Etiopia ed Egitto riprendono i negoziati sulla Gerd

Dopo le ambigue dichiarazioni rilasciate dal premier etiope, i leader dei due paesi riprendono i negoziati per la Diga della Rinascita Etiope.

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Durante l’incontro fra il premier Aby Ahmad e il presidente Al-Sisi, tenutosi il 24 ottobre a Sochi, i due paesi, Etiopia ed Egitto hanno concordato la riapertura dei negoziati sulla Diga della Rinascita Etiope.

Inoltre il primo ministro etiope, insignito del premio nobel per la pace 2019, ha precisato che le dichiarazioni rilasciate al parlamento etiope sono state “decontestualizzate” dai media per riaccendere la tensione fra i due paesi.

Le dichiarazioni in questione, erano sembrate molto provocatorie, e avevano scatenato una dura replica da parte dei media egiziani, poiché sembravano presagire un possibile attacco militare dell’Etiopia nel caso di un continuo rifiuto dell’Egitto verso l’apertura della GERD (acronimo di Great Ethiopian Renaissance Dam).

Negli ultimi mesi i due paesi si sono reciprocamente accusati di non voler raggiungere un compromesso, ed è anche per questo che l’Egitto è alla ricerca di alleati forti che possano far pressioni sul governo etiope per posticipare il più possibile l’apertura della diga. Dopo l’incontro svoltosi a Sochi, con la mediazione della Russia, il presidente americano Donald Trump ha invitato a Washington i ministri degli esteri dei due paesi per discutere della questione.

Una questione di sopravvivenza o di enorme profitto

La Diga della Rinascita Etiope, la cui costruzione è stata affidata all’azienda italiana Salini-Impregilo, fu annunciata nel 2010. L’obiettivo è quello di rendere l’Etiopia il primo esportatore di energia di tutto il continente africano.  La produzione annuale della centrale idroelettrica è stimata a più di 6000MW. Tuttavia ciò porterebbe ad una netta riduzione del flusso di acqua in Sudan e in Egitto.

Per evitare che l’impatto della diga sia catastrofico per l’economia del Cairo, le due parti avevano raggiunto un accordo che prevedeva un periodo iniziale di due anni, durante i quali il bacino della Gerd poteva essere riempito solo parzialmente ma con l’attivazione delle turbine della centrale idroelettrica. Tuttavia l’Egitto ha successivamente chiesto di estendere questo periodo di riempimento per evitare un impatto devastante da un punto di vista produttivo e sociale. Fonti egiziane stimano che senza queste concessioni sarebbero a rischio circa 1 milione di posti di lavoro e perdite economiche di circa 1.8 miliardi di dollari.

Da mesi il presidente al-Sisi sta cercando di spingere i suoi alleati, Russia e Stati Uniti a fare pressioni sul governo di Addis Abeba, sperando di avere una posizione di maggiore forza all’interno dei negoziati. Inoltre, dopo che in tanti hanno recentemente manifestato il proprio dissenso per le strade del Cairo e di altre città egiziane, una crisi idrica metterebbe in ginocchio un paese dove più di un terzo della popolazione vive sotto la soglia di povertà, e ogni forma di opposizione al regime viene repressa con la violenza.

Dall’altra parte l’apertura della GERD era prevista per il 2019 e Ady Ahmad, che è stato eletto nel 2018 dopo 3 anni di proteste contro il governo del suo predecessore, vuole mostrare al suo popolo di essere un leader diverso, pragmatico e carismatico, pronto a tutto pur raggiungere i suoi obiettivi. Più di due terzi dei lavori di costruzione della diga sono ultimati e l’Etiopia mira a terminare il progetto nel 2023.

Solo un rapporto di fiducia, fatto di compromessi, può evitare che questa disputa porti ad una grave crisi politica e diplomatica fra Etiopia ed Egitto, peggio ancora, a delle conseguenze tragiche per le popolazioni di Sudan ed Egitto.

 

Michele Nicoletti

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