Divario tra Nord e Sud: un circolo vizioso da cui non vogliamo uscire

Il divario tra Nord e Sud è il grande problema del nostro Paese. Una condizione in apparenza insormontabile, a causa della quale l’Italia è una nazione che non riesce a crescere come dovrebbe. il Mezzogiorno e il Nord Italia sono realtà talmente lontane tra loro che risulta persino difficile individuare esigenze comuni a tutto il territorio italiano.

Nelle regioni del Sud la disoccupazione e il rischio di cadere in povertà sono tre volte superiori rispetto al Nord. Al Sud i servizi pubblici sono inefficienti, inaffidabili. Uno fra tutti la sanità – l’aspettativa di vita dei cittadini del Sud Italia è di quattro anni inferiore rispetto al Nord –. Nel ramo dei trasporti, le infrastrutture a Sud non esistono. E si creano paradossi per cui, ad esempio, partendo dalla Calabria è molto più agevole raggiungere in treno Roma che Lecce.

Anche alla luce di ciò, le regioni del Sud si stanno svuotando. Stiamo andando incontro ad una progressiva desertificazione di intere aree del nostro territorio. Con la grave conseguenza che laddove un tempo esistevano comunità con la propria cultura e le proprie tradizioni, oggi sono rimasti paesi fantasma avvolti nel silenzio.

L’arretratezza del sud: causa o conseguenza del divario?

La storia ci insegna che il problema del divario tra Nord e Sud non è certo una novità. Si dovrebbe risalire agli anni seguenti all’Unità d’Italia per individuarne le cause, o per lo meno l’origine. Tuttavia è forse più utile indagare le ragioni per cui ad oggi, non siamo ancora riusciti ad adottare un approccio efficace ad ovviare al problema. Ebbene, proprio negli ultimi mesi l’Italia è stata richiamata dall’Unione Europea per non aver rispettato gli impegni assunti in tema di investimenti pubblici nelle regioni del Mezzogiorno.

I fondi destinati a tale scopo risultano infatti inferiori del 20% rispetto a quanto concordato. Se non viene posto rimedio, l’Italia rischia di subire il taglio dei fondi strutturati europei. A questo proposito, Marc Lemaitre, direttore generale per la Politica regionale della Commissione UE, lo scorso 7 ottobre affermava:

Gli sforzi europei fatti attraverso il bilancio comunitario sono stati neutralizzati dai tagli agli investimenti pubblici nel Mezzogiorno

Sembra dunque che sia necessaria la minaccia del taglio delle risorse europee per convincere il governo a prodigarsi per la causa del Sud. Ma per quale motivo? Dovrebbe essere evidente che la crescita del Sud è un obbiettivo di interesse nazionale. A cosa può servire agli italiani una Milano sempre più sfavillante e costosa se Napoli intanto sprofonda nella miseria?

Combattere il divario tra Nord e Sud nell’interesse degli italiani tutti

Abbiamo la fortuna di vivere in una nazione dalla ricchezza culturale e territoriale unica al mondo. L’impoverimento del Sud costituisce un danno enorme per tutti in termini economici oltre che di prestigio. Ne risente il turismo e di conseguenza tutte le attività commerciali delle città del Sud. Ne risentono i giovani privi dei mezzi per andare a studiare fuori, costretti a barcamenarsi in un contesto socio-economico atrofizzato. Ne risentono persino le città del Nord, sempre più affollate e costose a causa del fenomeno migratorio interno alla nazione.

Negli ultimi quarant’anni, i governi che si sono susseguiti non sono stati in grado neanche di porre le basi per la realizzazione del cambiamento di cui abbiamo tanto bisogno. Ed anche gli interventi più frammentari non tengono conto della necessità di un occhio di riguardo verso il Sud. Si pensi al tanto discusso decreto Sblocca-Cantieri, che non prevede alcuno “sblocco” per il Sud se non per una tratta della statale ionica 106, in Calabria.




Sul divario tra Nord e Sud la responsabilità è di tutti

Occorre inoltre tenere presente che l’inconsistenza dell’azione governativa sul tema è affiancata da quella delle regioni stesse. Le amministrazioni decentrate del Sud Italia non si avvalgono dei fondi europei a loro disposizione per i progetti di finanziamento. Nella raccomandazione della Commissione Europea dello scorso 5 giugno, si legge “la debole capacità del settore pubblico, soprattutto a livello locale, di amministrare i finanziamenti rappresenta un ostacolo agli investimenti in tutti i settori”.

A causa quindi della scarsa preparazione di chi amministra queste regioni si finisce per perdere preziose occasioni di finanziamento che potrebbero invece fare la differenza non solo per il Paese, ma anche e soprattutto per la gente che vive questi territori abbandonati.

La crescita del Sud non necessariamente deve consistere in una pedissequa imitazione del modello offerto dalle più industrializzate città del Nord. Sono piuttosto i punti di forza propri del Mezzogiorno a dover essere valorizzati: le ricchezze naturali del territorio; l’aria pulita; le piccole comunità in cui il tempo è scandito dagli incontri in piazza, dalle partite a carte serali nei bar, dal sentirsi parte integrante di una comunità solidale e che resta immutata nel tempo.

Ciò che non tutti hanno compreso è che questa è una battaglia propria di tutti gli italiani, non solo dei meridionali. Un Paese che cresce a due velocità è un Paese che nel suo complesso resta fermo.

Livia Larussa

 

 

 

 

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