Domenico Maceri
Dottore di ricerca, è professore emerito presso l’Allan Hancock College di Santa Maria, in California. Alcuni dei suoi articoli hanno ricevuto premi dalla National Association of Hispanic Publications.
L’incontro Trump Xi alla Casa Bianca è stato accompagnato da cerimonie, elogi e dichiarazioni ottimistiche del presidente statunitense. Dietro l’accoglienza riservata al leader cinese restano pochi risultati concreti, le critiche di repubblicani e democratici e diverse concessioni che sembrano favorire Pechino.
Gli onori riservati a Xi e i precedenti dello scontro
«La cena di questa sera alla Casa Bianca in onore del presidente Xi sarà spettacolare».
Queste sono state le parole di Donald Trump durante la visita del leader cinese a Washington. Nonostante gli eventi in pompa magna organizzati dal presidente statunitense per esaltare l’importanza della visita, tutti gli analisti, inclusi i leader del Partito Repubblicano, hanno espresso il proprio disappunto per la mancanza di risultati concreti.
Si è trattato infatti di un Trump ricco di superlativi, in contrasto con le dichiarazioni poco amichevoli rivolte alla Cina in passato. Si ricordano le accuse a Joe Biden di essere debole con Pechino e quelle pronunciate durante la pandemia, quando il presidente Usa parlava a lungo del virus «cinese» e di «Kung Flu» per suggerire che il virus fosse stato intenzionalmente diffuso dai cinesi per colpire l’Occidente.
Nel suo secondo mandato Trump ha poi scatenato la guerra dei dazi e, per alcuni mesi, le minacce reciproche e le ritorsioni hanno superato la soglia del 100%. Quando i leader delle big tech lo hanno informato che la Cina possiede un quasi monopolio sulle terre rare e su altre materie prime indispensabili, il presidente ha fatto marcia indietro. Dopo essersi reso conto che Pechino aveva diverse «carte» da giocare, Trump ha indietreggiato e l’accordo di Busan del 2025 ha calmato le acque.
A questo ha fatto seguito la visita di Trump in Cina nel maggio di quest’anno, durante la quale il presidente statunitense è stato accolto con grandi onori. Un trattamento ricambiato recentemente in maniera spropositata. Trump ha persino ricevuto Xi direttamente sulla pista della Joint Base Andrews, un gesto rarissimo per un presidente americano e riservato a pochissimi ospiti.
Le critiche bipartisan e i rapporti tra Cina e Iran
La scarsa sostanza dell’incontro è stata rilevata dai leader politici americani di entrambi i partiti. Il senatore repubblicano John Cornyn del Texas ha affermato che Cina, Russia, Iran e Corea del Nord hanno formato un «asse» che si oppone agli Stati Uniti.
Il senatore democratico Richard Blumenthal del Connecticut ha osservato a sua volta che la Cina assiste l’Iran, contribuendo alla morte di soldati americani. Blumenthal ha aggiunto che gli statunitensi dovrebbero essere scioccati dal trattamento riservato a Xi e che Trump dovrebbe intimargli di «smetterla» di aiutare Teheran.
Blumenthal si riferiva alle spedizioni cinesi di equipaggiamento, tra cui localizzatori GPS, motori elettrici e componenti per motori aeronautici a duplice uso, civile e militare. Materiali che sarebbero stati impiegati dall’Iran in un attacco alla Giordania avvenuto nel mese di luglio, nel quale hanno perso la vita tre soldati americani.
La diplomazia personale di Trump e i pochi risultati
Trump si presenta spesso come il grande difensore dell’America, eppure davanti ai leader di Paesi tutt’altro che deboli mostra tutti i limiti della propria strategia. La sua diplomazia sembra concentrarsi sull’adulazione, che riversa sui leader di regimi autoritari come Xi Jinping, Vladimir Putin e Kim Jong-un.
Una linea fondata sui rapporti personali che finora ha prodotto pochi risultati, come dimostra la guerra in Ucraina, che Trump aveva promesso di poter concludere in un batter d’occhio. Il trattamento riservato a Xi ricorda quello concesso a Putin quando i due si incontrarono in Alaska nel luglio dello scorso anno. Anche in quel caso il presidente statunitense lasciò il vertice senza ottenere progressi verso la pace.
Gli eventuali vantaggi sembrano riguardare soprattutto gli interlocutori autoritari di Trump. Grazie ai superlativi utilizzati dal presidente statunitense, la Cina vede riconosciuto il proprio ruolo di potenza alla pari con gli Stati Uniti. Su alcuni temi Xi ha mostrato anche maggiore lungimiranza, come nel caso dei pericoli legati all’intelligenza artificiale. Il leader cinese ha affermato che occorrerà assicurarsi che questa tecnologia «rimanga sempre sotto il controllo degli esseri umani». Una posizione preferibile a quella di Trump, che respinge le preoccupazioni sull’intelligenza artificiale e le paragona alla presunta bufala del cambiamento climatico.
L’incontro con Xi ha prodotto poco per Trump e per gli Stati Uniti, fatta eccezione per la programmazione di un altro vertice nel mese di novembre. Nel frattempo Pechino continua a ottenere piccoli vantaggi, soprattutto sulla questione di Taiwan. Gli Stati Uniti avevano approvato una vendita di armi da 14 miliardi di dollari a Taipei, che Trump ha finora congelato considerandola «un’ottima merce di scambio».
Resta da capire quando intenderà utilizzarla. Trump continua intanto a sostenere che la visita di Xi confermi «enormi progressi, molto positivi per i due Paesi». Progressi che sembrano visibili soltanto a lui. Gli americani continuano infatti a preoccuparsi del costo della vita, il che spiegherebbe perché, secondo alcuni sondaggi, appena il 29% approvi il suo operato.

















