivista, pur essendo più provato, dovrà soltanto osservare alcuni giorni di riposo. Anche l’attivista canadese è stato medicato e dimesso in breve tempo.
Secondo quanto riferito dalle autorità locali, gli aggressori non si sono limitati a picchiare gli attivisti: avrebbero anche sottratto oggetti personali, tra cui documenti d’identità e telefoni cellulari, privando così le vittime non solo della sicurezza personale, ma anche dei mezzi per comunicare e denunciare immediatamente quanto accaduto.
La denuncia alle autorità palestinesi
Una volta usciti dall’ospedale, i quattro attivisti sono stati accolti dal sindaco di Gerico e da rappresentanti della polizia palestinese, che hanno raccolto le loro testimonianze e avviato un’indagine. L’episodio, infatti, non è isolato: negli ultimi mesi si è registrata una crescita costante delle aggressioni ai danni di civili palestinesi e di osservatori internazionali che operano nelle comunità della Cisgiordania, specialmente nelle aree più esposte alla presenza dei coloni.
Organizzazioni locali per i diritti umani hanno denunciato il clima sempre più teso nella regione, aggravato da incursioni notturne, intimidazioni e violenze fisiche che stanno compromettendo seriamente la sicurezza degli abitanti e di chi presta supporto alle attività di monitoraggio civile.
Un contesto di tensioni crescenti
L’area di Ein al-Duyuk, poco distante da Gerico, è da tempo un punto caldo per gli scontri tra coloni israeliani e residenti palestinesi. La presenza degli attivisti stranieri ha l’obiettivo di documentare questi episodi e offrire una forma di protezione civile alla popolazione locale. Tuttavia, questa stessa presenza li espone spesso a rischi significativi.
Negli ultimi mesi, associazioni internazionali hanno più volte segnalato un aumento delle aggressioni in Cisgiordania, che comprenderebbero danneggiamenti di proprietà, intimidazioni verbali, furti e violenze fisiche. L’aggressione ai tre italiani e al collega canadese si inserisce in questo quadro più ampio, alimentando ulteriore preoccupazione tra le organizzazioni che operano sul territorio.
L’agenzia di stampa Wafa, tra le prime a riportare la notizia, ha ricostruito i momenti dell’assalto basandosi sulle testimonianze delle vittime e delle autorità locali. Secondo queste fonti, l’azione dei coloni è stata pianificata e condotta con modalità tipiche di un blitz: arrivo all’alba, irruzione rapida, aggressione e fuga immediata. Il furto di documenti e dispositivi elettronici fa pensare anche a un tentativo di ostacolare le attività di monitoraggio e raccolta dati dei volontari.
Sul fronte politico: Netanyahu chiede la grazia
Mentre a Gerico si contano i feriti dell’ennesimo episodio di violenza, la scena politica israeliana registra un fatto inatteso: il primo ministro Benjamin Netanyahu ha presentato una richiesta formale di grazia al presidente Isaac Herzog. La notizia dell’aggressione in Cisgiordania, rimbalzata sui media israeliani, ha destato grande attenzione.
Secondo il suo avvocato Amit Hadad, un’eventuale concessione del provvedimento permetterebbe al premier di dedicare completamente le proprie energie alle emergenze nazionali e internazionali che il Paese sta attraversando. La richiesta viene descritta come un gesto volto a “ricomporre le fratture interne” e abbassare la tensione sociale, pur suscitando non poche polemiche in un momento di forte criticità politica e regionale.
















