Al bando il circo con gli animali: dai divieti internazionali alla mozione in Campania

L’industria circense è sempre più chiamata a fare i conti con il sentimento animalista

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Il circo, si sa, ha sempre considerato gli animali come le attrazioni principali dello spettacolo. Questa caratteristica, presente fin dalle origini dell’arte circense, raccoglie ormai da tempo il dissenso degli animalisti di tutto il mondo e di gran parte dell’opinione pubblica. Il circo con gli animali sta gradualmente scomparendo – o è già scomparso – in diversi Paesi europei e non; in Italia, la Regione Campania lo mette al bando con una mozione.

Negli ultimi anni, governi e autorità locali hanno applicato diverse restrizioni sull’uso di animali nei numeri circensi, imponendo divieti parziali o totali con lo scopo di tutelare i diritti naturali di creature che, chiaramente, non sono fisiologicamente e psicologicamente predisposte alla vita nel circo. Tale consapevolezza, diffusa a livello mondiale, è stata raggiunta da oltre 50 Stati, i quali oggi adottano normative che regolano l’utilizzo degli animali negli spettacoli.

Negli Stati Uniti il numero di compagnie circensi è drasticamente diminuito nel corso degli anni: oggi se ne possono contare soltanto una trentina, generalmente a conduzione familiare e di piccole dimensioni. Il New Jersey è il primo stato americano ad aver vietato in via ufficiale, nel 2018, l’utilizzo di animali esotici e selvatici nel circo; un anno prima, nel 2017, l’Illinois e la città di New York avevano posto il divieto di utilizzare gli elefanti negli spettacoli itineranti.

L’Unione Europea non prevede una specifica normativa riguardo l’uso degli animali all’interno dei circhi, ma questi ultimi dovrebbero perlomeno rispettare quanto è previsto dal regolamento (CE) n. 338/97 relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio e dal regolamento (CE) n. 1/2005 sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate.

La Grecia può vantare di essere stata il primo Paese dell’UE ad aver posto, nel 2012, un divieto totale sull’utilizzo di qualsiasi animale nei numeri circensi.

Oggi più della metà dei Paesi che fanno parte dell’Unione Europea hanno introdotto delle legislazioni specifiche, ma solo 11 hanno intrapreso la via del divieto totale: in molte delle nazioni, infatti, il divieto è solo parziale e riguarda esclusivamente gli animali selvatici.

In Germania, Francia, Spagna, Lituania e Italia centinaia di comuni hanno scelto di adottare misure che proibiscono lo sfruttamento degli animali nel circo. Stessa situazione nel Regno Unito, il quale ha anche garantito che a partire dal 2020 saranno aboliti gli spettacoli con animali selvatici, già proibiti in alcune nazioni del Continente Asiatico (Iran, Singapore, India e Israele).

L’America Latina ha preso drastici ed efficaci provvedimenti a favore degli animali nei circhi; infatti, il primo Paese al mondo ad aver adottato un divieto totale sull’utilizzo di qualsiasi specie animale negli spettacoli circensi è stata la Bolivia, con la legge 4040 del 2009. Ad essa sono seguiti altri Stati, tra cui Costa Rica, Colombia, Paraguay, Messico e Perù.

Nel panorama italiano è stato compiuto in questi giorni un passo importante a favore della tutela del mondo animale: la Regione Campania mette al bando il circo con gli animali, impegnandosi a far sì che entro due anni essi non facciano più parte degli spettacoli.

Il Consiglio Regionale ha approvato la mozione “Per un circo senza animali”  presentata lo scorso gennaio dal Consigliere Regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli; in tale mozione si chiedeva la repentina approvazione dei decreti attuativi previsti dall’art. 2 della Legge 175/2018, che mira alla revisione delle disposizioni nei settori degli spettacoli itineranti e delle attività circensi al fine di superare l’uso degli animali. Con l’approvazione di questa mozione, entro due anni la Giunta Regionale spingerà il governo a ricollocare presso strutture idonee gli animali detenuti nei circhi facendosi carico del loro mantenimento.

Nonostante le denunce, i provvedimenti dei governi di quasi tutto il mondo e le proteste degli animalisti, siamo ancora lontani dal poter garantire agli animali il totale rispetto dei loro diritti. Se è vero che l’adozione di regole più severe riguardo le condizioni di detenzione di questi ultimi ha spinto alcune compagnie circensi a rinunciare spontaneamente al loro addomesticamento e uso negli spettacoli, è egualmente vero che nella maggioranza dei casi vengono applicate delle discriminazioni a seconda della specie: in molti Paesi i divieti imposti dalle autorità riguardano soltanto determinate categorie di animali, in particolar modo quelli esotici e selvatici, escludendo quelli domestici.

Il circo senza animali è un’opzione già ampiamente praticata e apprezzata su scala mondiale.

Esso ha raggiunto altissimi livelli di espressione artistica (esempio massimo è quello del Cirque du Soleil, compagnia di acrobati, mimi, giocolieri che fanno sognare milioni di spettatori) e propone risvolti interessanti e moderni (come nel caso del Circo Roncalli, che da quest’anno presenta in Germania uno spettacolo in cui gli animali sono sostituiti da ologrammi in 3D). Questi successi dimostrano come l’arte circense sia perfettamente in grado di sopravvivere e svilupparsi anche senza lo sfruttamento degli animali, il più delle volte purtroppo sottoposti a maltrattamenti e sofferenze. Garantire il rispetto dei bisogni e delle caratteristiche etologiche di queste creature, liberandole dagli ambienti del circo, non comporta l’estinzione dell’industria circense; semmai, la sua evoluzione. In positivo.

Annapaola Ursini

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