Da donna a donna, il sogno oltre il voto in un discorso

Democratic National Convention in Philadelphia , Monday, July 25, 2016. (AP Photo/Paul Sancya) Fonte: http://abc7news.com/politics/michelle-obama-focuses-on-children-in-speech-before-dnc/1442858/
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“La storia di questo paese, la storia che mi ha portato su questo palco stanotte, è la storia di generazioni di persone che hanno conosciuto la frusta della schiavitù, la vergogna della schiavitù, la ferita della segregazione, ma che hanno continuato a lottare e a sperare e fare quello che era giusto fare. Per questo oggi io ogni mattina mi sveglio in una casa costruita da schiavi e guardo le mie figlie, due belle e intelligenti giovani donne nere, che giocano con il loro cane sul prato della Casa Bianca. È grazie a Hillary Clinton che le mie figlie e tutti i nostri figli oggi danno per scontato che una donna possa diventare presidente degli Stati Uniti.”

Quello tenuto da Michelle Obama oggi, 26 luglio, alla Convention del Partito Democratico, apertasi ieri, 25 luglio, al Wells Fargo Center di Filadelfia, è stato un discorso tanto vivido quanto emozionante, che ha delineato un percorso generazionale di lotte e nuove opportunità che il tempo è riuscito solo in larga parte ad ampliare.

Discorso Michelle Obama
Democratic National Convention in Philadelphia , Monday, July 25, 2016. (AP Photo/Paul Sancya)
Fonte: http://abc7news.com/politics/michelle-obama-focuses-on-children-in-speech-before-dnc/1442858/

Un discorso di speranza, quasi simbolico, che si snoda attraverso quella che è stata l’esperienza da first lady, fino ad arrivare alla concretizzazione di quello che ai più, fino a qualche anno fa, sarebbe parso come un sogno ed oggi vede la possibilità di diventare realtà.

Non è una scelta tra repubblicani e democratici, ricorda per la terza volta Michelle, ma di che Paese vogliamo costruire per le prossime generazioni, centrando a pieno la peculiarità che differenzia i due candidati: il futuro dell’America.

Demarca ulteriormente questa differenza d’indirizzo, sono qui perché c’è una sola persona di cui mi fido per questa responsabilità, che credo sia davvero qualificata per essere presidente degli Stati Uniti ed è la nostra amica Hillary Clinton. Lei è il presidente che voglio per le mie figlie e per i nostri figli, trasmettendo con maestosa intensità il significato di un voto che supera l’indirizzo politico, un voto che si colloca in un momento storico fragilissimo, e che al contempo si troverà a fare i conti con molteplici situazioni, sul versante interno e su quello internazionale. Un voto che potrebbe cambiare le sorti dell’intero globo, specie nella considerazione di non poche considerazioni fatte, forse più da un candidato che dall’altro.

Ci sono stati tanti momenti in cui Hillary avrebbe potuto ritenere questo lavoro troppo duro ma lei, ed è ciò che ammiro di più, non sceglie mai la strada più facile. Hillary Clinton nella sua vita non si è mai arresa. È quello che voglio. Voglio qualcuno che ha dimostrato la forza della perseveranza.

Una campagna da donna a donna, acclamate, amate, talvolta odiate, ma quella leonessa vestita di blu, i colori democratici, ha dato un apporto che forse era mancato fino ad oggi: la speranza, la capacità di credere in un mito, nel sogno americano, seppellito da chi vuole farsi spazio a botte di cinismo e insensibilità cronica.

Tutti abbiamo bisogno di un sogno.

Abbiamo spiegato loro che quando qualcuno è crudele e si comporta come un bullo, noi non ci abbassiamo al suo livello. No, il nostro motto è che “contro i colpi bassi noi voliamo alti”.

 

Di Ilaria Piromalli

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