Anoressia nelle persone disabili: le ragioni psicologiche

Ormai è assodato che l’anoressia possa essere considerata un’invalidità. Ma cosa causa l’anoressia nelle persone già disabili? Sicuramente un bisogno di controllo. Provocato, nella maggioranza dei casi, dall’abilismo che le circonda.

Il bisogno di controllo

Mi sentivo come se il mio mondo stesse andando fuori controllo, non potevo controllare niente. Prima che me ne rendessi conto, la mia mente si era concentrata sull’unica cosa che potevo cambiare: il mio aspetto fisico.

È ciò che dice Micaela Evans, una scrittrice, femminista e attivista disabile riguardo alla sua esperienza con i disturbi alimentari, in un articolo scritto per Teen Vogue.

A volte la persona disabile si sente in dovere di controllare il proprio corpo per non pesare troppo su familiari e assistenti. Di solito chi pensa questo agisce secondo il principio “più leggero è meglio”. Tipico esempio di abilismo interiorizzato. Ed è la principale causa dell’anoressia nelle persone già disabili.

Ma che cos’è l’abilismo?

Si parla di abilismo quando una persona disabile viene vista come meno degna di considerazione non per mancanza di meriti, ma per il solo fatto di avere qualche difficoltà. In pratica meno disabile ti dimostri, meglio è.

Peccato che tu sia disabile, sei così bello/a.

Una classica frase abilista tra le tante che possono portare la persona disabile, soprattutto se adolescente, a far di tutto pur di aderire al tipo fisico dominante. Inoltre, se il contesto nel quale vive continua a sminuirla in questo modo, è molto facile che la persona interiorizzi questi principi. Alla lunga si sentirà tenuta a normalizzarsi.

Perché non si parla molto di anoressia tra i disabili?

Qui parliamo della società generalmente impreparata ad affrontare il problema. Capita spesso infatti che i medici non si accorgano del disturbo alimentare, associandone i sintomi alla condizione preesistente del paziente. Possono per esempio confondere il dimagrimento causato dall’anoressia con il decadimento muscolare, comune in alcune patologie. O scambiare il rifiuto del cibo con una difficoltà meccanica ad alimentarsi.

Una difficoltà anche per i professionisti stessi

A contribuire alla loro confusione ci pensa anche la ricerca scientifica, ancora vaga su questo argomento. I pochi studi disponibili stimano che circa il 42% delle persone con disabilità intellettiva, tra coloro che vivono in un istituto, soffrono di un disturbo alimentare. Tra le persone che vivono in una comunità, invece,  questa percentuale dovrebbe abbassarsi fino al 19% . Non abbiamo però dati sull’incidenza dell’anoressia in queste situazioni. I disturbi maggiormente rilevati sono picacismo e ruminazione.

“Meglio per te se perdi peso”

La persona disabile viene spesso spinta a perdere peso. Dai medici per migliorare la propria mobilità, dalla società che la vede trascurata e scollegata dalla realtà.

Un problema che può aggravare una situazione già compromessa

Esistono molti strumenti per affrontare l’anoressia e imparare a conviverci. Certo per chi è disabile può essere ancora più difficile: il fisico potrebbe essere già provato e debilitato da altre terapie e problematiche. Oltre a trovare qualcuno che incoraggi il percorso di recupero, e il supporto di persone care che si offrano di mangiare insieme al paziente, è fondamentale considerare che su un fisico già debilitato le pressioni della società possono avere effetti devastanti, con, in questo caso, l’aggravante della sottovalutazione.

Silvia Luisa

 

 

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