Elogio di Bernie Sanders: un socialista a Washington

Convinto progressista e ambientalista, Bernie Sanders è la cosa più simile al socialismo in America. Una parola impronunciabile fino a qualche decennio fa ma che sempre più identifica le nuove generazioni di giovani americani.

Era il 1971 quando Sanders cominciò la sua carriera politica aderendo al Liberty Union Party del Vermont, da allora tante cose sono cambiate. Ora è un’America diversa ma con le stesse esigenze. Un costante bisogno di ridurre le numerose differenze sociali  che si manifestano in tensioni e conflitti. Sanders lo sa bene. Per questo, fin dall’inizio, le sue proposte si sono focalizzate sull’intervento dello Stato per colmare queste divergenze.  Parla di sanità e università  pubblica, abolizione del secondo emendamento e della pena di morte. E ancora: diritti LGBT , riforma dell’immigrazione e tutela delle minoranze etniche. Tutto ciò in Europa relativamente scontato, in America radicale quasi sovversivo.

Eppure Bernie Sanders non ha mai avuto paura di chiamarsi socialista nemmeno durante gli anni della guerra fredda. Da sempre profondamente convinto delle sue idee , in barba ai Repubblicani e noncurante dello scetticismo dei Democratici, ha saputo appassionare non poche persone. Quando fu eletto quattro volte consecutive come sindaco di Burlington, tutti pensarono che la sua carriera politica sarebbe finita lì e che fosse un fuoco di paglia. Invece no: nel 1991 diventa deputato del Congresso, nel 2007 senatore, fino alla corsa per la Casa Bianca nel 2016 contro Hillary Clinton e nel 2020 contro Joe Biden. Sanders perse in entrambe i casi.

In politica quando l’ambizione è troppa?

Bernie Sanders è colpevole di un progetto troppo ambizioso per un’America non del tutto pronta. Sì, perché si tratta di ambizione se si tiene conto del contesto culturale ed economico statunitense, ma questo Sanders lo sa bene. Resta comunque il contributo di un uomo politico che ha avuto il coraggio di credere sempre nelle sue idee. Un pioniere del socialismo che trova consenso nelle minoranze e nei giovani. Coloro che sono ai margini della società e che potenzialmente possono realizzare quel cambiamento che l’America non vuole ma di cui ha un disperato bisogno.

Iana Tichem

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