Domenico Maceri
Dottore di ricerca, è professore emerito presso l’Allan Hancock College di Santa Maria, in California. Alcuni dei suoi articoli hanno ricevuto premi dalla National Association of Hispanic Publications.
I finanziamenti alle elezioni americane raggiungono cifre miliardarie e condizionano le strategie dei partiti nelle sfide per il Congresso. Le donazioni di Elon Musk e le spese dei Super PAC mostrano quanto denaro venga impiegato per sostenere i candidati e attaccarne gli avversari. La raccolta fondi può inoltre favorire l’accesso ai vertici politici, con opportunità per promuovere interessi economici e ideologici.
Quanto contano i finanziamenti nelle campagne elettorali
«La maggior parte degli studiosi ha trovato pochissime prove del fatto che i contributi alle campagne politiche comprino i voti dei legislatori».
Così si è espressa la professoressa dell’Università della California a Irvine, Danielle Thomsen, in un’intervista alla Public Broadcasting Service (PBS), durante una discussione sul ruolo dei donatori nelle campagne politiche. Autrice del libro The Money Signal, dedicato all’importanza della raccolta fondi nella politica americana, la docente ha aggiunto che i voti dei legislatori riflettono la loro affiliazione politica, le preferenze dei cittadini che rappresentano e i loro principi personali.
I soldi costituiscono un ingrediente fondamentale delle campagne elettorali e contribuiscono al loro successo. La raccolta fondi assume quindi un peso crescente, come dimostrano le spese per queste elezioni di medio termine, che superano persino quelle delle presidenziali.
Secondo un’analisi della CNBC, al 25 settembre erano stati raccolti 9,8 miliardi di dollari dalle campagne elettorali e dai Super PAC, comitati politici che possono effettuare spese indipendenti illimitate. I repubblicani hanno avuto più successo dei democratici nell’attrarre i grandi donatori, come avviene tipicamente. Tra questi spiccano Elon Musk sul fronte repubblicano e il magnate George Soros su quello democratico.
Musk ha contribuito con quasi 100 milioni di dollari destinati al Republican National Committee per sostenere candidati alla Camera e al Senato. Il New York Times ha inoltre riferito che, da luglio, l’imprenditore ha versato riservatamente oltre 276 milioni di dollari a gruppi repubblicani, portando il totale indicato a 366 milioni. Nel ciclo elettorale 2025 e 2026 avrebbe dunque superato i 290 milioni donati per le elezioni del 2024, quando aiutò Trump a riconquistare la Casa Bianca.
Dal Texas al Kansas, dove vengono spesi i soldi
La grande maggioranza dei contributi raggiunge partiti e gruppi politici anziché direttamente i candidati. Il confronto per il seggio del Texas al Senato lo mostra chiaramente. Ken Paxton ha speso 3,9 milioni di dollari, contro i 54 milioni del democratico James Talarico. A compensare la distanza sono intervenuti gruppi repubblicani, che hanno investito 200 milioni di dollari per attaccare Talarico.
Altre somme ingenti sono state destinate al sostegno dei candidati repubblicani in Ohio e nel Maine, Stati in bilico. In North Carolina, invece, i repubblicani hanno smesso di finanziare la campagna a favore di Michael Whatley. Il suo avversario democratico, Roy Cooper, conserva nei sondaggi un vantaggio compreso tra 5 e 10 punti.
I fondi inizialmente destinati alla North Carolina sono stati trasferiti in Kansas, dove il pastore democratico Adam Hamilton sta dando filo da torcere al repubblicano Roger Marshall. Nel 2024 Trump aveva vinto lo Stato con 16 punti di vantaggio su Kamala Harris. La possibilità che Hamilton conquisti un seggio in un territorio abitualmente sfavorevole ai democratici preoccupa il Partito Repubblicano.
L’accesso al governo e i limiti dei grandi donatori
Una delle ragioni per cui i finanziamenti contano è l’accesso al potere che possono favorire dopo la vittoria. I donatori possono così promuovere interessi e orientamenti politici. È il caso dell’AIPAC, American Israel Public Affairs Committee, che sostiene candidati favorevoli a Israele. I fondi destinati ai suoi candidati possono incidere sull’esito delle competizioni, pur incontrando limiti, come mostrano i casi di Zohran Mamdani, sindaco di New York, e Abdul El-Sayed, candidato al Senato in Michigan.
Per i finanziatori può essere ancora più vantaggioso stabilire rapporti diretti con il governo, soprattutto quando politica e affari si intrecciano. Durante la visita del presidente cinese Xi Jinping a Washington, il mese scorso, tra gli invitati speciali di Trump figuravano alcuni degli uomini più ricchi del pianeta, tra cui Musk, Jeff Bezos, Jensen Huang e Mark Zuckerberg.
La vicinanza ai vertici politici permette di costruire rapporti che possono favorire l’assegnazione di contratti miliardari, dei quali Trump si fa spesso promotore.
Il rapporto tra ricchezza e potere politico è stato anche al centro delle manifestazioni contro Trump e Musk.
Resta il peso del candidato. Paxton, coinvolto in scandali e accuse di corruzione, potrebbe incontrare serie difficoltà nell’essere eletto, anche con il sostegno di Trump e i milioni investiti dai gruppi repubblicani nella sua campagna.

















