Essere un migrante: una “nuotata” da ragazzi

Sylvi Listhaug
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Voleva sperimentare quello che un migrante prova quando si trova in balia delle onde nel mezzo del mare aperto, così Sylvi Listhaug, ministro dell’Immigrazione norvegese, si è gettata in acqua al largo dell’isola di Lesbo.

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Sylvi Listhaug Provare ad essere un migrante

Quello che per la signora Listhaug è stato un gesto onorevole nei confronti dei norvegesi che contribuiscono a salvare centinaia di vite in quelle stesse acque, per qualcun altro risulta essere solo una brutta figura, un’azione di cattivo gusto se non addirittura irrispettosa.
Infatti, la ministra si è assicurata di essere ben equipaggiata prima di ritrovarsi immersa nell’acqua indossando una particolare tuta, molto simile a quelle degli astronauti, con la quale sarebbe stato difficile anche solo bagnarsi. Oltre questa protezione non indifferente, Listhaug, in questa sua breve Odissea, è stata anche “accompagnata” da una nave della Marina norvegese . Giusto per non correre il minimo rischio.
L’esperimento di vivere l’esperienza della maggior parte dei migranti è decisamente fallito. La stessa Listhaug ha sottolineato che in effetti le “loro condizioni e concrete” e il suo test non sono “paragonabili”. Sicura di questa ovvia verità, l’intento del ministro era solo quello di “provare a calarsi nella situazione e nello stato d’animo” di un migrante.
Obbiettivo anch’esso poco realizzabile se mancano gli elementi essenziali: essere in fuga da un paese in guerra, ritrovarsi su un gommone mezzo sgonfio nel bel mezzo del mare, passare almeno un’intera notte nel buio assoluto in compagnia delle onde e magari nuotare per centinaia di metri nel tentativo di raggiungere la tanto sospirata terra. Non basta certo una nuotata vicino alla riva per comprendere quello che significa cercare di sopravvivere in condizioni terrificanti e per nulla sicure.
Se l’idea di sperimentare una realtà crudele e così vicina alla nostra quotidianità è apprezzabile, non lo è affatto la sua realizzazione, sì ben studiata, ma poco opportuna.
Un’azione di questo genere mette in luce la superficialità con la quale i vertici europei trattano un tema tanto tragico e complesso, come l’esasperata migrazione di migliaia di persone.

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