Fiume, ritrovata fossa comune di italiani uccisi dai partigiani di Tito dopo 70 anni

A Castua, a pochi chilometri da Fiume, una campagna di scavi ha portato alla scoperta di una fossa comune con resti umani risalenti al 1945

Rinvenuti anche alcuni oggetti, appartenuti alle vittime.

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Alcuni giorni fa è terminata una campagna di scavi in una zona poco lontana da Fiume, in Croazia. Ciò che è stato portato alla luce ha lasciato tutti a bocca aperta e ha riaperto una ferita, mai del tutto sanata.

Sono dei resti umani quelli trovati a Castua (nome italiano di Kastav), città medievale della Croazia. Quelle che sono state rinvenute sono con ogni probabilità le spoglie mortali di alcuni dei cittadini italiani assassinati dai partigiani jugoslavi di Tito, oltre 70 anni fa, al termine della Seconda Guerra Mondiale. Gli scavi si sono conclusi il 10 luglio scorso, ma la presenza di una fossa comune in quei luoghi era nota già dagli anni ’90. A diffondere la notizia è stata Onorcaduti, il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti,che ha come scopo quello di cercare gli italiani caduti e dispersi durante il Primo e il Secondo conflitto mondiale.

Le ossa ritrovate nella fossa comune apparterrebbero ad almeno dieci persone, tutte assassinate durante un rastrellamento nei confronti degli italiani, residenti a Fiume e nei suoi dintorni, tra il 3 e il 4 maggio del 1945. Le attività di ricerca e scavo sono state patrocinate, oltre che da Onorcaduti, dalla Società di Studi Fiumani e da FederesuliFederazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, che si occupa anche delle vittime delle foibe.




In un primo momento, la fossa comune di Castua era stata individuata attraverso le testimonianze di alcune persone sopravvissute a quei tragici eventi, in particolar modo si è rivelato utile il racconto di un sacerdote croato. Gli scavi sono iniziati durante il mese di maggio e, per la prima volta, il governo di Zagabria è intervenuto in un’operazione legata alla Seconda Guerra Mondiale. Fino a quel momento, le autorità croate (un tempo parte della Jugoslavia) avevano sempre cercato di intralciare qualsiasi tentativo di far luce sugli assassinii di italiani da parte di ‘titini’. Ma un patto stretto nel 2011 dall’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il capo di Stato croato, Ivo Josipovic, ha cambiato le cose.

I resti rinvenuti si trovano ora presso l’istituto di medicina legale di Fiume, dove medici e anatomopatologi potranno svolgere le dovute analisi del caso. Ma a chi appartenevano queste spoglie? Stando a quanto ricostruito, uno di loro potrebbe essere Riccardo Gigante, senatore e podestà di Fiume in quel periodo. Diede la sua adesione alla repubblica di Salò, ma si oppose “all’italianizzazione forzata dell’Istria”. Le altre vittime sarebbero Nicola Marzucco, giornalista, Vito Butti, maresciallo della Guardia di Finanza, Alberto Diana, brigadiere dei carabinieri, le altre vittime sarebbero dei civili.

Oltre alle ossa, sono stati trovati anche alcuni oggetti quali un bocchino, una protesi con due denti d’oro, un gemello da polso, due orologi e due pettini.

Onorcaduti e Federesuli chiedono che venga data degna sepoltura a questi poveri resti e che sul luogo del ritrovamento venga posta una lapide a memoria di quanti furono vittime del generale Tito.

Carmen Morello

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