Altaforte esclusa dal Salone del Libro. Polacchi: “Noi ci saremo!”

Le proteste e le defezioni dei giorni scorsi hanno portato ad una decisione irrevocabile.

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Altaforte edizioni non parteciperà al Salone: decisione definitiva

Altaforte, la casa editrice della discordia. Alla fine, dopo le numerose defezioni di autori, associazioni e partecipanti, il suo stand al Salone del Libro è stato smantellato. Sembrava tutto pronto, sembrava che la detestata presenza sarebbe stata inevitabile e che tutto il mondo della cultura libraria – in consesso a Torino – avrebbe dovuto mandare giù il rospo dell’opinione diversa; sembrava. Ma, a poche ore dall’inaugurazione della manifestazione, sono state diffuse le immagini dello spazio di Altaforte smontato e svuotato. Le ragioni dell’antifascismo hanno dunque avuto la meglio ottenendo la censura della casa editrice apertamente simpatizzante per l’estrema destra.

Le parole del direttore artistico del Salone del Libro e del Sindaco Appendino

Nicola Lagioia, direttore artistico del Salone, non nasconde la natura del tutto politica dell’esclusione di Altaforte; ha infatti dichiarato che da semplice vicenda con implicazioni contrattuali, la questione – essendo stata trascinata nel dibattito politico pubblico – è diventata simbolica ed ha quindi richiesto una svolta politica (i.e. l’allontanamento della Casa editrice di Francesco Polacchi, già coordinatore di CasaPound in Lombardia). Come è stata possibile questa censura?

Si potrebbe dire che si è trattato di un escamotage in forma circolare: Altaforte, infatti, non è stata esclusa in quanto casa editrice ‘fascista’; bensì in seguito alle conseguenze a cui ha portato la stessa polemica sul suo essere ‘fascista’: dopo le indignate defezioni dei giorni scorsi e le ancor più indignate accuse gridate ai quattro venti da parte di tollerantissimi autori, Polacchi aveva avuto la prontezza e il brillante tempismo di dichiarare: “Sono fascista e Mussolini è un grande statista italiano. L’antifascismo è il male di questo paese”. Al che, Città di Torino e Regione Piemonte hanno colto la facile palla al balzo denunciando il direttore di Altaforte per apologia di fascismo; a sua volta, il Salone del Libro ha potuto escludere la casa editrice della discordia in quanto: “Non possiamo ospitare chi è denunciato per apologia di fascismo”.

Anche il Sindaco M5S di Torino, Chiara Appendino, in occasione dell’inaugurazione del Salone, si è espressa seguendo la stessa logica: “Sapete che avevamo presentato un esposto nei confronti di Polacchi, ieri durante una riunione di mediazione abbiamo deciso, come istituzioni, di stare al fianco di chi rappresenta la lotta all’antifascismo piuttosto che a chi è denunciato per apologia di fascismo”.

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Il direttore di Altaforte Francesco Polacchi, dal canto suo, non ci sta. E, attraverso uno degli strumenti simbolo della vittoria del capitalismo e dell’americanismo (Facebook), lancia il suo risentito e pugnace monito: “Sarò presente per ribadire che non ci pieghiamo alla logica del pensiero unico. I libri non possono e non devono conoscere censura”. Come dargli torto? E come dimenticare che la più grande campagna di censura all’informazione, stampa e teatro che il paese ricordi fu promossa proprio dal ‘grande statista italiano’? Come non accorgersi che pretendere l’allontanamento di chi sostiene un’idea – per quanto odiosa sia – e proprio perché sostiene quell’idea, è quanto di più antidemocratico si possa concepire in un Salone del Libro (perché la democrazia è ancora accoglimento delle minoranze attraverso la prova del fuoco del confronto, discussione e dialogo razionale, vero?)?

Insomma, sembra che lo svuotamento di senso dell’opposizione fascismo/antifascismo al giorno d’oggi abbia trovato un’ulteriore conferma in questa vicenda, dove i contorni dei due presunti schieramenti appaiono molto stemperati e confusi.

 

Francesco Ziveri

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