Il legame tra Sally Rooney e Palestine Action porta Faber a interrompere la distribuzione dei romanzi della scrittrice nel Regno Unito. L’autrice ha confermato l’intenzione di destinare i proventi del proprio lavoro al gruppo, vietato dal governo britannico ai sensi delle leggi antiterrorismo. L’editore ritiene quindi di non poterle più versare le royalties. Gli ebook sono già stati ritirati, mentre le librerie potranno continuare a vendere le copie cartacee disponibili.
Le librerie britanniche potranno continuare a vendere le copie di Sally Rooney già disponibili. Faber interromperà invece la distribuzione dei suoi romanzi nel Regno Unito in ogni formato, dopo aver concluso di non poterle più versare i diritti d’autore. La scrittrice irlandese ha annunciato che utilizzerà i proventi del proprio lavoro per sostenere Palestine Action, vietata dal governo britannico nel luglio 2025 ai sensi della legislazione antiterrorismo.
La decisione, comunicata mercoledì 14 ottobre, è stata concordata tra autrice ed editore. Gli ebook sono già stati ritirati dalla vendita. Waterstones ha confermato alla BBC che Faber consente ai librai di mantenere in commercio le copie cartacee presenti nei loro assortimenti.
Il blocco delle nuove forniture riguarda tutti e quattro i romanzi di Rooney, Conversations with Friends, Normal People, Beautiful World, Where Are You e Intermezzo. Secondo NielsenIQ BookData, la scrittrice ha venduto oltre sei milioni di copie nel mondo, di cui 2,3 milioni nel Regno Unito.
Il pagamento dei diritti e il rischio penale
Per Faber, continuare a vendere i libri comporterebbe l’incasso di somme che la casa editrice ritiene di non poter trasferire alla loro autrice.
«L’attuale legislazione nel Regno Unito ha creato una situazione in cui Faber non può trasferire a Sally Rooney i guadagni ottenuti nel Regno Unito per il suo lavoro», precisa l’editore. «Vendere le opere di uno scrittore e non essere in grado di trasferire i guadagni è una situazione inaccettabile per un editore».
Il rischio deriva dalla destinazione annunciata delle royalties. Dopo il divieto imposto a Palestine Action, Rooney aveva ribadito pubblicamente che avrebbe continuato a sostenerla anche con i ricavi dei suoi libri. Il pagamento dei diritti potrebbe quindi esporre Faber a un procedimento penale.
La casa editrice continuerà a distribuire le opere negli altri Paesi. «Restiamo orgogliosi di essere gli editori della sua straordinaria opera, che continueremo a vendere in altri territori», afferma nel comunicato.
Rooney ha confermato che la scelta è arrivata dopo consultazioni e valutazioni, con il suo pieno consenso. Nella dichiarazione diffusa dal suo agente ricorda che Palestine Action «non è un gruppo illegale o altrimenti proibito qui nella Repubblica d’Irlanda», dove vive.
«Di conseguenza, l’adempimento dei contratti per la pubblicazione delle mie opere nel Regno Unito potrebbe ora costituire un grave reato penale», osserva la scrittrice. «Ho fatto tutto il possibile per essere onesta con il pubblico riguardo alle mie convinzioni e alle mie intenzioni, e sono pienamente pronta ad accettarne le conseguenze».
Una scelta annunciata già nel 2025
La possibilità che i romanzi sparissero dalla distribuzione britannica era stata indicata dalla stessa Rooney in una dichiarazione testimoniale presentata all’Alta Corte di Londra a sostegno del ricorso contro il divieto di Palestine Action.
Nell’agosto 2025, un mese dopo la messa al bando, aveva scritto sull’Irish Times che avrebbe continuato a destinare i proventi del suo lavoro al gruppo e a utilizzare la propria notorietà per sostenerlo. Aveva anche annullato un viaggio nel Regno Unito, dove avrebbe dovuto ritirare un premio, per il timore di essere arrestata.
Il ritiro delle nuove forniture interessa un’autrice con un pubblico consolidato nel mercato britannico. Normal People, pubblicato nel 2018, è diventato due anni dopo una serie televisiva di successo, che ha contribuito a lanciare le carriere di Paul Mescal e Daisy Edgar-Jones. Anche Conversations with Friends ha avuto un adattamento televisivo.
Il divieto contro Palestine Action
Il governo laburista ha inserito Palestine Action tra le organizzazioni terroristiche nel luglio 2025. Il gruppo aveva rivendicato ripetuti danneggiamenti contro strutture e aziende legate a Elbit Systems, al centro anche delle proteste di Palestine Action a Bristol. Nel giugno dello stesso anno alcuni suoi attivisti erano entrati nella base della Royal Air Force di Brize Norton, la più grande dell’aeronautica britannica, e avevano imbrattato con vernice spray due velivoli.
La decisione ha esteso l’impiego dei poteri antiterrorismo a un gruppo per gravi danni alla proprietà, anziché per l’uso o la minaccia di violenza contro le persone. Organizzazioni per i diritti umani e organismi internazionali hanno contestato il provvedimento e le sue conseguenze sulla libertà di espressione e sul diritto di protesta.
Dalla messa al bando sono state arrestate oltre tremila persone per manifestazioni di sostegno al gruppo, anche mediante cartelli o magliette con la scritta «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action». Secondo le cifre riportate dalla BBC, gli arresti sarebbero più di 3.700 e circa 2.500 persone sarebbero state incriminate. I relativi dibattimenti devono ancora iniziare, in attesa degli sviluppi del contenzioso sul divieto.
Il ministero dell’Interno britannico difende la decisione, che descrive come il risultato di una valutazione rigorosa, fondata sulle prove e approvata dal Parlamento. Sostiene inoltre che il provvedimento lasci intatto il diritto di manifestare legalmente a favore della causa palestinese.
Il ricorso atteso alla Corte Suprema
Huda Ammori, cofondatrice di Palestine Action, ha definito la scelta di Rooney coraggiosa e coerente fin dall’annuncio dei piani per vietare il gruppo. Per Ammori, l’interruzione della distribuzione dimostra quanto il provvedimento possa incidere anche sulla circolazione delle opere letterarie e sul lavoro di un’autrice conosciuta in tutto il mondo.
La contestazione giudiziaria della messa al bando resta aperta. Nel febbraio 2026 l’Alta Corte aveva giudicato illegittimo il divieto, ritenendolo sproporzionato e contrario al diritto alla libertà di espressione. A giugno la Corte d’Appello ha ribaltato quella decisione.
Ammori ha impugnato la sentenza. La Corte Suprema britannica dovrebbe esaminare il ricorso a novembre.
















