Facebook e la guerra alle bufale : bollino rosso trionferà?

Facebook dichiara guerra alle fake news
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Facebook il social network più famoso del mondo continua la sua campagna contro le fake news

Facebook affiancherà un bollino rosso ai post più sospetti

Funzionerà ?

fake news
Facebook dichiara guerra alle fake news

Facebook e i social network sono sempre più nell’occhio del ciclone.
E se sono una fonte di problemi per la società, a causa della propria funzionalità e delle dinamiche che ad esse sono collegate, la soluzione che propongono sono nuove funzionalità che fungano da “antidoto” a quelle incriminate.

I social network sono accusati di lasciar spazio alla diffusione di calunnie e notizie tendenziose, e allora Facebook propone la nuova funzionalità del bolline rosso “allarme bufala” per discolparsi.

Dopo i successi elettorali di partiti, candidati e proposte politiche radicalmente contrarie agli attuali assetti politico-culturali, Internet, con l’intero mondo delle comunicazioni di massa, è stato messo sotto accusa.

La vittoria di Trump (e la Brexit e tutto il resto) sono state addebitate in buona parte al ruolo dei nuovi media, in sostanza, e una parte della classe dirigente politica e non solo ha puntato l’attenzione sul grande ruolo che rivestono i mezzi di comunicazione moderni nella determinazione delle opinioni e del consenso.
E del dissenso, ancor più.

Facebook, Twitter, e le altri reti sociali digitali sono stati accusati di prestarsi a fare da veicolo di manie complottiste, pensieri irrazionali, opinioni infondate e di vere e proprie falsità oggettive – le fake news.
Le bufale insomma.

La politica al tempo dei social media

I social network sono stati accusati di essere demagogici e populisti, di essere nella sostanza un’arma nelle mani di Trump e dei demagoghi come lui – o di movimenti la cui legittimità socioculturale e quindi istituzionale viene contestata da taluni, come quello dei Grillini.

Facebook ha dovuto fronteggiare l’accusa di far soldi sfruttando i cattivo gusto e la semplicità delle menti di molti dei suoi fruitori – lasciando inevitabilmente la possibilità che quel cattivo gusto trovi modi di riversarsi anche negli spazi di discussione politica sullo stesso social network.

Opportunità che, all’epoca dei media tradizionali, non era presente.
Sui quotidiani tradizionali potevano anche pubblicizzare le merci più discutibili, e guadagnare con le inserzioni pubblicitarie dei committenti – ma poi sulla pagina culturale non ti ritrovavi certo i lettori che si strafogavano di cibo spazzatura e guardavano i talk del pomeriggio.

Ma la nostra era è dominata dal paradigma digitale e quindi da una parola d’ordine : fluidità.

Tutto scorre e tutto si sposta e non ci sono più barriere – e quindi per questo forse c’è tanta voglia di costruire Muri.

Insomma: Facebook è populista e demagogico?

Detta così è una stupidaggine.

Il problema dei social media come Facebook

Consideriamo la questione in maniera più attenta : perché parole come populismo e demagogico vogliono dire tutto e niente.

Col sistema dei mipiace e dei collegamenti rilanciabili e concatenabili all’infinito, in sostanza, i social network come Facebook hanno un ruolo diseducativo.
Ma che vuol dire diseducativo?
Lo dice la parola stessa : dis-e-ducare. Dove “ducare” vuol dire condurre. E-ducare vuol dire “condurre, portare fuori”.
Portare fuori dall’ambito ristretto delle nostre frequentazioni abituali, delle nostre conoscenze quotidiane, dei nostri riferimenti sociali e culturali.

Uscire dalla tribù.

Educare vuol dire insomma aiutare la mente a respirare aria fresca.

E se quella di avere radici e riferimenti solidi è una esigenza connaturata all’umanità, quella di uscire dal guscio ed espandere le percezioni e conoscere cose e idee nuove : non è una esigenza da meno.

In questa dinamica risiede il difficile equilibrio tanto della vita psichica di una persona che quello culturale di una comunità.

E la crisi d’epoca attuale sorge proprio dalla difficoltà a trovare un minimo punto d’equilibrio fra locale e globale.

Il sistema dei link concatenabili e dei mipiace degli amici e conoscenti, rilanciati e riproposti all’infinito, rafforza la tendenza a chiudersi, ad ancorarsi al già conosciuto.
Se qualcuno la pensa come già io la penso, si rafforzerà la mia convinzione di essere già nel giusto.

Come succede con le sinapsi cerebrali: ripetere, riascoltare, rileggere la stessa cosa all’infinito, irrobustisce la memoria, e cioè il circuito cerebrale coinvolto in quella esperienza.
Il cervello si struttura intorno a quanto sperimentato, e non lo abbandona più.
Una opinione diventa un dogma.

Quando i social network godevano di …buona stampa

D’altro canto, fino a poco tempo fa i social network erano stati esaltati perché permettevano di fare proprio ciò che promettono – allargare le reti sociali, creare una società globalizzata.

Dalle primavere arabe in poi, si è pensato ai social network come strumenti di democrazia e di lotta contro il potere.

Poi si è visto che non è necessariamente così.

Anzi, talvolta è un po’ il contrario.

Abbiamo visto, come per la televisione o la radio, che poteri dispotici sanno servirsi delle comunicazioni di massa.

Oppure, abbiamo constatato che sacche di opinione pubblica prima emarginata, e sottostimata, rialza la testa.

E gruppi sociali prima più dispersi, ora che nell’arena della rete si ritrovano, si rafforzano e si incoraggiano a vicenda, formando un blocco quasi inscalfibile.

Ecco che tante cose che prima magari si pensavano, ma non si dicevano certo in un comizio in piazza – anche perchè, quanti potevano in passato parlare da una tribuna in una pubblica piazza? – ora corrono veloci lungo le direttrici della rete.

Crisi economica e crisi dell’autorità

E la crisi generale del concetto stesso di autorità rende impossibile, per un qualsiasi maestro con la bacchetta, intervenire e redarguire ignoranti e deviazionisti.

La comunicazione tradizionale infatti si fondava sull’autorevolezza, cioè su una dinamica verticale – la verità che cala dall’alto, e va quindi accettata punto e basta.

Anche la televisione, nella sostanza, seguiva la stessa strada.

Ora le cose sono cambiate.
Ed è proprio una realizzazione del tardo capitalismo tecnologico, come i social network, che contribuisce a mettere in crisi il consenso culturale che è stato finora indispensabile ai capitalisti per mantenere l’egemonia e continuare a sviluppare politiche redditizie.

Insomma, è vero : c’è un aspetto intrinseco a Facebook e social network, che agevola la trasmissione di bufale.

Ma vi sono ragioni più profonde e di lunga durata che hanno preparato il terreno a questa situazione : ragioni economiche e culturali, fortemente intrecciate, che solo per mala fede o incompetenza si possono trascurare.

Non ne parleremo, di nuovo, in questo articolo per motivi di spazio, ma è comunque bene relativizzare quanto sta succedendo – per quanto molto grave.

Se 500 anni fa fossero esistiti i social network?

500 anni fa, Lutero pretese di giudicare da sé quale fosse la parola di Dio e affisse le proprie 95 tesi sulla porta della cattedrale di Wittemberg.

La Chiesa lo giudicò degno del rogo e Lutero denunciò il Papa come Anticristo.

Il fatto è che nella diffusione della Riforma, ebbe un ruolo proprio un nuovo mezzo di comunicazione (e archiviazione) : la stampa a caratteri mobili.

Seguirono decenni di polemiche e di guerre, di roghi e di stragi.

Da cui sorse una nuova Europa.
Uno dei punti di forza della nuova Europa fu lo sviluppo del metodo scientifico, e in generale del metodo razionale e critico.

E uno dei punti centrali della nuova scienza fu la apertura e la circolazione dei suoi risultati e delle sue ricerche

Nelle dispute sulla corretta interpretazione dei testi sacri, le diverse fazioni che si combattevano, anche a parole, con estrema asprezza, furono quasi costrette ad elaborare delle metodologie razionali e convincenti.
Riformati e Cattolici si contendevano un mercato, un pubblico – i fedeli incerti fra l’una e l’altra confessione.
E quindi, dovevano sforzarsi di mostrare di aver ragione, non attraverso l’appello alla fede, ma alla ragione stessa.

In un’epoca di fanatismo, che nasce dalla sfiducia, la fiducia poteva risorgere solo sulla base del ragionamento aperto e disponibile al confronto.

Le dispute dovevano svolgersi secondo regole dialettiche chiare e comprensibili.

La Stampa e la libera Scienza

Ecco allora che vennero inventati gli apparati delle note, i rimandi bibliografici, o i criteri tipografici per le citazioni, e via dicendo.

Insomma, nacque una nuova società fondata sulla fiducia nel fatto che tutti hanno una testa sufficientemente buona per ragionare – basta coltivarla.

E se la Chiesa cattolica perse terreno, forse fu anche perché perseguitò i Galileo e proibì la lettura della Bibbia da parte dei laici (come è stato fino a tempi recenti).

Non si fidò, la Chiesa, dell’umanità : o comunque si fidò meno dei Riformati.

Che peraltro, diedero la stura alla messa in discussione di qualsiasi cosa, compresa la stessa fede.

Speranze future : il progresso dei social media

Abbiamo bisogno di un nuovo, autentico, illuminismo.

Oggi Facebook, insomma, prova a seguire una strada simile a quella dei dotti del 500 e 600.

Non censura – come voleva fare, ricordiamoelo, proprio Trump! – ma appone un riferimento a quanto viene pubblicato sulla piattaforma.

Facebook e il bollino rosso per le fake news

Il bollino rosso di cui parliamo è una etichetta che dichiara che i contenuti di un certo post sono contestati – insomma mette in guardia i lettori.

La responsabilità nell’attribuzione di tale etichetta spetta ai giornalisti che collaborano con Facebook nella verifica di fonti e notizie.

Ci sono infatti organizzazioni di giornalisti che collaborano con il social network e si occupano di verificare se dei contenuti siano falsi o fuorvianti.

E’ sicuramente un primo passo, questo, ma con implicazioni controverse.

Innanzitutto, si tratta di una azione volta a smentire quanto pubblicato : e se non ha funzionato la campagna prodotta dai media come il New York Times contro le bufale di Trump, c’è da chiedersi quanto serviranno questi sistemi.

Infatti, si tratta pur sempre di giornalisti che smentiscono la veridicità di questo o quel post : ma se alla radice del problema delle fake news vi è propria la sfiducia radicale verso il cosiddetto establishment, non c’è il rischio che il bollino rosso concorra a rafforzare i pregiudizi verso un sistema intollerante e censorio verso ciò che non approva?

Un bollino rosso non basta

Forse, la campagna contro le fake news parte da presupposti sbagliati e da una incomprensione (o dalla malafede) nei confronti del fenomeno stesso delle bufale online.

Non si vota Trump perché si crede alle sue bufale : ma si crede alle sue bufale, perché si è deciso di votare Trump.

E si è deciso di votare Trump, perché si è persa ogni fiducia nel sistema politico egemone.

Quindi forse tanti critici apocalittici dei social media hanno…fuorviato quanto sta accadendo.

Per non parlare del concetto stesso di fuorviante: è fuorviante….cioè è spesso del tutto opinabile, come ha di recente ammesso lo stesso garante Antonello Soro, o come ha spiegato Nadia Urbinati la nota politologa.

Naturalmente Facebook ha promesso che verranno adottate altre misure, e che soprattutto verrà dispiegato un sistema di controllo basato sull’intelligenza artificiale.

Ma pensate ai casi della scrittura satirica o paradossale: il famoso titolo del Male che nel 1977 strillava “Ugo Tognazzi è il capo delle Brigate Rosse” oggi verrebbe dichiarato un fake? E bè, certo che sì…

E poi, gli algoritmi di Google e di vari sistemi digitali, non si basano proprio su statistiche della frequenza di citazioni e condivisioni e ricerche prodotte da esseri umani? Siamo al punto di partenza, se gli sviluppatori non elaboreranno compiutamente questi problemi.

Insomma il futuro di progresso, che pure è un grosso potenziale dei social media, risiede nella capacità di sviluppare proprio l’educazione – cioè la competenza necessaria a valutare da sé la fondatezza e la veridicità di quanto si legge.

Una competenza tecnica, ma umana.

Insomma, l’equivalente delle note a margine e tutto il resto che hanno trasformato la stampa in uno strumento di progresso e democrazia.

Lezioni dalla storia

Dovremmo ricordare quanto scritto da Marc Bloch nel suo piccolo saggio, “La guerra e le false notizie” :un punto di riferimento per questi problemi, dopo quasi cent’anni.

Laddove raccontava che, in una atmosfera di sfiducia e di malcontento verso la classe dirigente e verso la situazione generale, le persone tendono a chiudersi comunque nel proprio piccolo giro, e a diffidare dei media assimilati “al potere”, “ a lor signori”.
Per cui era caratteristico nella Francia d’antan, per citare un esempio che faceva Bloch, un barbiere che dichiarava che quanto scritto sui giornali erano tutte sciocchezze, poiché erano manipolati, e che bisogna fidarsi solo di chi si conosce di persona – per cui poi qualsiasi sciocchezza gli raccontasse il suo oste, quel barbiere se la beveva come vino Doc.

E magari l’oste l’aveva letta su un giornale.

Insomma, in tempo di fake news che circolano a causa di una crisi dell’autorità, attribuire ad una qualsiasi autorità il controllo delle medesime news non è detto che sia una grande idea.

Per non dire di un ulteriore tema di enorme valore : che una volta di più, e in epoca di rivelazioni sconcertanti sullo spionaggio digitale globale, le grandi Corporations come Apple, Google e Facebook si assumono un compito di interesse pubblico, tipico più degli Stati e che dei privati quali queste aziende sono.

Ma è un primo passo, questa iniziativa del bollino rosso di Facebook : anche se da ragazzini, quando vedevamo un bollino rosso dove trasmettevano un film, correvamo a vederlo sperando chissàcchè.

Siamo nell’epoca della rabbia, non dimentichiamocelo.
E insomma ,speriamo che il bollino rosso contro le bufale non funzioni, per gli arrabbiati del web e della società, come il drappo rosso per i tori, nell’arena globale.

ALESSIO ESPOSITO

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