Aborto legale in Irlanda: un successo per i diritti sessuali e riproduttivi

La maggior parte dei votanti si è espressa a favore della cancellazione del divieto

In Irlanda abortire non sarà più illegale, come è invece in altre parti del mondo. Questo rappresenta un passo avanti dal punto di vista dei diritti sessuali e riproduttivi e quindi dei diritti umani universali, ma la strada è ancora lunga.

0

La maggior parte dei votanti irlandesi ha scelto sì al referendum sull’abrogazione del divieto di aborto. L’Europa oggi ha fatto un passo in più nel suo cammino per i diritti umani, con la cancellazione della legislazione antiabortista più restrittiva sul suo territorio. In Irlanda, infatti, era vietato abortire in qualsiasi circostanza. Sia che la gravidanza fosse stata la conseguenza di uno stupro o di un incesto, sia che al feto fossero state diagnosticate malformazioni incompatibili con la vita. La pena prevista era molto severa: fino a quattordici anni di carcere. La legge permetteva, tuttavia, di abortire all’estero rivelandosi vergognosamente discriminatoria nei confronti delle fasce più povere della popolazione. Il superamento del divieto di aborto costituisce un importante riconoscimento in ambito di diritti sessuali e riproduttivi. In Irlanda esso arriva a completamento di un percorso che ha visto l’introduzione del divorzio nel 1995 e dei matrimoni omosessuali nel 2015, sempre tramite referendum.

I diritti sessuali e riproduttivi come componente intrinseca dei diritti umani universali

Di tutti i diritti umani universalmente riconosciuti, i diritti sessuali e riproduttivi continuano a fare una grande fatica ad affermarsi. Già nel 1968 la Conferenza Internazionale sui Diritti Umani di Teheran riconosceva i diritti riproduttivi e alla salute riproduttiva come parte integrante dei diritti umani. È stata poi la Conferenza Internazionale del Cairo su Popolazione e Sviluppo del 1994 a contestualizzare e definire tali diritti, già contenuti nei principali strumenti di tutela dei diritti umani adottati a livello internazionale. Anche i diritti sessuali rientrano a pieno titolo tra i diritti umani fondamentali. Il loro completo godimento, infatti, è essenziale per la realizzazione della personalità, del benessere e della dignità di ogni persona.

Difficoltà di applicazione

Diritti sessuali e riproduttiviNella pratica i diritti sessuali e riproduttivi sono tra i più violati e i meno salvaguardati. La mortalità materna, per esempio, è ancora a livelli inaccettabili in diversi Paesi, non necessariamente poveri. Le gravidanze indesiderate e non programmate sono una realtà difficoltosa per molte donne, anche adolescenti. Le malattie sessualmente trasmissibili continuano a essere un problema a causa della grave carenza di informazioni. Ogni giorno 37.000 ragazze sotto i 15 anni sono costrette a sposare uomini, spesso molto più vecchi di loro. Ogni anno circa tre milioni di bambine sotto i quindici anni sono a rischio di subire la mutilazione dei genitali. Vi sono Paesi dove non è possibile vivere il proprio orientamento sessuale poiché l’omosessualità è bandita o fortemente stigmatizzata.



Dove il divieto totale di aborto genera aberrazioni

L’Irlanda non era, inoltre, l’unico stato ad avere una legislazione così restrittiva in materia di aborto. Per esempio, è tuttora vietato abortire in ogni circostanza in Nicaragua e El Salvador. In Cile, invece, lo scorso settembre è entrata in vigore una legge che ha depenalizzato l’aborto qualora la gravidanza consegua a uno stupro, se il feto non abbia possibilità di sopravvivere e nel caso in cui la vita della madre sia a rischio. Il Nicaragua è uno dei Paesi con il più alto tasso di gravidanze tra adolescenti e le più alte percentuali di mortalità materna. A El Salvador il divieto assoluto di aborto crea situazioni grottesche. Capita, infatti, che anche gli aborti spontanei o i bambini nati morti finiscano per essere considerati alla stregua di un aborto volontario e sottoposti al medesimo trattamento giuridico che prevede una pena detentiva di trent’anni.

Lo stupro: quando la vittima finisce sotto accusa

Anche in ambito di stupro e tutto ciò che attiene le violenze sessuali in generale c’è ancora molto da fare. In alcuni stati lo stupro non è considerato reato e anche dove questo reato esiste, le donne che lo denunciano sono spesso sottoposte a processo in luogo dei loro aggressori. Vengono messe sotto accusa per come erano vestite, perché non hanno urlato o non hanno cercato di divincolarsi. Oppure basta un matrimonio riparatore per cancellare il reato o il fatto che un matrimonio era già in essere per non renderlo neppure ipotizzabile. In Europa, la maggior parte degli stati subordina la definizione di stupro alla forza fisica, alla minaccia o alla coercizione. Non sarà più così in Svezia. Il Parlamento svedese due giorni fa ha approvato con una larga maggioranza una legge che riconosce che il sesso senza consenso esplicito debba considerarsi stupro. Sempre.

Lo stupro coniugale e i matrimoni combinati

Il caso di Noura Hussein è emblematico dell’incapacità degli stati di arginare violazioni gravi dei diritti sessuali e riproduttivi, quali i matrimoni combinati e lo stupro coniugale. In Sudan i matrimoni combinati sono legali dopo i 10 anni di età. Noura era stata promessa a Abdulrahman Mohamed Hammad tramite un contratto matrimoniale tra lui e il padre della ragazza. Terminati gli studi superiori, la diciassettenne Noura fu costretta a trasferirsi dal marito, ma rifiutò di concedersi a lui. Lo sposo chiamò allora in suo soccorso due fratelli e un cugino, che il 2 maggio 2017 lo aiutarono a stuprarla. Il giorno successivo, quando l’uomo cercò di ripetere lo stupro, la ragazza lo colpì con un coltello da cucina, uccidendolo. Quando poi Noura tornò dalla sua famiglia,il padre la consegnò alla polizia. Il processo si è concluso lo scorso maggio con una condanna a morte per omicidio volontario.

Una strada ancora lunga

Dunque, come accade frequentemente quando si parla di diritti umani, in materia di diritti sessuali e riproduttivi la strada è ancora lunga. Continuano a essere tante le istanze ignorate, troppi i bisogni messi a tacere e innumerevoli le violazioni perpetrate. Spesso, come nel caso dell’aborto, si tratta di dover fare delicati bilanciamenti tra interessi molteplici. Qui il diritto di autodeterminazione della donna si scontra con il diritto alla vita, che secondo alcuni andrebbe riconosciuto a partire dal concepimento. Da un lato, qualora la madre venga messa in pericolo dalla gravidanza, risulta difficile credere che qualcuno consideri la vita di un embrione più importante di quella di una donna. Tuttavia, gli aborti legali non riguardano solo questi casi limite, ma anche la sfera della libertà di scegliere se essere madre o meno. E per quanto l’aborto non possa essere considerato uno strumento di controllo delle nascite alternativo a pillola o preservativo, vietarlo o ostacolarlo in tutti i modi non sembra la soluzione giusta. E l’esistenza, da sempre, degli aborti clandestini, con tutte le loro tragiche conseguenze, ne è la prova. Serve un maggiore accesso all’informazione e agli strumenti anticoncezionali. Sostanzialmente, serve più attenzione ai diritti sessuali e riproduttivi.

Michela Alfano

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Continuando a navigare sul sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. More Info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi