Ma quali sculacciate? Evviva la rabbia!

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“Mazz’ e panell fanne ‘e figli bell. Panell senza mazze fanne ‘e figli pazze”, recitava il vecchio adagio. Vecchio, vecchio…talmente vecchio da essere stato ampiamente sovvertito!

bambini aggressivi
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Certo, non siamo di fronte all’elogio della violenza, ma davanti a quella sculacciata (una volta) considerata educativa, della quale un buon 80% di mamme e papà sparsi per il mondo non potrebbe mai fare a meno. A vanificare l’efficacia della sculacciata ci ha pensato una meta analisi durata mezzo secolo e realizzata dalle università del Texas e del Michigan. Non solo i figli sculacciati sono predisposti all’aggressività perché svilupperebbero un atteggiamento di sfida nei confronti dei genitori; in alcuni casi sarebbero anche esposti al rischio di disturbi cognitivi e deficit mentali. Ma non si tratterà, questo, di un eccesso di demonizzazione della “violenza”?

Va da sé, c’è sculacciata e “sculacciata”. C’è il colpo inferto per la frustrazione causata dal non riuscire a contenere l’esuberanza di un figlio che in questo modo viene umiliato, perché in quel momento il genitore è stanco, ansioso, preso da altro; e c’è lo scappellotto “educativo”, freno inibitore dei capricci di pargoli urlanti e arrabbiati. Ad ogni modo, la ricerca dei due atenei americani è stata pubblicata qualche mese fa nel Journal of Family Psychology, dove si legge che su oltre 160 mila bambini presi in esame, con le sculacciate non è stato riscontrato un maggiore rispetto delle regole. Non solo, la sculacciata provocherebbe l’effetto opposto di quello auspicato dai genitori.

Quindi che fare in alternativa? Non è banale affermare che anche in questo caso occorre partire da ascolto e osservazione. In totale serenità e silenzio, principali complici di un genitore alle prese coi capricci del proprio pargolo, si può comprendere quale punizione si addice a quel momento e a quel preciso contesto. Invitare il figlio ad allontanarsi finché è arrabbiato può aiutare a riflettere, sia il bambino su ciò che ha fatto sia il genitore che ha, in questo caso, il dovere preciso di interrogarsi sulle origini del comportamento aggressivo del figlio.

Donald W. Winnicott, pietra miliare della pediatria e psicoanalisi, ha sottolineato alcuni aspetti chiave che potrebbero tornarci utili per non entrare in panico davanti alla rabbia dei nostri “piccoli dittatori”. “Crescere è di per sé un atto aggressivo” – sosteneva -, perché l’aggressività è una forza vitale che, se ben gestita, può generare energia creativa utile al bambino per esplorare e sperimentare la realtà che lo circonda. E’ soltanto quando la rabbia viene inibita, trascurata o soffocata che nel bambino può arrivare persino a forme di autolesionismo (e perché no, gettare i semi di comportamenti aggressivi che lo accompagneranno per tutto il percorso esistenziale e interpersonale).

Nel manifestare la sua frustrazione, nostro figlio ci sta chiedendo di fermarci e dargli l’attenzione e l’ascolto che merita, badando bene ad essere noi per primi dei modelli di self control da seguire (sapete quella storia dei bambini che assorbono come spugne, no? Ecco, questo ancora nessuno lo ha confutato!). Nell’accantonare le sculacciate facili e sbrigative, che tanto ci erano comode per sedare i capricci sul momento, potremmo iniziare un percorso di crescita insieme a nostro figlio. Un sentiero fatto di educazione alla scoperta e consapevolezza di sé, del proprio corpo quale “contenitore di emozioni”, che aiuti nostro figlio a conoscersi e iniziare a chiamare i sentimenti col loro nome. Questo fa parte di quel processo di naturalizzazione dei sentimenti negativi che gli consentiranno di comprendere che la rabbia, come ogni stato d’animo, è temporanea e fa parte di quel contenitore emozionale.

Pare poco? Winnicott ci insegna che questo aiuta il bambino a gestire la rabbia autonomamente. A questo punto possiamo pure rinunciare alla corporeità della sculacciata, perché potremo soppiantarla con la corporeità del bambino stesso…provate a suggerirgli di sbattere forte i piedini o le manine quando è arrabbiato, garantendogli che dopo si sentirà meglio, il più delle volte funziona!

Alessandra Maria

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