Le posizioni di Biden e Trump sulla Corte Suprema vengono accostate dal giudice Samuel Alito, che definisce dannose le critiche di entrambi i presidenti. Le loro reazioni alle sentenze seguono però strade diverse. Biden ha contestato soprattutto le decisioni della maggioranza conservatrice e proposto riforme degli incarichi e delle regole etiche. Trump ha ripetutamente attaccato i singoli magistrati, anche quelli nominati da lui, mettendone in discussione l’imparzialità quando hanno votato contro le sue politiche.
Domenico Maceri
Dottore di ricerca, è professore emerito presso l’Allan Hancock College di Santa Maria, in California. Alcuni dei suoi articoli hanno ricevuto premi dalla National Association of Hispanic Publications.
“Le critiche del Presidente Biden e della sua amministrazione alla Corte e ai giudici sono state molto dure. E il presidente Trump è stato molto duro”.
Così il giudice della Corte Suprema Samuel Alito in un’intervista nel programma “Face the Nation” della CBS. Alito rispondeva alla domanda della giornalista Jan Crawford nel corso di una discussione sul suo recente libro “So Ordered”. Il giudice ha caratterizzato le critiche politiche alla Corte come “molto dannose”.
Alito ha ragione nel ritenere che gli attacchi alla Corte non contribuiscano al buon funzionamento dei tre rami del governo. Sbaglia, però, quando cerca di equiparare le reazioni di Biden e Trump alle decisioni dei magistrati. Entrambi i presidenti hanno espresso il loro dissenso quando le sentenze sono state loro sfavorevoli, ma il loro modo di reagire è stato molto diverso.
Biden ha attaccato la Corte Suprema come istituzione, specialmente quando i magistrati hanno ribaltato decisioni in vigore da decenni. Ha aspramente criticato la sentenza del 2022 con cui la Corte Suprema ha abrogato il diritto costituzionale all’aborto revocando la sentenza Roe v. Wade, in vigore dal 1973. Le sue critiche sono state dirette alla maggioranza conservatrice della Corte, composta da sei giudici, a fronte di tre progressisti.
Sulla questione dell’eliminazione dell’affirmative action e dei diritti LGBTQ+, Biden ha persino detto che non si tratta di “una Corte normale”. Nel caso dell’immunità presidenziale del 2024, ha fatto un discorso in prima serata nel quale ha asserito che la decisione rappresentava un “precedente pericoloso” che alterava fondamentalmente il bilanciamento dei poteri. Biden, però, non ha mai rivolto le sue critiche a giudici specifici con attacchi personali, eccetto nel 2024. In un’intervista al New York Times ha criticato i regali ricevuti dal giudice Clarence Thomas da ricchi donatori.
Gli attacchi personali di Trump ai magistrati
Trump ha ripetutamente attaccato personalmente i giudici della Corte Suprema. Già nel luglio del 2016, da candidato, aveva definito la giudice Ruth Bader Ginsburg “un’incompetente”. L’accusa era una reazione ad alcune osservazioni poco lodevoli della Ginsburg su di lui in un’intervista al New York Times, nella quale aveva aggiunto che non “poteva immaginare” come sarebbe stato il Paese con Trump presidente.
Gli attacchi ai magistrati sono continuati nel primo mandato presidenziale, nei quattro anni fuori dalla Casa Bianca e poi nel secondo mandato. Trump ha spesso contestato l’integrità dei giudici, usando toni sopra le righe e a volte provocando le reazioni degli stessi magistrati.
Nel 2018 ha accusato il giudice federale Jon Tigar di essere “un giudice di Obama”, dopo una sentenza contraria alla sua politica sui migranti. Il fatto che Barack Obama avesse nominato Tigar spiegava, per Trump, la sua decisione. Il presidente della Corte Suprema John Roberts ha successivamente risposto che chi nomina i giudici non controlla né giustifica le loro decisioni, che sono imparziali.
Quando le sentenze gli sono sfavorevoli, Trump ricorre spesso all’attacco personale contro i magistrati che ritiene responsabili. Ha persino asserito che le giudici Ginsburg e Sonia Sotomayor dovrebbero ricusarsi dai casi che lo coinvolgono perché non sono imparziali.
Ha attaccato anche Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, nominati proprio da lui, quando hanno votato per bocciare la sua politica sui dazi. In un’intervista ha detto che lui li “ha messi lì e hanno votato” spesso contro di lui e che sono diventati “solo gusci di se stessi”. Per Trump, i giudici nominati da presidenti repubblicani dovrebbero decidere i casi favorendo chi li ha nominati.
Biden ha invece individuato alcuni aspetti della Corte Suprema che ritiene problematici e ha proposto riforme, senza riuscire a metterle in pratica. L’ex presidente aveva proposto un limite massimo di 15 anni per i giudici, al posto degli incarichi a vita, e regole etiche vincolanti, al posto di un sistema che lascia loro grande libertà nel decidere la propria condotta personale.
Fiducia nella Corte e minacce ai giudici
Le tensioni intorno alla Corte Suprema si riflettono anche nell’opinione degli americani. Secondo il Pew Research Center, il 53 percento esprime un giudizio sfavorevole. Il dato riportato nel testo indica inoltre una variazione di 20 punti rispetto al 2021.
Considerando che sei dei nove giudici sono stati nominati da presidenti repubblicani, non sorprende che gli elettori democratici abbiano un’opinione relativamente bassa della Corte, soprattutto dopo l’abrogazione del diritto all’aborto. Il 69 percento dei repubblicani esprime invece un giudizio positivo.
La soddisfazione degli elettori repubblicani è confermata anche dal fatto che Trump ha ottenuto decisioni favorevoli nel 90 percento dei casi. Ciò resta insufficiente per l’inquilino della Casa Bianca e aiuta a spiegare gli attacchi personali ai giudici nei rari casi in cui votano contro di lui.
Questi attacchi hanno aumentato notevolmente i pericoli per la sicurezza dei magistrati e delle loro famiglie. Quando un giudice viene preso di mira da Trump sulla piattaforma Truth Social, il numero di minacce aumenta. Diversi magistrati sono costretti a rafforzare la protezione per sé e per i propri familiari.
Quando Alito equipara la durezza di Biden e Trump verso la Corte Suprema, trascura dunque le differenze tra le loro reazioni. La falsa equivalenza si può comprendere anche considerando ciò che Trump ha detto dello stesso Alito. Dopo alcune voci, poi smentite, su un suo possibile pensionamento, il presidente ha accolto con gioia la smentita, definendola “una grande notizia”, perché Alito è “uno dei più grandi di tutti i tempi”. Alito è infatti uno dei giudici più affidabili dell’ala conservatrice e rarissimamente vota contro Trump.

















