Per stufe e camini le regole cambiano in base alla Regione, alla classe ambientale e alla potenza dell’apparecchio. Dal 15 ottobre 2026 in Lombardia si applicano nuovi requisiti agli impianti a biomassa sopra i 35 kW. Dal 1° novembre, in quattordici comuni della piana lucchese, diventano più severi i limiti di utilizzo nelle abitazioni sotto i 200 metri dotate di riscaldamento alternativo. Le sanzioni possono raggiungere 5mila euro in Lombardia e 3mila in Toscana.
Per capire se una stufa o un camino possano essere accesi servono almeno tre informazioni, la classe ambientale dell’apparecchio, il Comune in cui si trova e la presenza di un altro sistema di riscaldamento. Le disposizioni cambiano anche in base alla potenza e all’altitudine dell’abitazione. In Italia manca un divieto generalizzato del riscaldamento a legna o pellet. Le restrizioni dipendono dalle norme regionali e dalle ordinanze locali adottate per contenere le polveri sottili.
L’autunno 2026 porta due scadenze distinte. Dal 15 ottobre entrano in applicazione in Lombardia nuovi requisiti per gli impianti a biomassa con potenza al focolare superiore a 35 kW. Dal 1° novembre, in quattordici comuni della piana lucchese, diventano più severi i limiti per l’utilizzo degli apparecchi già installati.
In Lombardia cambia la disciplina degli impianti sopra i 35 kW
I requisiti approvati dalla Giunta lombarda nel dicembre 2024 riguardano l’installazione e l’esercizio degli impianti termici civili a biomassa sopra i 35 kW. Le prescrizioni interessano le emissioni e le dotazioni impiantistiche, secondo le condizioni stabilite dalla delibera.
Rimangono in vigore i limiti applicati dal gennaio 2020. Le nuove installazioni devono avere almeno quattro stelle, mentre è vietato utilizzare generatori classificati con zero, una o due stelle, fatte salve le esclusioni e le deroghe previste.
La scadenza del 15 ottobre 2027 riguarda invece i nuovi requisiti per gli impianti costituiti da caldaie a biomassa con potenza al focolare inferiore o uguale a 35 kW. Va quindi distinta dalla disciplina delle altre stufe e dei caminetti domestici.
Per le violazioni delle disposizioni regionali richiamate dalla Lombardia sono previste sanzioni da 500 a 5.000 euro.
Dal 1° novembre nuove limitazioni nella piana lucchese
In Toscana il cambiamento riguarda soprattutto gli apparecchi esistenti in una parte precisa del territorio. Dal 1° novembre 2026, nella piana lucchese, lo stop comprende caminetti aperti e generatori a legna o pellet con classe ambientale inferiore a quattro stelle, nelle abitazioni sotto i 200 metri sul livello del mare che dispongono di un sistema alternativo di riscaldamento.
I comuni interessati sono Altopascio, Buggiano, Capannori, Chiesina Uzzanese, Lucca, Massa e Cozzile, Montecarlo, Montecatini Terme, Monsummano Terme, Pescia, Pieve a Nievole, Ponte Buggianese, Porcari e Uzzano. Il periodo critico per la qualità dell’aria va dal 1° novembre al 31 marzo.
La restrizione descritta esclude le abitazioni nelle quali la biomassa costituisce l’unica fonte di riscaldamento e quelle situate sopra la soglia altimetrica prevista. I Comuni possono inoltre adottare interventi temporanei al raggiungimento dei livelli di inquinamento individuati dalla disciplina regionale.
L’inasprimento era già previsto dal piano regionale per la qualità dell’aria approvato nel luglio 2025. La sua applicazione ai quattordici comuni lascia distinta la situazione di Firenze, Prato e delle altre province, dove occorre verificare le rispettive disposizioni.
Anche l’acquisto di un nuovo apparecchio segue regole proprie. Fuori dalle aree sottoposte a divieti specifici, la normativa toscana richiede almeno quattro stelle per le nuove installazioni a biomassa. Per nuove costruzioni e ristrutturazioni nelle aree critiche per il PM10, sotto i 200 metri, sono previste ulteriori condizioni ed esclusioni.
Le sanzioni toscane riguardano chi dispone dell’immobile
Le violazioni delle limitazioni toscane possono comportare una sanzione amministrativa da 300 a 3.000 euro, secondo la legge regionale 74 del 2019, modificata nel 2023. Dal 1° novembre le disposizioni potranno essere applicate anche alle infrazioni relative ai nuovi limiti della piana lucchese.
La responsabilità riguarda chi ha la disponibilità dell’immobile, anche quando si tratta di una persona diversa dal proprietario. È prevista inoltre una sanzione da 100 a 600 euro quando il controllo risulta impossibile per una causa imputabile a chi dispone dell’abitazione.
Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna hanno soglie differenti
Nel bacino padano le misure contro le emissioni del riscaldamento domestico combinano divieti permanenti e limitazioni legate alla qualità dell’aria. L’accumulo degli inquinanti è favorito dalle condizioni meteorologiche e dalla conformazione del territorio. Le difficoltà nel rispettare i limiti degli inquinanti in alcune aree italiane sono documentate anche dal rapporto Snpa sulla qualità dell’aria.
In Piemonte è vietato installare generatori con classe inferiore a quattro stelle. Per l’utilizzo, la soglia minima è di tre stelle, con l’eccezione dei comuni appartenenti alla zona Montagna e secondo le condizioni applicabili. Le misure temporanee possono imporre requisiti più severi durante gli episodi di inquinamento.
In Veneto, le disposizioni regionali richiamano il divieto di combustione negli apparecchi sotto le tre stelle, attuato mediante ordinanze sindacali. Sono previste esclusioni per la zona Prealpi e Alpi e per gli edifici nei quali l’impianto a biomassa rappresenta l’unico sistema di riscaldamento. Le nuove installazioni devono essere certificate almeno quattro stelle. Prima dell’accensione resta necessario controllare l’ordinanza comunale e le eventuali misure aggiuntive.
In Emilia Romagna, dal 1° ottobre al 31 marzo, nei comuni delle zone Pianura Ovest, Pianura Est e Agglomerato di Bologna è vietato utilizzare impianti domestici a biomassa fino a tre stelle comprese, quando è disponibile un riscaldamento alternativo. La soglia comprende quindi anche gli apparecchi a tre stelle.
Come verificare la classe di stufe e caminetti
Il riferimento è la certificazione ambientale introdotta dal decreto ministeriale 186 del 2017. Il sistema assegna ai generatori alimentati a legna, pellet e cippato una classe da una a cinque stelle, in base al rendimento e alle emissioni.
La documentazione tecnica e la certificazione del produttore consentono di individuare la classe dell’apparecchio. Per una vecchia stufa o un camino privo di documenti, occorre recuperare le informazioni dal costruttore o rivolgersi a un tecnico. L’alimentazione a pellet, da sola, lascia aperta la verifica dei requisiti emissivi e delle condizioni d’uso.
Anche le accensioni occasionali richiedono attenzione. Le deroghe per i caminetti fino a 10 kW utilizzati saltuariamente a scopo ricreativo appartengono a specifiche discipline regionali. La loro applicazione va verificata nel luogo in cui si trova l’impianto, insieme agli eventuali blocchi antismog.
Manutenzione della canna fumaria e documenti da conservare
La classe ambientale è soltanto una delle verifiche. Installazione, controlli e pulizia incidono sul funzionamento dell’apparecchio, sui consumi e sulla sicurezza. Per i generatori alimentati a biocombustibili solidi fino a 35 kW, la norma UNI 10683 disciplina gli aspetti tecnici di installazione, controllo e manutenzione.
In Lombardia la Regione raccomanda la pulizia del sistema di evacuazione dei fumi almeno una volta l’anno oppure ogni quattro tonnellate di biomassa bruciata. La pulizia deve comunque precedere il controllo di efficienza energetica e l’eventuale manutenzione.
Al termine dell’intervento, il manutentore deve redigere il rapporto, consegnarne una copia al responsabile dell’impianto e provvedere alla registrazione nel CURIT, il Catasto unico regionale degli impianti termici. L’omesso invio del rapporto espone l’impresa incaricata alla specifica sanzione prevista. Il responsabile dell’impianto conserva la propria copia insieme al libretto.
















