Un bracciante romeno è morto carbonizzato nella roulotte dove dormiva durante i periodi di raccolta a Poggio Imperiale, nelle campagne di Foggia. L’incendio sarebbe partito nella notte per cause accidentali. La tragedia riporta l’attenzione sulle condizioni abitative dei braccianti stagionali e sui ritardi dei progetti finanziati con i fondi del Pnrr.
All’alba del 12 maggio, nelle campagne di Poggio Imperiale, la roulotte era già ridotta a una carcassa annerita. Dentro c’era il corpo carbonizzato di un bracciante agricolo romeno che dormiva nel mezzo parcheggiato in località Fucicchia, dove trascorreva le notti durante i periodi di lavoro nei campi.
Gli investigatori parlano di incendio accidentale. Le fiamme, secondo le prime verifiche, si sarebbero propagate rapidamente durante la notte fino a travolgere completamente l’abitacolo, senza lasciare vie di fuga al lavoratore, residente a Torremaggiore.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, i carabinieri e gli uomini della Scientifica. Le indagini restano aperte. Atteso anche il magistrato di turno per gli accertamenti sulla salma.
“A quanto ho saputo è un bracciante residente a Torremaggiore che lavorava nelle nostre campagne e quando il lavoro si prolungava oltre il tramonto, per non mettersi in strada, preferiva trascorrere la notte nella roulotte”, osserva il sindaco di Poggio Imperiale, Alessandro Liggieri.
La parola “incidente” rischia però di coprire tutto il resto. Perché quella roulotte utilizzata come spazio per dormire in assenza di alternative lascia intendere molto più dell’origine del rogo. Descrive un pezzo di agricoltura che continua a dipendere da lavoratori costretti a vivere in sistemazioni precarie, isolate, quasi sempre prive delle condizioni minime di sicurezza.
Nel Foggiano episodi simili si ripetono da anni. Baracche, container, roulotte, insediamenti di fortuna usati come alloggi stagionali per braccianti invisibili. Strutture fatiscenti che fanno da riparo, cucina, dormitorio. Poi, a volte, diventano tombe.
Eppure proprio la Capitanata avrebbe dovuto essere uno dei principali territori interessati dai progetti del Pnrr destinati al superamento dei ghetti dei braccianti agricoli. Dei 200 milioni previsti a livello nazionale, circa 114 erano stati assegnati alla provincia di Foggia per interventi legati agli insediamenti informali dove migliaia di lavoratori stagionali vivono da anni tra baracche, roulotte e container.
I fondi avrebbero dovuto finanziare alloggi, trasporti, assistenza sanitaria e servizi essenziali in aree come Borgo Mezzanone, Torretta Antonacci, San Severo, Cerignola, Lesina, Carpino, Carapelle e la stessa Poggio Imperiale. Solo per Borgo Mezzanone erano previsti oltre 53 milioni di euro.
Gran parte di quelle risorse, però, è rimasta bloccata per anni tra ritardi, progetti mai completati, rinunce amministrative e continui rinvii. La Corte dei Conti ha parlato di gestione “del tutto insufficiente”, con oltre 100 milioni bruciati a causa dei ritardi accumulati.
Nel frattempo, nelle campagne del Foggiano continuano a morire lavoratori che dormono in roulotte parcheggiate tra un appezzamento e l’altro, dentro strutture che fungono da dormitorio perché una casa decente resta ancora fuori portata.
La morte del bracciante romeno fa solo in modo che per qualche giorno se ne parli, prima di dimenticare. Per il resto dell’anno queste persone vengono relegate sullo sfondo della filiera agricola, indispensabili per la raccolta e confinati in spazi che il mercato del lavoro ritiene ancora sopportabili.















