Dunkirk ed il sogno di Nolan: tra patriottismo e grandiosità

Uscito in Italia il 31 agosto, Dunkirk di Christopher Nolan si è subito imposto come uno dei film della stagione. La storia è più che conosciuta e non necessita di rinfrescate certamente per il popolo inglese, visto che si tratta di una delle loro più grandi disfatte militari nel periodo della Seconda Guerra Mondiale.

Il salvataggio dei soldati inglesi grazie all’azione della marina e dei civili, che portarono al successo dell’operazione Dynamo, portò in patria 300.000 soldati nel giro di poco più di una settimana a partire dal 27 maggio 1940.

Il tutto avvenne mentre l’esercito era totalmente esposto al fuoco tedesco, soprattutto per aria.

I tre fronti sono narrati da Nolan come capitoli intrecciati ognuno coi propri tempi: la spiaggia in cui le vicende si dilatano in una settimana, il mare nell’arco di un giorno e l’aria nel giro di un’ora.



La tensione temporale è magistrale nel creare una percezione totale dell’evento non in maniera lineare. Tutti i fatti partono da basi lontane e collegate ma convergono nell’attimo dell’esecuzione. Todd McCarthy dell’Hollywood Reporter tocca la nota giusta nel parlare di capolavoro impressionista, per il tempo scolpito in maniera intrecciata ed ellittica in modo da ricreare il sentimento più che il fatto in sé e per la fluidità dei movimenti e dei colori.

Un encomio speciale in questo film molto british va infatti al fotografo del film Hoyte van Hoytema, che ha gestito tutto il materiale con colori brillanti, vividi, movimenti perfetti e scenografici al livello dei dipinti ottocenteschi resi con un miscuglio di pellicola IMAX e da 65 mm.

Si aggiunga il contributo di Hans Zimmer la cui colonna sonora ricrea l’illusione acustica del tono Shepard e crea momenti di pura sospensione musicale.

Il lato debole del film sono i dialoghi: Nolan è uomo d’immagini, non di lettere. E si sente. L’ironia è che la sceneggiatura non fosse contemplata nella prima versione del soggetto: il suo desiderio era di fare un film di pura immagine, senza dialoghi, che qui risultano tronfi, ripetitivi ed enfatici rispetto a delle scene così forti a far da contrappunto.

Il lato estetico, soprattutto quando si parla del movimenti, della coreografia di corpi e spazi, campi lunghi e lunghissimi, è quello trionfante.

Nolan ha vinto la scommessa nonostante la stonatura delle parole con un’opera di grandezza musicale ed un cast di tutto rispetto: Kenneth Branagh, Mark Rylance, Cillian Murphy, James D’Arcy, l’esordiente Fionn Whitehead, Harry Styles e Tom Hardy nel ruolo dell’intrepido pilota di uno Spitfire.

Un film da vedere e sentire come una sinfonia.

Antonio Canzoniere

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