Le aziende, i giovani e il lavoro: “Non troviamo ragazzi da assumere”

Care aziende, i giovani e il lavoro ci sono. Siete voi, forse, che non li volete

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I giovani e il lavoro: i veri motivi per cui le aziende lamentano sempre più la mancanza di giovani da assumere

Il binomio che unisce i giovani e il lavoro è oggi incandescente. Sarà per moda oppure perché rispecchia una reale necessità, ma è da alcuni mesi che molte aziende lamentano la difficoltà nel trovare lavoratori.

Secondo l’orientamento attuale, le aziende esprimono l’intenzione di investire sui giovani, futuro della società, di offrire un’interessante opportunità di crescita ai neo laureati, e manifestano con convinzione l’interesse nel formare risorse giovani, nonché incrementare l’occupazione dei nostri purtroppo tanti ragazzi che cercano un’occupazione.

Eppure pare che queste aziende abbiano reali difficoltà nel reperire giovani interessati a lavorare.




Le aziende che non trovano lavoratori da assumere

Come risolvere allora questo annoso problema che vede coinvolti i giovani e il lavoro? Non si discuterà certo in tale  sede di queste o quelle aziende che sulle principali testate, cartacee e online, negli ultimi mesi hanno espresso la loro incredulità in merito al ‘fenomeno’ in oggetto, ovvero la difficoltà nel reperire personale.

In Rete, su blog e social, sono diffusissime le denunce nei confronti di giovani bamboccioni che non hanno voglia di lavorare, che sono serviti e riveriti da mammà, pigri e svogliati, esemplificativa espressione della decadenza delle nuove generazioni.

Ma diciamola tutta, questa verità.

I giovani e il lavoro, ovvero la carne da macello e le proposte indecenti

Diciamolo pure che se da una parte le aziende lamentano la mancanza di giovani di impiegare, dall’altra sono protette da politiche del lavoro che permettono loro di sfruttare, sottopagare, sminuire e umiliare i giovani che con passione e infinita speranza cercano oggi lavoro, il più delle volte salutandoli con un bel calcio nel di dietro dopo 3, 6 o addirittura 12 mesi di stage con rimborso spese a 400 euro mensili per 40 ore settimanali.

Avete già fatto il conto? Ebbene, parliamo proprio di 2,50 euro all’ora, per 8 ore al giorno, per 5 giorni a settimana, per 4 settimane al mese, per 6 o 12 mesi.

E finito questo di stage, evvai che si parte con un altro!

Quando si parla di giovani e lavoro, è questo forse quello che ignorano i sapientoni della Rete, pronti a puntare il dito contro i bamboccioni e ad incolpare le famiglie per le troppe coccole e comodità.

Studiare, laurearsi e nel frattempo anche lavorare non è un hobby

Sono migliaia di euro all’anno per le famiglie devono sborsare a delle università che hanno sempre meno fondi e risorse, senza considerare l’impegno e i sacrifici che non solo lo studente ma la sua intera famiglia è costretta a compiere per assicurare al giovane uno straccio di laurea oggi e un barlume di lavoro domani.

Ma siccome c’è crisi, finiti gli studi – completati con tanto di lode e specializzazione (a pagamento anche questa)  – la maggior parte dei neo laureati è costretta ad accettare misere promesse, sempre alimentata dalla (semi)infinita speranza.

Che si assottiglia sempre di più man mano che lo stage prosegue, ovvero quando ci si accorge che quei 6 mesi in realtà a nulla sono serviti, visto che dietro la porta c’è una fila di giovani pronti a prendere il tuo posto. Con un nuovo stage, si intende.




Proposte Evergreen: stage, apprendistato, partiva Iva, ex voucher e lavoro a chiamata

Per i più fortunati c’è poi il contratto di apprendistato, che arriva (quando arriva) comunque non prima dei 6 o 12 mesi di stage/tirocinio.

L’apprendistato è un contratto di mestiere, ovvero nasce per imparare, appunto, un mestiere. Fino a qualche anno fa questa tipologia di contratto era rivolta alle figure tecniche e a chi doveva apprendere un lavoro manuale.

Oggi l’apprendistato è per tutti, dai diplomati ai laureati passando anche per chi abbia conseguito master o ulteriori specializzazioni post-laurea, purché non si abbiano 30 anni compiuti.

E trattandosi di un contratto di lavoro-formazione, vi sono dei corsi da seguire presso enti specializzati. Corsi obbligatori per gli apprendisti il cui onere economico è a carico del datore di lavoro.

Corsi il più delle volte inutili per un laureato che, a dispetto del suo contratto di apprendistato, è già ampiamente formato e che ha solo bisogno non di impararla, ma di praticarla davvero questa professione.

Per non parlare, poi, delle altre pseudo-forme contrattuali a zero tutele, del ‘nuovo’ lavoro a chiamata e delle false partita Iva, sempre più diffuse e abusate nel mondo del lavoro, mera convenienza per i datori e pieno sfruttamento per i lavoratori.

Probabilmente ci saranno davvero delle aree di business in cui reperire personale è più difficoltoso rispetto ad altre, ma banalizzare con “E dire che i giovani dovrebbero avere bisogno di lavorare…” non è più concesso.

Leggi anche “Il lavoro che non vorresti (ma che devi accettare)

Annachiara Cagnazzo

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