Intervista ad ‘aquilegia’, il fotografo di nudo a contatto con l’arte e la natura

Chi è aquilegia? Che ruolo gioca l'arte nella sua vita e, in particolare, l'arte del nudo?

Matteo, conosciuto come aquilegia, è un artista che ha ritrovato il profondo collegamento tra se stesso e l’arte.

Ritratto
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Di questi tempi molte persone stanno perdendo il contatto con la natura e con la propria interiorità, elementi che sorprendentemente viaggiano di pari passo.

Matteo Giovinazzo viaggia in direzione ostinata e contraria. Matteo, conosciuto come aquilegia, è un artista che ha saputo riscattarsi dai brutti periodi della sua vita proprio ritrovando il profondo collegamento tra se stesso e l’arte, imitazione per eccellenza della natura che ci circonda. Appassionato di fotografia in particolare, ma anche di molti altri mezzi artistici di comunicazione, aquilegia si è fatto conoscere per i suoi bellissimi ritratti e le mai volgari fotografie di corpi nudi, femminili e maschili.

In ogni fotografia, in ogni dettaglio, in ogni piega del corpo che ritrae, aquilegia riesce a trasmettere bellezza ed eternità, catturando la semplicità dei momenti e rendendoli infiniti. Al fondo dell’intervista trovate alcuni dei suoi scatti più belli.

Ciao Matteo. Raccontaci un po’ chi è ‘aquilegia’ (senza maiuscola, come vuoi tu) e come nasce.

Matteo Giovinazzo

‘aquilegia’ nasce dall’esigenza di avere un nome d’arte che potesse staccarmi dalla realtà. Con il tempo, però, iniziai a sentirmi parte del mondo, e quindi anche a sentirmi nuovamente con il mio nome di nascita. Però ‘aquilegia’ è rimasto, anche perché molte persone mi conoscono per il mio alias e vengo anche chiamato così. Decisi di farlo diventare “mio” perché l’aquilegia è un fiore comunemente chiamato “amor nascosto” o “amor perfetto” (forse perfetto perché nascosto).

Questo perché dal punto di vista poetico mi innamoro delle persone, delle cose e della natura, e a volte non lo esterno e lo tengo per me stesso trasformandolo in arte; magari in qualche poesia, prosa, dipinto o, appunto, fotografia. In questo modo diventa un “amor nascosto” descritto ma non dichiarato, anche per delle persone che nel corso della mia vita ho incontrato ma non ho mai esternato per paura di rovinare i rapporti e perderle.

Dunque provando molto “amor nascosto” sentivo che l’aquilegia mi potesse rappresentare in qualche modo, e così per caso, scoprendola sfogliando le pagine di un libro di botanica, decisi di attribuirgli un significato personale e di farlo diventare il mio nome d’arte. Successivamente, aggiunsi anche il cognome ‘erianthe‘, che dal greco vuol dire amante dei fiori, diventando quindi aquilegia erianthe. Non studio botanica, però mi piacciono molto i fiori, sia vederli, che toccarli ed essiccarli per donargli vita eterna.

“aquilegia erianthe” senza maiuscole perché non esiste un qualcosa più in alto dell’altro, tutto è allo stesso livello nella mia vita. Sono io, matteo giovinazzo, principalmente un fotografo perché ultimamente dedico tutte le giornate a quel mondo, ma ogni tanto è anche un pittore, uno scrittore, un cantante , un chitarrista. A breve uscirà anche una mia canzone scritta con un mio amico musicista, ma per il momento non posso dire altro.

Dal suo canale YouTube:




Quale ruolo gioca l’arte nella tua vita? Come la vivi, come la interpreti?

Credo nell’arte come unica certezza, perché è l’unico piedistallo fermo della mia vita. Quindi la cerco e la voglio sfogare anche in ogni suo campo. Per questo motivo, a volte, nel tempo libero, mi dedico anche alla pittura ad olio o ad acquarello, oppure alla china o al disegno tradizionale. Oppure scrivo, canzoni e poesie principalmente, perché sento la necessità di sfogarmi e di condividere quel che provo con le persone che mi stanno attorno.

Vedo molta arte anche nel corpo umano. Ecco perché ho scelto di lavorare anche sulla fotografia di nudo: dal mio punto di vista sia un corpo femminile e maschile sono ricchi d’arte. A volte vivo l’arte anche nelle cose più banali, la sento come una vibrazione, un’energia, ad esempio osservando un sole contro luce su un albero.  Dopo esser diventato fotografo la sento e vivo ancora di più, perché mi sembra di vivere in un costante film, anche negli scenari più semplici.

L’arte mi ha salvato da crisi personali e, soprattutto, è riuscita a farmi sbloccare con le persone, abbattendo quindi la timidezza di cui ero pieno. Questo perché condividendo i miei lavori ho scoperto nuove persone e trovato nuove amicizie lungo il mio breve cammino.




Perché la scelta di soffermarti sul ritratto e, in particolare, sul nudo artistico? Cosa rende artistica una fotografia?

Il ritratto rappresenta la più umile e sincera connessione tra le persone. Prima di scattare un ritratto, cerco sempre di conoscere la persona che mi starà davanti. E’ molto importante instaurare in primis un rapporto interpersonale perché altrimenti nessuno sarà a suo agio, né il fotografo né tanto meno la persona che poserà.

Il fotografo penso quindi che debba essere una Persona con la “P” maiuscola, cercando di puntare più sull’umanità che al resto. Deve essere anche un ottimo oratore, perché se riesci a trasmettere la tua visione artistica alla persona che hai davanti, riesci a fargli vivere il momento, e quindi questo verrà trasmesso nel lavoro finale. E se tutto va come dovrebbe andare, il momento verrà trasmesso anche a terzi che, se dotati di una certa sensibilità, sentiranno la carica emotiva dietro a quello scatto.

Mi è capitato già alcune volte di ricevere complimenti e commenti da persone sconosciute. Mi descrivevano le emozioni che sentono guardando i miei lavori, emozioni che sentivo anch’io. Per questo credo che il sentimento possa essere trasmesso, tramite l’intenzione che si ha. L’intenzione appunto è la cosa più importante per raggiungere un obiettivo. L’intenzione rende viva l’arte nel tempo.

Hai dei progetti fotografici che stai portando avanti al momento? E progetti, invece, che speri di realizzare in futuro?

Al momento i progetti che sto portando avanti sono due. Il primo è Simmetrie Asimmetriche, che ha come tema principale le cicatrici causate da traumi fisici e di conseguenza anche emotivi. Si tratta di un argomento molto attuale: la società odierna colma di pregiudizi. Nel mio stesso settore si viene scartati se si hanno dei “difetti” sul proprio corpo vedendoli come “imperfezioni”. Eppure ognuno di noi possiede delle “imperfezioni”.

A livello di simmetria il lato destro non sarà mai identico al lato sinistro, anche se all’occhio umano superficialmente si è visti simmetrici. Ma sono proprio queste imperfezioni a renderci unici, diversi dagli altri. Per questo la asimmetria, data da una cicatrice, andrà a rafforzare ancora di più la nostra diversità. Con questo progetto vorrei poter aiutare chi ha difficoltà a superare il proprio trauma, la propria insicurezza. L’obiettivo è quello di allestire una mostra fotografica, che colleghi la foto della cicatrice con la sua storia sotto forma di didascalia.

Il secondo progetto riguarda le Ninfe. Si tratta di un progetto molto più artistico rispetto al primo, che vedrà la presenza di numerosi scatti di nudo, in quanto spesso le ninfe venivano raffigurate senza veli. Per ora sono è stato fatto un primo capitolo sulle ninfe d’acqua dolce, le Naiadi. Ora sto sviluppando la seconda parte sulle ninfe dei boschi, quelle che vivono negli alberi, le Amadriadi.

Ecco alcuni tra gli scatti più belli di aquilegia. Altre fotografie potete trovarle sul suo profilo Instagram, sulla sua pagina Facebook e sul suo portfolio di Vogue.

Ilaria Genovese

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